Vespa, anche la forma diventa un marchio: l’Europa protegge la Primavera
La Gazzetta dello Sport

Vespa, anche la forma diventa un marchio: l’Europa protegge la Primavera

Giovedì 24 settembre 2026
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Non solo il nome e il celebre logo, anche la silhouette della Vespa può identificare chi l’ha costruita. L’Euipo ha registrato come marchio tridimensionale la forma della Primavera, riconoscendo una continuità stilistica capace di sopravvivere alle trasformazioni del modello. Una decisione che assume un significato particolare per lo scooter probabilmente più imitato della storia, dalla Vjatka sovietica degli anni Cinquanta ai cloni cinesi dei giorni nostri

Non solo il nome e il celebre logo, anche la silhouette della Vespa può identificare chi l’ha costruita. L’Euipo ha registrato come marchio tridimensionale la forma della Primavera, riconoscendo una continuità stilistica capace di sopravvivere alle trasformazioni del modello. Una decisione che assume un significato particolare per lo scooter probabilmente più imitato della storia, dalla Vjatka sovietica degli anni Cinquanta ai cloni cinesi dei giorni nostri

Valerio Boni 24 settembre (modifica alle 19:08) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google La Vespa ora è protetta dal copyright, non solo nel nome, ma anche nella forma

Una Vespa si riconosce anche se sullo scudo non compare il caratteristico logo. È partendo da un concetto apparentemente così semplice che si comprende il significato della decisione presa dall’Euipo, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale. Il 22 luglio 2026 l’ente europeo ha infatti concesso la registrazione del marchio tridimensionale relativo alla forma della Vespa Primavera, sia per i veicoli a due ruote sia per i modellini. La registrazione europea segue quelle già ottenute in Italia nel febbraio 2024 e nel Regno Unito nel novembre 2025. Questo non significa che Piaggio abbia acquisito una sorta di monopolio su qualsiasi scooter con forme arrotondate, la questione è più sottile. E, per certi aspetti, più interessante, perché l’Euipo ha riconosciuto che la forma della Primavera ha acquisito attraverso l’uso una capacità distintiva, cioè può essere percepita dal pubblico come indicazione della sua origine industriale.

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Quando il prodotto è anche logo

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Siamo abituati a pensare al marchio come a una parola o a un simbolo grafico. Ma un marchio può essere anche tridimensionale e coincidere, in tutto o in parte, con la forma di un prodotto. Perché questo accada non basta però avere un oggetto originale o esteticamente riuscito. Secondo i criteri dell’Euipo, la forma deve permettere al consumatore di distinguere quel prodotto da quelli delle aziende concorrenti. In altre parole, guardandolo, il pubblico deve essere in grado di collegarlo a una precisa origine commerciale. Ed è esattamente ciò che è stato riconosciuto alla Primavera. L’Euipo ha ricordato la notorietà raggiunta da Vespa ben oltre i confini europei, e ha ritenuto che la sua forma sia diventata, attraverso decenni di presenza sul mercato, un elemento identificativo. È un po’ come se la carrozzeria fosse diventata essa stessa un logo.

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Cambia, ma è sempre Vespa

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C’è poi un secondo aspetto della pronuncia, forse ancora più importante. L’Euipo, secondo quanto riportato nella decisione resa nota da Piaggio, considera il modello oggetto della domanda un’evoluzione dei precedenti, perché continua a conservarne le caratteristiche distintive. Le trasformazioni stilistiche avvenute nel tempo, quindi, non hanno cancellato quello che viene definito il suo "nucleo distintivo". È un principio particolarmente significativo per Vespa. Basta mettere una accanto all’altra una 98 del 1946, una GS degli anni Cinquanta, una Primavera degli anni Settanta e una Primavera attuale per rendersi conto di quanto siano diverse. Eppure esistono proporzioni e soluzioni formali - lo scudo, la scocca portante, le fiancate che avvolgono la meccanica, il rapporto tra anteriore e posteriore - che consentono quasi sempre di identificarle immediatamente. La tutela non deve quindi necessariamente rimanere congelata alla fotografia di un determinato modello. Può accompagnarne l’evoluzione quando sopravvive quella combinazione di elementi che continua a far percepire il prodotto come appartenente alla stessa famiglia. Questo non significa naturalmente che qualsiasi futura Vespa sia automaticamente protetta dalla registrazione della Primavera, poiché in caso di controversia la somiglianza e la portata della tutela dovrebbero essere valutate concretamente. Ma il principio riconosciuto dall’Euipo rafforza considerevolmente la posizione di Piaggio.

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Il provvedimento ha l'obiettivo di di proteggere non solo il logo

Marchio e design, due protezioni diverse

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Qui è utile distinguere il marchio tridimensionale dal design registrato, perché non sono la stessa cosa. Il design protegge l’aspetto nuovo e individuale di un prodotto. Il marchio tutela invece la capacità di un segno (in questo caso una forma) di indicarne l’origine. Anche la durata cambia radicalmente. Nell’Unione Europea un design registrato può essere rinnovato fino a un massimo di 25 anni, mentre un marchio può essere rinnovato ogni dieci anni senza un limite massimo di durata. Ed è proprio qui che la nuova registrazione assume una particolare importanza per un oggetto destinato a evolversi per molti decenni. La Primavera moderna, del resto, è già un esempio di questa continuità. Il modello originale fu presentato al Salone di Milano del 1967 e arrivò sul mercato nel 1968; rimase in produzione fino al 1982. Il nome tornò poi nel 2013 su una Vespa completamente nuova, destinata a raccogliere l’eredità della LX ma costruita intorno a una scocca e a un progetto profondamente rinnovati. Quasi mezzo secolo separava dunque le due Primavera, ma la parentela era immediatamente riconoscibile.

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Vjatka, La copia sovietica

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Che la forma della Vespa avesse un valore ben prima che qualcuno parlasse di marchi tridimensionali lo dimostra anche la storia delle sue imitazioni. Uno dei primi grandi casi, e certamente uno dei più clamorosi, arriva dall’Unione Sovietica. Nel 1957 lo stabilimento statale di Vyatskiye Polyany avviò la produzione della Vjatka VP-150, uno scooter che di fatto riproduceva la Vespa 150 GS del 1955. Non era una Vespa costruita su licenza. Le ricostruzioni storiche russe parlano apertamente di una copia, tanto che per realizzarla furono prese le misure di una Vespa e, partendo dal veicolo, vennero preparati i disegni necessari alla produzione. I primi prototipi erano già pronti nell'autunno del 1956 e l'anno successivo iniziò la produzione in serie. C'erano differenze, dalla lamiera più spessa a pneumatici maggiorati e a numerosi adattamenti alle condizioni delle strade sovietiche. Ma l'impostazione estetica era difficilmente equivocabile. La Vjatka VP-150 rimase in produzione fino al 1966 e ne furono realizzati complessivamente quasi 300.000 esemplari. Era una situazione molto diversa da quella che Piaggio aveva creato negli stessi anni in altri Paesi. Già nel 1950 Vespa iniziò infatti a essere costruita in Germania attraverso un accordo di licenza con Hoffmann-Werke; l'anno successivo arrivarono la produzione britannica affidata alla Douglas di Bristol e quella francese di Acma. Erano Vespa a tutti gli effetti, costruite legalmente nell'ambito della strategia con la quale Piaggio stava trasformando il proprio scooter in un prodotto mondiale. La Vjatka apparteneva invece a un'altra categoria, quella delle imitazioni.

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Le forme sono inconfondibilmente molto vicine a quelle della Vespa 150 GS, ma questo scooter non era prodotto a Pontedera. Era la Viatka, un clone sovietico non autorizzato, prodotto dal 1955

Dall'URSS alla Cina

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Con il passare dei decenni la geografia delle copie è cambiata, mentre la tentazione di appropriarsi di alcuni elementi del design Vespa è rimasta pressoché invariata. Uno degli episodi più significativi degli ultimi anni si è verificato proprio in Italia, a Eicma 2019. Alcuni scooter di produzione cinese, dalle forme particolarmente vicine a quelle della Primavera, furono fatti rimuovere dall'esposizione su iniziativa di Piaggio. La vicenda proseguì davanti all'Euipo. Nel maggio 2020 l'Invalidity Division dell'Ufficio europeo dichiarò nullo il design registrato dal soggetto cinese perché non era in grado di produrre un'impressione generale sufficientemente differente dal design della Vespa Primavera, depositato da Piaggio nel 2013. La differenza rispetto alla Vjatka degli anni Cinquanta è enorme sotto il profilo industriale e giuridico, ma il principio di fondo è sorprendentemente simile, dato che la riconoscibilità della Vespa genera valore e quel valore incoraggia l'imitazione.

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Tra gli elementi portati al Tribunale dell'Unione Europea, Piaggio ha portato anche il film "Vacanze romane"

Anche Vacanze romane diventa una prova

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La decisione sulla Primavera non nasce dal nulla. Un precedente fondamentale riguarda la Vespa LX e una lunga controversia tra Piaggio, Euipo e la società cinese Zhejiang Zhongneng Industry Group. Nel novembre 2023 il Tribunale dell'Unione Europea riconobbe che Piaggio aveva presentato elementi sufficienti per dimostrare il carattere distintivo acquisito dalla forma Vespa attraverso l'uso nell'intera Unione Europea. Ed è interessante osservare quali fossero quelle prove. Non soltanto sondaggi e dati di vendita, ma anche la presenza della Vespa nella collezione del Museum of Modern Art di New York, i Vespa Club diffusi nei diversi Paesi, fino alle apparizioni cinematografiche, a cominciare da Vacanze romane, il film del 1953 nel quale Gregory Peck e Audrey Hepburn contribuirono a trasformarla in un'immagine conosciuta in tutto il mondo. La cultura popolare, insomma, è finita dentro un fascicolo giudiziario come elemento per dimostrare che una forma era ormai diventata universalmente riconoscibile.

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Già dalle prime apparizioni, lo stile introduceva elementi che sono stati evoluti, ma mai eliminati

80 anni per trasformare una forma in marchio

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La nuova registrazione della Primavera arriva nel 2026, proprio nell'anno dell'ottantesimo compleanno di Vespa. Il brevetto del primo modello fu depositato da Piaggio il 23 aprile 1946, e da allora quella particolare architettura, con scudo anteriore, scocca in lamiera d'acciaio, motore nascosto dalla fiancata, ha attraversato generazioni di modelli senza perdere la propria identità. Forse è questo il modo più semplice per interpretare la decisione dell'Euipo. Non viene protetta soltanto una carrozzeria disegnata in un determinato momento. Viene riconosciuto il valore raggiunto da un linguaggio stilistico che, attraverso continue trasformazioni, è diventato così familiare da funzionare come un nome. Oggi quella riconoscibilità non è più soltanto una qualità del design. È diventata, anche giuridicamente, parte del marchio.

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