Alfa Romeo Giulia GT 1300 Junior, 60 anni veloci tra i giovani
Era il 26 settembre del 1966 quando la casa del Biscione presentava sulla sua pista di Balocco la versione di cilindrata ridotta della coupé 1600 derivata dalla Giulia. Un successo che sarebbe durato per oltre un decennio, portando al marchio anche trionfi sportivi nelle gare Turismo
Era il 26 settembre del 1966 quando la casa del Biscione presentava sulla sua pista di Balocco la versione di cilindrata ridotta della coupé 1600 derivata dalla Giulia. Un successo che sarebbe durato per oltre un decennio, portando al marchio anche trionfi sportivi nelle gare Turismo
La Giulia berlina del 1962
Gli anni Sessanta sono probabilmente quelli in cui l’Alfa Romeo gode della miglior salute di tutti i tempi, anche di quelli successivi. Il decennio precedente aveva visto il marchio del Biscione trasformarsi da produttore di auto bellissime, ma riservate a un pubblico elitario, in costruttore di modelli alla portata della borghesia emergente italiana: la 1900 berlina è la prima Alfa a far segnare questo cambiamento e la Giulietta lo rafforza, con i suoi 180 mila esemplari prodotti in varie versioni (compresa l'indimenticabile Spider). La produzione si era trasferita dalla vecchia fabbrica del Portello al nuovo e moderno impianto di Arese, mentre a Balocco, nella pianura Novarese, stava per sorgere la pista privata di prova fortemente voluta dal presidente Giuseppe Luraghi. Il 27 giugno del 1962 arriva la Giulia, la berlina “disegnata dal vento”, un modello decisivo nella storia del marchio. Sulle prime, il pubblico degli alfisti la accoglie con una certa freddezza, sconcertato com'è da quel design così innovativo, che segna l’addio alle forme rotonde del passato in favore di una coda tronca e secca, come vogliono i dettami dell’aerodinamica. L’incertezza, però, dura poco, perché il gusto della clientela si adatta e, soprattutto, perché emergono le doti dinamiche della vettura, spinta da un 4 cilindri di 1.570 cc, con blocco e testa di lega leggera e distribuzione bialbero in testa, che eroga 90 Cv e permette alla berlina di raggiungere i 170 km/h. In breve la Giulia TI diventa un successo, declinato in varie versioni, come la 1600 TI Super, con due carburatori a doppio corpo orizzontali, 103 Cv e freni a disco sulle quattro ruote; poi la Giulia 1300, meno potente e più accessibile (con 80 Cv e allestimenti semplificati), la 1600 Super del 1965 e così via, fino alla Diesel, introdotta con poco successo nel 1976 (nel frattempo c’è stata la prima, grande crisi petrolifera) e alla Nuova Super, in listino dal 1974 al 1978, ultimo anno di produzione. La Giulia entra anche a far parte dell’immaginario collettivo: è l’auto di medici, notai, avvocati, dirigenti, ma anche quella dei banditi, che ne apprezzano le prestazioni per fuggire dopo una rapina in banca, e al tempo stesso delle forze dell’ordine, con lo Stato che l’arruola per polizia e carabinieri. Dalla sua meccanica nasce anche una dinastia di coupé e spider, destinate a un avvenire altrettanto brillante.
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