Lo scontro per Pastore, la preferenza per Ziyech e Di Francesco... la Roma del dirigente Totti
L’ex capitano giallorosso nel suo nuovo libro, che s'intitola "Oltre", ha parlato anche della sua fugace e per nulla positiva esperienza dietro la scrivania durante l'era Pallotta: "Me ne andai lasciando altri 2 anni di contratto. Ero troppo vero, troppo diretto per restare"
L’ex capitano giallorosso nel suo nuovo libro, che s'intitola "Oltre", ha parlato anche della sua fugace e per nulla positiva esperienza dietro la scrivania durante l'era Pallotta: "Me ne andai lasciando altri 2 anni di contratto. Ero troppo vero, troppo diretto per restare"
Francesco Balzani Collaboratore 29 settembre - 20:37 - ROMA Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn rapporto teso, molto teso. Già da quando era ancora calciatore come dimostra la lunga querelle con Luciano Spalletti e il mancato rinnovo nel 2017 che lo obbligò di fatto ad appendere gli scarpini al chiodo. Ma che è diventato insostenibile una volta che Francesco Totti ha iniziato la breve (almeno per ora) carriera da dirigente. L’ex capitano giallorosso, infatti, nel suo nuovo libro Oltre ha parlato anche della sua fugace e per nulla positiva esperienza dietro la scrivania durate l'era Pallotta. Un’esperienza durata poco meno di due anni e piena di incomprensioni come ha rivelato lo stesso Totti.
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—"Già pochi mesi dopo il ritiro dal calcio giocato, quando ho provato a calarmi nel nuovo ruolo, nell'estate del 2017, il club ha iniziato a utilizzarmi come uomo immagine o poco più, e infatti mi stavo spegnendo sul divano. Poi, quando mi sono avvicinato di più all'area tecnica, di fatto non potevo decidere nulla. O, peggio, mi lasciavano decidere solo quando la mia scelta coincideva con quella dei più alti dirigenti della Roma. E allora, continuavo a sprofondare sui cuscini”, ha esordito Francesco. L’ex numero dieci, che ha da poco compiuto 50 anni, è entrato poi nello specifico tirando in ballo anche Di Francesco, tecnico di quella Roma targata 2018-2019. "L'allenatore era Eusebio, mio ex compagno, lo stimavo molto, ma non vedevo stima nei suoi confronti da parte di chi guidava il club - prosegue Totti -. Finché un giorno i rapporti sono andati definitivamente a rotoli”.
scontro
—E qui si arriva al caso Pastore con un Totti decisamente poco convinto dell’acquisto dell’argentino e più orientato con la stessa cifra a prendere Ziyech, all’epoca stella dell’Ajax. “Si stava finalizzando un nuovo acquisto, quello di Javier Pastore dal Paris Saint-Germain - spiega Francesco nel libro -. È stata organizzata una riunione apposta per parlare di lui. Tra gli altri, hanno partecipato Mauro Baldissoni, Monchi, Federico Balzaretti, Francesco Vallone, tutta la combriccola loro. Ho detto la mia, perché la Roma merita la verità”. E qui Totti riporta quello che sarebbe stato un dialogo che da lì a poco lo avrebbe convinto a dire addio alla Roma. “Durante la riunione dissi 'Non ho nulla contro Pastore. Ma con il sistema di gioco di Di Francesco non c'entra niente. In questo momento dove lo metti nel 4-3-3? Con le gambe che si ritrova non può fare l'esterno, non ha abbastanza forza. Se serve l'uomo per l'ultimo passaggio, okay, ci siamo, ma si deve cambiare il sistema. Servono il 4-2-3-1 o il 4-3-1-2.’. A quel punto Baldissoni è sbottato: 'Vedi sempre problemi, Francesco, sei sempre contro'". Parole che avevano ferito Totti.
saluti
—"Contro la Roma? lo? Non sapevo se ridere o piangere in quel momento - ha continuato l’ex capitano -. Quando acquistarono Pastore andai da Di Francesco che mi assicurò 'Francè, io non l'ho chiesto'. Allora sono andato dai dirigenti, ancora una volta: 'Dite la verità. Non buttate il nostro allenatore in mezzo al circo, se lo magnano qui a Roma'. Niente. Come se fossero contenti. Non mi piacevano i loro comportamenti, durante le riunioni parlavano male di tutti, chissà cosa dicevano di me quando non c'ero. Non era un gruppo dirigenziale affiatato”. La conclusione della storia? Totti a fine stagione dirà addio alla Roma e si toglierà qualche sassolino nell’ormai celebre conferenza stampa al Coni. “Me ne andai lasciando sul tavolo altri due anni di contratto. Ero troppo vero, troppo diretto per restare ancora”, conclude Francesco. Pastore, pagato 25 milioni e con uno stipendio da 4 milioni e mezzo, quella stagione invece giocò appena 14 partite, l’anno successivo 11 poi cinque anche a causa di continui infortuni fino alla rescissione contrattuale dopo che Mourinho aveva deciso di metterlo fuori rosa. Ziyech, invece, passerà al Chelsea dove vincerà da protagonista la Champions League, la Supercoppa Uefa e il Mondiale per club.
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