Le lacrime di Modric, la piazza di Leo, le stampelle di Rodri: tutti i retroscena del Pallone d'oro
La Gazzetta dello Sport

Le lacrime di Modric, la piazza di Leo, le stampelle di Rodri: tutti i retroscena del Pallone d'oro

Sabato 26 settembre 2026
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L'ex direttore di France Football, Pascal Ferré, in un libro svela mille aneddoti (compresi dei tentativi di corruzione, falliti) sul premio individuale più ambito dai calciatori

L'ex direttore di France Football, Pascal Ferré, in un libro svela mille aneddoti (compresi dei tentativi di corruzione, falliti) sul premio individuale più ambito dai calciatori

Alessandro Grandesso 26 settembre - 09:00 - PARIGI Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Le lacrime di Modric, gli screzi con Ronaldo, Messi con la pizza fredda e la sprite, Mbappé corteggiato dal Barcellona, oppure ancora Dembélé premiato anche grazie alle telefonate dell’ex direttore di France Football, Pascal Ferré, poi diventato capo della comunicazione del Psg. Lo stesso che racconta in un libro molti retroscena del trofeo più ambito dai grandi giocatori, tanto bramato che c’è stato persino chi, come un agente e un nazionale francese, hanno provato persino a comprarselo. Il titolo del libro spiega già tutto: “La faccia nascosta del Pallone d’oro”, edito da Albin Michel, e in uscita il 30 settembre in Francia. 

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BUSTA

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Il primo tentativo, Ferré lo racconta tramite una telefonata con un nazionale francese che in modo subdolo, ma con convinzione e una certa insistenza, cercò di sondare il terreno per capire quanto potesse costargli comprare voti e pure il premio finale. Una manovra poco fruttuosa, visto che il giocatore in questione non è mai stato neppure inserito tra i potenziali candidati. Un agente di un giocatore di Premier League, invece, fu più diretto, lasciando direttamente una busta sul tavolino di un hotel dove aveva dato appuntamento all’ex direttore del mensile. Busta mai aperta e consegnata subito alla reception, precisa Ferré. E il giocatore non ha mai vinto neppure lui il Pallone d’oro. 

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PIZZA

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Chi l’ha vinto invece nel 2018 è stato Modric, un po’ a sorpresa, avendo alzato la Champions, ma non la coppa del Mondo, persa con la Francia di Mbappé. L’allora giocatore del Real Madrid andò in panico quando vide la chiamata di Ferré. E rispose solo al secondo tentativo, scoppiando in lacrime e chiedendosi “perché io”. E promettendo di non dire nulla a nessuno prima della premiazione, neanche alla moglie. Poi ci sono gli aneddoti legati a chi di Palloni d’oro ne ha una collezione a casa. Come Messi che ne ha vinti otto e in occasione di una delle tante interviste di rito concesse al giornale francese, accolse la delegazione di giornalisti con pizza fredda e sprite. Mentre Ronaldo era più un tipo da cene ufficiali, come ai tempi del Manchester United. 

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DISPETTI

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L’importanza del Pallone d’oro non è solo nominale. Lo svela il fatto che Laporta aveva inserito nel contratto di Messi un bonus in caso di vittoria del premio, del valore di una tredicesima. Ma con l’obbligo di presenziare alla cerimonia, perché il trofeo è uno strumento di promozione anche del club. Ne sa qualcosa il Real Madrid di Florentino Perez, indignatosi quando fu ignorato Vinicius e premiato Rodri (2024), ritirando così all’ultimo la delegazione pronta a partire per Parigi. Comunque, anche nelle trasferte di gala, i due club spagnoli non si sono mai risparmiati dispetti. Persino sulla pista dell’aeroporto, con il velivolo dei merengue che nel 2022 temporeggiava il decollo per avvicinarsi all’ora limite serale inderogabile (22.30), rischiando di impedire il volo a quello dei blaugrana, con la scusa di aspettare Benzema. Oppure con il presidente dei catalani Laporta che, a margine della premiazione di Modric, cercava di far arrivare a Mbappé il messaggio di trasferirsi a Barcellona piuttosto che a Madrid. 

PRESSIONI

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Oggi, il Pallone d’oro è diventato un evento mondiale, ma non sempre è stato così. Anzi, fu creato quasi “per noia”, come raccontò a Ferré uno dei fondatori, Gerard Ejnes: “Cercavamo sempre qualcosa da inventare, anche per vendere più copie”. L’organizzazione è evoluta negli anni. Solo dal 1963 si passò all’attuale nome ufficiale, tra l’altro in occasione della vittoria dell’unico portiere, il russo Yashin. Ed erano ancora gli anni in cui, il caporedattore di France Football conteggiava i voti in cucina, a casa, con la moglie che trascriveva a macchina i risultati, con l’aiuto del figlio. Oggi è tutto centralizzato con un portale online cui accedono i 100 giurati, rappresentanti dei primi cento paesi della classifica Fifa. Un ruolo, quello dei giornalisti prescelti, non scevro da pressioni. E lo ammette lo stesso Ferré che, una volta assunto dal Psg per dirigerne la comunicazione, ha sfruttato il suo passato per contattare gli ex colleghi e promuovere la candidatura di Dembélé, premiato un anno fa. E se non sono mai emerse storie di corruzione, alcuni giurati africani hanno ricevuto minacce per le loro scelte. 

L’ALTRO

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Ronaldo non si è spinto a tanto, ma quando capì che non avrebbe vinto nel 2021, non bastò promettergli un premio per il record di 111 reti con la nazionale per farlo venire alla cerimonia, che avrebbe premiato “the other guy”, ossia il soprannome dato a Messi dall’agente del portoghese, Jorge Mendes. L’anello di CR7 è rimasto così in qualche cassetto della redazione del giornale, come il Pallone d’oro di Rapinoe che non è mai venuta a Parigi per ritirarlo, preferendo le vacanze con al compagna alla celebrazione nella capitale francese (2019). Ben altro atteggiamento fu quello di Zidane che nel 1998 chiese al giornalista di France Football di riformulare meglio l’annuncio della sua vittoria, avendo trovato il primo tentativo poco elegante. E se nel 1961 Sivori fu avvertito via fax, Nedved (2003) e Cannavaro (2006) lo seppero quasi di nascosto, nel parcheggio del centro di allenamento del Real Madrid. Mentre Platini, il primo a vincere tre palloni d’oro di seguito (1983-85), rimase a lungo in pessimi rapporti con il giornale francese, convinto di non essere stato premiato prima a causa delle sue origini italiane. Per non parlare di Ribery che si considera sempre defraudato del titolo nel 2013. 

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RUMORE

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Le grandi cerimonie di premiazione sono storia recente, con il solito carico di tensioni per l’assegnazione dei posti nelle prime file, la caccia agli inviti, i forfait dell’ultimo minuto, le richieste atipiche come quella di ridipingere di nero le stampelle di Rodri, Pallone d’oro nel 2024. Gli aneddoti particolari: a Dibu Martinez fu chiesto di mettersi le scarpe al posto delle infradito per salire sul palco. Griezmann fu visto un po’ più allegro del solito, dopo aver svuotato il minibar della sua stanza d’hotel con qualche compagno di squadra, prima della serata al teatro Chatelet. La prossima cerimonia si svolgerà invece a Londra, il 26 ottobre. I giurati hanno tempo fino al 28 settembre per votare, magari cercando di non farsi influenzare troppo dalla feroce campagna di autopromozione orchestrata dai principali candidati: “Ho sempre detto – spiega oggi Ferré – che un Pallone d’oro non si vince sul campo mediatico, ma si può perdere. Il premio quest’anno è particolarmente conteso, ma fare troppo rumore può infastidire i votanti che non sono nati ieri”. Mbappé e Lamine Yamal sono avvertiti.

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