Prime Video lancia "The Greatest", la serie tv che racconta Muhammad Ali e la sua formazione
Prodotta da Michael B. Jordan, la serie Amazon si concentrerà sulla vita di Cassius Clay e il suo percorso: otto episodi disponibili dal 4 novembre. Tra gli executive producer la vedova Lonnie Ali
Prodotta da Michael B. Jordan, la serie Amazon si concentrerà sulla vita di Cassius Clay e il suo percorso: otto episodi disponibili dal 4 novembre. Tra gli executive producer la vedova Lonnie Ali
Ema. Bi. 29 settembre - 19:01 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePrima di essere Muhammad Ali, prima di diventare “The Greatest”, era Cassius Clay, un ragazzo di Louisville con grandi sogni, molte paure e una certezza che avrebbe finito per cambiare non soltanto la boxe. È da questo ragazzo che parte The Greatest, la serie in otto episodi disponibile dal 4 novembre su Prime Video. Con Lonnie Ali, vedova del campione, tra gli executive producer, The Greatest è la prima serie autorizzata dedicata a Muhammad Ali e sceglie di andare oltre l'icona, le vittorie e le sconfitte sul ring. Al centro c'è la formazione dell'uomo: il figlio, il fratello, il marito, il ragazzo afroamericano che cresce nell'America della segregazione e progressivamente comprende di poter usare la propria voce per affermare pubblicamente chi è, il proprio nome, la propria religione e ciò in cui crede.
gli inizi
—La storia comincia nel 1960, alle Olimpiadi di Roma. Cassius ha appena 18 anni e conquista l'oro, ma il viaggio in Italia diventa importante anche per un altro motivo: gli permette di scoprire una realtà differente da quella segregata in cui è cresciuto. “Sapevo che avremmo dovuto raccontare la sua storia in maniera diversa”, spiega lo showrunner Ben Watkins. “Muhammad Ali è una delle persone più famose della storia e sono già stati realizzati tantissimi film e documentari su di lui. Mi sono chiesto cosa potessimo aggiungere. La risposta era entrare nella sua intimità. Quando dici Muhammad Ali, tutti immaginano l'eroe al culmine della sua grandezza. Noi invece mostriamo un ragazzo all'inizio di un viaggio straordinario, il tessuto umano e familiare che lo ha formato, il rapporto con sua madre e quello, molto più conflittuale, con il padre». La serie parte dal 1960 e finisce nel 1964, quando conquista il primo titolo mondiale dei pesi massimi.
la tappa a roma
—Roma, quindi, non è soltanto uno scenario spettacolare. “È stata un'esperienza fondamentale nella sua vita”, continua Watkins. “Non conquistò solamente la medaglia d'oro: entrò in contatto con un mondo nel quale poteva essere semplicemente un ragazzo, senza essere continuamente sottoposto alla segregazione. Incontrò culture diverse e i suoi occhi si aprirono. Roma rappresentava questa possibilità di connessione: persone provenienti da tutto il mondo riunite nello stesso luogo».
il ritorno a louisville
—Poi c'è il ritorno a Louisville. Cassius viene accolto come un eroe, ma la medaglia non cancella il razzismo. La serie racconta il passaggio al professionismo, l'ambizione, le pressioni di chi vede nel giovane pugile una futura miniera d'oro e i contrasti familiari. Watkins ha potuto ricostruire questo lato privato grazie anche a Lonnie Ali e alle persone che conoscevano il campione: «Ho scoperto tanti piccoli dettagli che lo rendono più umano: per esempio cosa gli piaceva mangiare o quanto fosse timido con le ragazze. Era molto legato alla madre, mentre il padre era per lui una fonte d'ispirazione, ma anche di conflitto. Più Cassius si avvicinava alla realizzazione del proprio sogno, più emergeva il dolore di un padre che non era riuscito a realizzare il suo. Volevamo raccontare anche le sue paure: questa è la storia di un ragazzo che diventa uomo».
attore e produttore
—A interpretarlo è Jaalen Best, al suo primo ruolo da protagonista, che sognava di diventare un giocatore di NBA, chiamato a confrontarsi con un'immagine riconoscibile in ogni angolo del pianeta. “È stata una responsabilità enorme. Avevo a disposizione filmati, combattimenti, interviste e soprattutto la sua famiglia”, racconta. “Ho cercato di mettere insieme tutti questi elementi per costruire la mia interpretazione”. Determinante è stato proprio l'incontro con Lonnie Ali: «La prima volta mi osservava attentamente e poi mi disse: “Hai persino la sua andatura”. Per me fu una grande rassicurazione. È stata spesso sul set e mi ha dato consigli che mi hanno fatto capire di essere sulla strada giusta». La trasformazione ha richiesto più di un anno di preparazione. Best ha studiato i combattimenti di Ali, la postura, il jab, l'uppercut, quel modo inimitabile di “danzare” sul ring, ma anche la voce e il ritmo del parlato. “YouTube è diventato il mio migliore amico”, spiega l'attore. Watkins aggiunge: “Jaalen si è trasformato fisicamente. Dovevamo mostrare Cassius in momenti differenti della sua crescita, fino a farlo diventare un peso massimo. Ha modificato davvero il proprio corpo. Si è allenato per un anno. Per il ruolo è dimagrito 15 kg per poi riprenderli quando abbiamo raccontato quandp è passato ai pesi massimi». Al suo fianco anche Michael B. Jordan, produttore della serie: “È stato un mentore, mi è rimasto vicino e mi ha dato molti consigli”, racconta Best.
l'allenatore
—Dal terzo episodio entra in scena anche Giovanni Ribisi nei panni di Angelo Dundee, l'allenatore che contribuirà a plasmare il campione. Più che un semplice tecnico, una figura fondamentale nella sua crescita, è stato un secondo padre. “La cosa che mi ha aiutato maggiormente è stata Jaalen”, racconta Ribisi. “È stato naturale entrare in sintonia con lui e percepire quella connessione. Lavorare insieme ogni giorno è stata una gioia”.
l'umanità prima di tutto
—Ma The Greatest vuole soprattutto mostrare come Cassius Clay sia diventato Muhammad Ali e come, difendendo se stesso, la propria famiglia e la propria comunità, sia diventato un simbolo molto più grande dello sport. “La sua storia è importante oggi come cinquant'anni fa e credo che lo sarà anche fra cinquant'anni”, conclude Watkins. “Ali aveva la capacità di unire le persone e parlava di comunità e fratellanza. Ci ricorda che l'umanità dovrebbe venire prima di tutto il resto. È per questo che raccontare la sua storia oggi sembra ancora più necessario”.
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