"Avete paura, non ha alcun senso": ecco come Mancini è entrato nella testa degli azzurri
Dopo la tempesta belga a Roma, le cose turche a Bursa: l'Italia riparte da una guida salda e ritrova la "libertà". La richiesta: coraggio e intraprendenza
Dopo la tempesta belga a Roma, le cose turche a Bursa: l'Italia riparte da una guida salda e ritrova la "libertà". La richiesta: coraggio e intraprendenza
dal nostro inviato Guglielmo Buccheri 29 settembre - 17:46 - BURSA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl nostro piccolo Europeo conosce uno scatto d’orgoglio e qualità: alla caduta romana davanti ai Diavoli Rossi del Belgio fa seguito il poker di Bursa, casa turca e dimora non semplicissima da violare. Bella Italia, a tratti bellissima - vedi la prima mezz’ora - e guidata da un commissario tecnico, Roberto Mancini, capace di ribaltare umori e verdetti in 72 ore: bagnato dalle gocce d’acqua sempre più insistenti, il Mancio ha assunto le sembianze di un comandante saldamente al timone della sua comitiva schivando le onde del mare (quasi) in tempesta.
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—Come è andata a buon fine la missione rinascita in tre giorni, dal toccare il fondo a sfiorare il cielo? Di Mancini si può dire tutto, ma non che non abbia la virtù di entrare nella testa dei suoi ragazzi: messaggi chiari, parole dirette, scelte difficili e anche il dito indice puntato su chi, sotto i riflettori, va per la sua strada. Un bel po’ di magnetismo accompagna il ct campione d’Europa nel 2021 e quel po’ di magnetismo può essere il volano per riprendere il discorso con un progetto vincente, seppur non nell’immediato. Mancini ha giocato la partita nel fango di Bursa ancora prima che il signor Oliver fischiasse l’inizio: batte sul concetto di tempo e di tempo parla perché vuole che i suoi giocatori non sentano il “peso” di un ambiente - tifosi e critica - che può soffocarti fino a farti perdere lucidità. In parte è accaduto nei primi trenta minuti del duello contro De Bruyne e soci, non è accaduto dentro lo stadio a forma di coccodrillo: a Bursa è andata in campo un’Italia “libera”.
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—Tempo, per il Mancio, significa aspettare, non in eterno, quella scintilla che nella sua prima avventura in azzurro arrivò dopo tre partite. “Stiamo giocando a calcio… avete paura, non ha alcun senso…”, il mantra del ct campione d’Europa. Tradotto: se non osi, non cresci e se non cresci resti aggrappato alle vie di uscita del momento alla faccia del progetto. Ai giovani, ma anche ai suoi “senatori”, Mancini chiede il coraggio e l’intraprendenza che serve per fargli capire su chi può contare nell’immediato futuro: da qui, il debutto, più o meno, con i fiocchi di ragazzi come Kayode, Ruggeri o Sebastiano Esposito. E chi stecca il debutto, vedi Romano in regia, ha l’occasione di rimettersi in luce: il centrocampista del Cagliari, dopo la non brillante prima volta all’Olimpico, ha vissuto la parte finale del successo di Bursa. Il ct con la missione di rimetterci al passo con l’Europa, e non solo, è stato di parola: “Ribalteremo i fischi di Roma…” e li ha ribaltati in attesa dell’esame di francese in agenda tra poche ore a Parigi. Il magnetismo del Mancio è tale perché chi lo segue vede che ascoltandolo qualcosa succede: solo così i “nuovi” possono trarre forza ed energia dalla loro leggerezza e curiosità.
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