Coppa America, ecco perché New Zealand è ancora la grande favorita e punta al poker
Da Kiwi Magic a Taihoro: 40 anni di campagne nell’America’s Cup dove un Paese di cinque milioni di abitanti ha conquistato il mondo della vela. Ecco come
Da Kiwi Magic a Taihoro: 40 anni di campagne nell’America’s Cup dove un Paese di cinque milioni di abitanti ha conquistato il mondo della vela. Ecco come
Maurizio Bertera 26 settembre - 08:41 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn luogo comune, peraltro molto amato in patria, dice che un neozelandese su due gioca a rugby e l’altro va in barca a vela. Non è vero ovviamente, ci sono un mare di appassionati di altri sport. Basti pensare che la nazionale maschile di calcio ha vinto per sei volte il titolo continentale ed è arrivata alla fase finale del Mondiale per tre volte senza mai vincere un incontro. Per la cronaca, nel 2010, gli All Whites fermarono i nostri sull’1-1. Detto questo, gli sport nazionali sono rugby e vela: per decenni, la fama degli All Blacks ha schiacciato la passione dei velisti. Ma in Nuova Zelanda andare in barca è sempre stata normalità, i primi a farlo sono stati i Maori, capaci di navigazioni incredibili con le loro canoe. Ma la componente agonistica era limitata rispetto a quella dei ‘vicini’ australiani che facevano nascere yacht club già negli ultimi anni dell’800 e organizzavano regate, persino con gli antesignani delle moderne barche acrobatiche. Solo nel secondo Dopoguerra, i neozelandesi misero fuori la testa scegliendo prima le classi olimpiche: dall’edizione di Melbourne del 1956 a quella di Kiel del 1972 conquistarono i primi tre ori nella vela. Sono diventati talmente esperti che il bilancio è arrivato, dopo l’ultima edizione, a 25 medaglie di cui nove d’oro.
Kiwi Magic in azionekiwi magic
—Ma l’America’s Cup? I kiwi sono entrati nel ‘salotto buono’ passando per le corse di altura, sia quella in oceano sia quelle a squadre creando un gruppo di velisti che si spostava da una barca all’altra. Il nume si chiama Peter Blake, skipper che si cimenta nel Giro del Mondo in equipaggio: lo vincerà nell’edizione 1989-1990, dominando tutte le tappe e nessuno ha mai fatto meglio di lui. Tre anni prima, i neozelandesi scelgono il momento giusto nel posto giusto per debuttare nella Regata per eccellenza: devono spostarsi il minimo possibile e non volare in America visto che il trofeo è finito Perth grazie all’impresa di Australia II nel 1983. Lo fanno con la prima ‘genialata’ della loro avventura nell’America’s Cup: il loro 12 metri S.I. è laminato in vetroresina e non in alluminio come per lo scafo di tutti i rivali. Kiwi Magic esce indenne dalle proteste degli avversari come dalle onde del Pacifico e si guadagna sorprendentemente la finale della Louis Vuitton Cup, la competizione tra gli sfidanti: perde 1-4 con Stars & Stripes che poi conquisterà il trofeo ma è un debutto che fa clamore. Lancia lo skipper Chris Dickson e i suoi ragazzi nell’olimpo (e difatti, pochi mesi dopo, la Nuova Zelanda vincerà per la prima volta l’Admiral’s Cup, il Mondiale a squadre) come fa conoscere un trio di progettisti fantastico: Bruce Farr, Ron Holland e Laurie Davidson. Sarà il primo – considerato l’Adrian Newy della vela - a disegnare il gigantesco monoscafo New Zealand che nel 1988 affronterà il maxi catamarano Stars & Stripes, perdendo a San Diego. Era l’effetto della causa che il patron Michael Fay aveva intentato al defender, con tanto di una sentenza del tribunale di New York a decidere per la regata. Un’edizione-farsa ma anche l’occasione per cambiare le regole polverose dell’America’s Cup.
effetto fay
—Il ricchissimo banchiere Fay (non ancora Sir e insieme al socio David Richwhite, con la copertura del Royal New Zealand Yacht Squadron, diventa il bersaglio di Raul Gardini nell’edizione 1992, a San Diego, quando viene accusato di regatare con un’arma irregolare quale il bompresso. Vera o sopravvalutata l’importanza, una volta eliminato il plus nell’attrezzatura, NZ 20 subisce la rimonta da parte de Il Moro di Venezia e perde la finale degli sfidanti per 3 a 5. Poco male, Fay si toglie l’incubo tre anni dopo quando Black Magic conquista la Vecchia Brocca, sempre a San Diego, mettendo a poppa Young America.
Russell CouttsAl timone c’è il 33enne Russell Coutts, con il fresco oro olimpico nella classe Finn, che diventerà prima idolo nazionale e successivamente esecrato quando accetterà la corte di Ernesto Bertarelli passando nel 2003 ad Alinghi. Ma la copertina è tutta per la leggenda vivente Black e gli inseparabili calzini rossi, che diventano il simbolo della. Sir Peter sarà in plancia di comando anche nella prima difesa in patria, nel 2000. dove Luna Rossa, al debutto, viene travolta per 5-0 poi lascerà la guida del team all’erede Grant Dalton per dedicarsi all’esplorazione che gli sarà fatale pochi mesi dopo quando verrà ucciso da un pirata in Amazzonia.
Matteo De Nora e Grant Daltondalton-de nora, coppia vincente
—Dalton, uomo cresciuto nella grande altura e ancora n.1 di Team New Zealand, ha trovato il supporto fondamentale in un uomo d’affari canadese ma di chiare origini italiane quale Matteo De Nora. Una coppia che ha mantenuto la vela kiwi sulla cresta dell’onda, nonostante i problemi tipici di una piccola Nazione (con cinque milioni di abitanti e lontanissima dal mondo) e qualche sconfitta. Le due contro i ‘transfughi’ di Alinghi – nel 2003 e 2007 – non furono leggere e ancora di più quella incredibile a San Francisco, nel 2013, corsa con i catamarani: in vantaggio per 8 a1 contro Bmw Oracle Racing, Team New Zealand – affidata a Dean Barker - si suicidò e perse per 8 a 9. Una lezione pesantissima che motivò Dalton a cambiare approccio e puntare su Peter Burling e un team progettuale di assoluto livello che si è rivelato spesso superiore a quelli degli avversari. Da qui la facile riconquista del trofeo nel 2017 contro lo stesso avversario (a Great Sound Bermuda) e le due difese vittoriose prima nel 2021 ad Auckland – contro Luna Rossa – e poi a Barcellona tre anni dopo contro la britannica Ineos. Ora Burling non c’è più e gareggia per l’avversario storico degli ultimi anni. E non bastasse Dalton ha accettato di spostare l’America’s Cup nella tana del lupo, a Napoli, per mancanza di alternative. Mai come il prossimo anno, Emirates Team New Zealand potrebbe cedere, magari proprio contro Luna Rossa. Attenzione però: nelle 27 regate delle ultime tre finali, i kiwi ne hanno perso solo sei. Forse perché al varo è immancabile una rappresentanza ufficiale Maori con tanto di canti, rituali di benedizione e l'accompagnamento delle canoe cerimoniali: è stato così anche per quella che vedremo a Napoli. Si chiama Taihoro: significa “muoversi rapidamente come il mare tra cielo e terra” e curiosamente ha i due bracci laterali che sostengono i foil fossero di color intenso, con la grande scritta "Napoli". Eh, la scaramanzia…
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