Il problema dell'Italia? Avere le soluzioni davanti agli occhi e non riconoscerle
A Kayode non sono bastati sette anni per farsi capire dal calcio italiano, Amorim viene criticato dopo soli quattro mesi nonostante sia ancora imbattuto
A volte abbiamo la soluzione lì, sotto gli occhi, e fatichiamo a riconoscerla. Altre volte abbiamo così tanta fretta da ignorare la realtà. L’ultimo esempio illuminante, ma potremmo fare un elenco interminabile, è quello di Kayode che ha rappresentato l’autentica novità nella bella prova della Nazionale in Turchia. Una prestazione esaltante, in qualche momento accecante, per la capacità di governare la fascia destra a soli 22 anni. Nessuna presunzione, ma solo tanto coraggio, nel farsi trovare pronto una, due, tre, più volte, nell’area avversaria: giusto festeggiare con una scenografica scivolata sul campo bagnato il bellissimo gol. C’era gioia, certo, in quel gesto; ma chissà se a qualcun altro ha invece provocato un brivido di sofferenza. Perché il rimpianto, anzi i rimpianti, devono essere stati tanti. Da parte della Juve che lo ha scartato giovanissimo, poco più che un bambino. Da parte della Fiorentina che lo ha avuto sotto gli occhi per due stagioni, è stata quasi “costretta” a dargli una chance per l’infortunio di Dodo, ma poi lo ha rimesso ai margini e lo ha ceduto in Premier. Dove si è fatto apprezzare, anzi di più: si è preso la scena. Un percorso simile a quello di altri colleghi. Potremmo ripartire da Verratti, per fare una lista, ma per restare a oggi è sufficiente pensare a Calafiori che a Roma non è stato capito. Ne ha approfittato il Bologna, pronto a valorizzarlo per poi spedirlo in Premier.