Quasi un miliardo extra a bilancio: così il Manchester City ha violato le regole
La Gazzetta dello Sport

Quasi un miliardo extra a bilancio: così il Manchester City ha violato le regole

Martedì 29 settembre 2026
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Nelle carte della commissione i dettagli delle sponsorizzazioni gonfiate: tra il 2009 e il 2018 oltre un miliardo a bilancio, ma meno di 140 milioni sono arrivati dagli sponsor

Nelle carte della commissione i dettagli delle sponsorizzazioni gonfiate: tra il 2009 e il 2018 oltre un miliardo a bilancio, ma meno di 140 milioni sono arrivati dagli sponsor

Dal nostro corrispondente  Davide Chinellato 29 settembre (modifica alle 22:41) - LONDRA (INGHILTERRA) English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Nomi redatti, ma cifre e schemi ben visibili. Nelle 40 pagine rese pubbliche della sentenza contro il Manchester City c’è il racconto delle violazioni sistematiche messe in atto dal club e dal gruppo che ne era diventato proprietario a fine 2009: l’Abu Dhabi United Group. Avrebbero introdotto nel bilancio del club oltre un miliardo di euro, serviti per gonfiare i conti, tenere il City dentro i parametri finanziari di Premier League e Uefa, e permettergli quella scalata fino al vertice della piramide del calcio inglese che, sostiene la Premier, senza queste violazioni non sarebbero stati possibili. Ecco come funzionavano. 

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Il piano per gli sponsor nasce a inizio 2010. Il club era preoccupato di battere il record di perdite economiche per un club di Premier, stabilito nel 2006 dal Chelsea con l’equivalente di 163,3 milioni di euro, e determinato a non superarlo. Come? Facendosi aiutare da aziende di Abu Dhabi, trasformate in sponsor del club. Nel bilancio del City entrano contratti gonfiati, di cui l’azienda in questione era responsabile di una minima parte, col resto coperto dalla proprietà del City stesso. Una violazione delle regole. La commissione ha concluso che, usando questo schema per tutte le stagioni contestate, tra il 2009-10 e il 2017-18, il City ha aggiunto sponsorizzazioni riconducibili ad aziende di Abu Dhabi per un totale di 949.94 milioni di sterline (l’equivalente di 1,107 miliardi di euro al cambio attuale). Di questa cifra, appena 119,25 milioni di sterline (139,1 milioni di euro al cambio attuale) sono stati effettivamente pagati dagli sponsor: il circa miliardo di euro rimanente, dice la commissione, sarebbe invece stato pagato direttamente dalla proprietà del City. Lo schema è proseguito in tutte le nove stagioni contestate: mentre si alzava la cifra dichiarata a bilancio, col picco dei 145,73 milioni di sterline del 2017-18, gli introiti reali non hanno mai superato i 16 milioni di sterline, scendendo addirittura a 11 milioni nell’ultima stagione al centro delle indagini. In quel 2017-18, l’anno della prima Premier vinta da Guardiola con 100 punti in classifica, la proprietà di Abu Dhabi del City avrebbe contribuito illecitamente con 134,73 milioni ai 145,73 milioni dichiarati da sponsorizzazioni provenienti dalla città degli Emirati Arabi. 

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ACCORDI EXTRA - La sentenza dettaglia, pur senza nomi, alcuni accordi extra con giocatori e allenatori sotto contratto col City. Nel primo di questi esempi, un individuo (nome redatto) accetta un contratto col Manchester City che contiene anche un contratto di consulenza per un totale di 8,866 milioni di sterline (l’equivalente di 10,34 milioni di euro al cambio attuale), cifra coperta dall’Abu Dhabi United Group. In un altro caso, si parla di 7,4 milioni di sterline gestite da un altro accordo fittizio. Un terzo caso copre un accordo di consulenza per cui l’Abu Dhabi United Group ha pagato a un soggetto mezzo milione di sterline, soldi che avrebbero dovuto finire nel bilancio del City. La sentenza della Commissione parla poi della Fordham Arrangement, ufficialmente una società che comprava dal City diritti di immagine dei suoi giocatori ma in realtà una copertura per finanziamenti extra regolamento dell’Abu Dhabi United Group. In una stagione, quale è stato redatto dalla sentenza, nel bilancio del City ci sono 24,5 milioni di sterline in introiti della Fordham. In una successiva, sempre redatta nel documento reso pubblico, i pagamenti fittizi per i diritti d’immagine sfiorano i 50 milioni di sterline.

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