Walter De Vecchi: "Baresi mi ha insegnato tanto. Ho giocato con Maradona, ma Platini era più forte"
La Gazzetta dello Sport

Walter De Vecchi: "Baresi mi ha insegnato tanto. Ho giocato con Maradona, ma Platini era più forte"

Sabato 26 settembre 2026
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L' ex centrocampista si racconta tra passato e presente: "Ho allenato De Zerbi quando era nelle giovanili del Milan, sapevo che sarebbe diventato un grande tecnico. In Italia manca il talento? Assolutamente no, mancano le persone capaci di riconoscerlo"

L' ex centrocampista si racconta tra passato e presente: "Ho allenato De Zerbi quando era nelle giovanili del Milan, sapevo che sarebbe diventato un grande tecnico. In Italia manca il talento? Assolutamente no, mancano le persone capaci di riconoscerlo"

Francesco Maletto Cazzullo Giornalista 26 settembre - 08:31 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Leggi anche Lautaro, Paz, Mastantuono e... La Serie A fa gli straordinari per l'addio di Messi alla nazionaleSupercoppa, Inter-Lazio si gioca in Italia e in gara secca. Anticipi e posticipi 13ª-19ª giornata

A volte serve una vita al servizio del pallone per entrare nella leggenda. A Walter De Vecchi, eroe della prima stella del Milan, sono bastati invece soli nove minuti per farlo. La data è quella del 18 marzo 1979: Inter avanti 2-0 con i gol di Oriali e Altobelli. Ai minuti 80 e 89 però arrivano due tiri dal limite, rasoterra, nell’angolino alla destra di Bordon. Liedholm esulta, De Vecchi si sdraia a terra sotto gli occhi di un Baresi diciottenne. Il resto è storia.

Walter, come ha iniziato la sua carriera calcistica? 

"Sui campi dell'oratorio di Bresso. Per me la parrocchia è il luogo più aggregante di tutti: anche se ho giocato in tante squadre in giro per l’Italia, gli amici a cui sono più legato sono quelli della mia infanzia. E voglio aggiungere una cosa: per me la crisi del calcio italiano passa anche dalla mancanza di questi luoghi, ora nessun ragazzo va più a giocare all'oratorio". 

Che ricordo ha del Milan della prima stella? 

"Eravamo un gruppo molto unito e legatissimo: Collovati, Antonelli, Rivera, Albertosi, Capello, Novellino, Maldera, Buriani, Liedholm e un giovane ma già grandissimo Baresi". 

Come ha preso la scomparsa del vostro Piscinin? 

"Appena ho saputo la notizia sono salito in macchina per andare a Milano. Su di lui è già stato detto tutto, per me è il calciatore più rappresentativo della storia del Milan. Per rimanere da noi rifiutò offerte da mezzo mondo: non torneranno mai più giocatori come lui. Il boato della gente fuori dalla chiesa rimarrà per sempre nella mia testa".

E Liedholm? 

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"Un maestro di tattica e di psicologia, gestiva lo spogliatoio perfettamente. I grandi tecnici trasmettono sempre qualcosa ai loro giocatori: infatti da quel Milan sono nati grandi coach come Capello, Novellino e Bigon". 

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Il più forte con cui ha giocato?
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"I miei compagni più forti sono stati Rivera, Baresi e Maradona, ho avuto la fortuna di giocare con tre mostri del calcio. Ma il calciatore più incredibile che abbia mai visto è Michel Platini: nei tre anni consecutivi in cui vinse la classifica marcatori era ingiocabile e, inoltre, poteva occupare qualsiasi zona del campo". 

Dopo il calcio lei ha passato anni ad allenare le giovanili del Milan ed è stato anche responsabile della tecnica. Secondo lei perché non riusciamo più a sfornare ragazzi di talento? I calciatori di oggi sono veramente così indietro tecnicamente? 

"Innanzitutto, bisogna dare la giusta definizione di tecnica. Johan Cruijff diceva sempre: 'Essere tecnici non vuol dire saper fare trecento palleggi, quello è freestyle, non è calcio'. La tecnica deve essere applicata al gioco: vuol dire saper fare il passaggio giusto al momento giusto al compagno giusto. E vi assicuro che il talento c'è ancora, l'ho visto con i miei occhi, ma purtroppo non viene valorizzato". 

In che senso? 

“I grossi problemi sono due. Il primo è la mancanza di continuità: ora un allenatore, dopo due anni fatti bene, vuole subito fare il salto di categoria, mentre nel resto d’Europa — soprattutto in Spagna — un tecnico ha un ciclo di 6-7 anni. In questo modo può aiutare molto meglio i suoi ragazzi a crescere”.

E il secondo? 

“La mancanza di persone capaci di vedere il talento. Faccio un esempio: il Milan in questi anni ha fatto delle scelte tremende, lasciando partire talenti annunciati come Liberali, Longoni, Pisati, Arnaboldi e Lontani. Quando l’ho saputo mi sono messo ad urlare; va bene girare i giovani in prestito per farli crescere, ma poi devi trovare un modo di riprenderli. La Roma ha fatto lo stesso errore con Romano”.

Lei invece di giovani ne ha lanciati tanti, ha vinto lo scudetto con gli Allievi. In squadra, oltre a Maccarone, aveva un giovanissimo De Zerbi: si aspettava una sua carriera da tecnico a questi livelli?

 “Sono sincero, sono sempre stato convinto che avrebbe fatto qualcosa di grande. Già ai tempi viveva per il calcio: è un grande professionista con uno studio maniacale per i dettagli, abbinato a un grande talento nelle scelte. È un Leão all’incontrario”. 

De Zerbi è un Leao all'incontrario: lui vive per il calcio e non si lascia distrarre da quello che succede fuori. Sapevo che sarebbe diventato un grande tecnico"

Walter De Vecchi

In che senso? 

“De Zerbi ha sempre avuto quello che Leao non è mai riuscito a mostrare in questi sette anni al Milan: vivere per il calcio. Rafa era un giocatore troppo distratto dalla vita fuori dal campo; il suo addio all’Italia è un doppio fallimento, sia suo che del Milan. Lui non è stato capace di alzare l’asticella e di diventare un top player, mentre la società non è mai riuscita a valorizzarlo del tutto”.

Amorim le piace? 

“È ancora troppo presto per dirlo, diciamo che il coraggio non gli manca. Ha avuto la forza di cacciare i giocatori che riteneva fuori dal progetto, vediamo se questa scelta ripagherà. Mi sembra invece più propositivo Cardinale: ha soddisfatto le richieste del tecnico e finalmente si sta facendo vedere a Milano”.

 Il Milan può essere l’anti-Inter? 

“Lo metto in seconda fascia insieme alla Juve tra i possibili avversari dei nerazzurri. Per me quest’anno la più pericolosa delle inseguitrici è la Roma: è una delle poche squadre che fa ancora divertire”.

Quali sono i giocatori di punta in questa Serie A? 

“Purtroppo sono pochi. Credo che Yildiz abbia un futuro di livello internazionale e possa crescere ancora con un tecnico come Spalletti. L'Inter ha giocatori forti, ma sono un po’ troppo maturi e nessuno di loro ha fatto lo step finale per diventare un top. Voglio vedere cosa farà Palestra in Premier: lui potrebbe diventare un grandissimo”.

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