Buonfiglio in contropiede su Malagò: "Commissariamento Figc antidemocratico? E chi lo dice?"
Il presidente del Coni sul caso che ha investito il presidente della Federcalcio: "Ci sono delle regole e vanno rispettate"
Il presidente del Coni sul caso che ha investito il presidente della Federcalcio: "Ci sono delle regole e vanno rispettate"
Dal nostro inviato Guglielmo Buccheri 26 settembre (modifica alle 08:11) - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna partita lunga, piena di curve, giocata su campi diversi e, ora, ai supplementari: poteva Giovanni Malagò salire alla presidenza della Federcalcio? Le luci dell’Olimpico si accendono sul debutto bis di Roberto Mancini, ma il primo tocco è del numero uno del nostro sport Luciano Buonfiglio. "Se sosterrò Malagò? Ma chi è che non lo sostiene... solo che poi bisogna rispettare le regole, regole che non decido io: essere amici non vuol dire essere complici. Il commissariamento della Figc antidemocratico? E chi lo dice?", il contropiede, mai così profondo e affilato, del presidente del Coni.
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—Buonfiglio scompare nella pancia dello stadio per accomodarsi proprio sulla stessa fila di Malagò e sotto lo sguardo del ministro per i Giovani e lo Sport Andrea Abodi. Prima e dopo il gran capo dello sport italiano, ecco sfilare le componenti della Figc e il passo non è uguale per tutti. Il motivo? Il punto di partenza è lo stesso, quello di arrivo, nel caso, no: no al commissariamento è il coro di chi fa parte del governo del pallone tricolore, ma trovarsi tutti sullo stesso fronte non c’entra con l’appoggio o meno a Malagò, c’entra con la ferma volontà di difendere l’autonomia della Federcalcio da possibili ingerenze esterne che, sebbene mosse da tecnicismi da analizzare, potrebbero costituire un pericoloso precedente. E, allora, su questo tema va in onda il Consiglio federale che si consuma nel cuore di Roma, a poche ore dalle luci dell’Olimpico. Dura poco la riunione con in menù anche altre considerazioni o scelte da prendere e quando arriva il fischio finale il commissariamento si ritrova in fuorigioco. Così per il numero uno della Serie A Ezio Maria Simonelli, così per la Lega Dilettanti, guidata da Giancarlo Abete, e all’opposizione costruttiva dopo la scesa in campo dello stesso ex presidente della Figc nelle elezioni del 22 giugno: Abete dice no a mettere sotto tutela il calcio, ma, allo stesso tempo, sottolinea come, la sua, "sia una valutazione di politica sportiva..." e come "...io abbia fatto parte per otto anni della Giunta Coni, so perfettamente che in quel ruolo c’è una responsabilità diversa rispetto al Consiglio federale". Giocatori e allenatori nelle figure, rispettivamente, dei numeri uno Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri dicono no senza alcuna esitazione («Il commissariamento non è la strada»), ma si fermano qui: chi ha sostenuto la candidatura di Malagò risultandone, di fatto, l’ago della bilancia sarebbe chiamato a mettere sul tavolo nuove riflessioni, e argomenti, sul nome dell’attuale presidente, in bilico, della Federcalcio. E no al commissariamento è la posizione, netta, di Matteo Marani, Lega Pro, e Paolo Bedin, Serie B. "Il caso tesseramento? Dispiace, lascia amareggiati perché ci sono situazioni che con lo sport hanno poco a che fare. Mi sembra tutto molto chiaro, i pensieri e le opinioni...", sottolinea ancora una volta lo stesso Malagò.
altre questioni
—Le luci dell’Olimpico illuminano una fila della Tribuna d’Onore dove ci sono o c’erano amici: adesso è il caso “tesseramento” il convitato di pietra. Il calcio, quello della politica, si compatta non a difesa di Malagò, ma della sua autonomia e indipendenza: questo l’esito del confronto in Consiglio. A rimanere sospesa è anche la posizione del capodelegazione azzurra Diana Bianchedi: l’Anac ha chiesto di integrare la documentazione già avviata, in particolare il contratto firmato per il nuovo ruolo e, così, il parere sulla questione di opportunità slitterà di qualche giorno. E in sospeso si ritrova anche Euro 2032: entro mercoledì la federazione trasmetterà all’Uefa tutti i dossier ritenuti idonei e si metterà in attesa di una risposta dal governo del calcio europeo per procedere alla scelta delle cinque sedi ospitanti. Una deroga ottenuta, un passo avanti non scontato: al momento sono 11 le città, si può arrivare a 13.
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