La nuova Italia è senza Milan: perché e cosa potrebbe cambiare
Neanche un rossonero nella maxi convocazione di Mancini (e non è solo perché in rosa ci sono molti stranieri). Bartesaghi, Cisse e Camarda però si candidano per il nuovo ciclo
Neanche un rossonero nella maxi convocazione di Mancini (e non è solo perché in rosa ci sono molti stranieri). Bartesaghi, Cisse e Camarda però si candidano per il nuovo ciclo
Marco Pasotto Giornalista 30 settembre - 22:53 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Bartesaghi, Cisse e Camarda. GettyC'era una volta. Come nelle fiabe, solo che qui il lieto fine è ancora tutto da scrivere e, anzi, chissà se verrà mai scritto. C'era una volta, nei campi ben pettinati di Milanello, uno zoccolo duro di giocatori italiani che avevano un ruolo essenziale, indifferentemente a seconda di quando giocavano o quando sedevano nello spogliatoio. Erano senatori, un plotone tricolore formato per espresso volere di Berlusconi. Gente chiamata a custodire il buon nome del Milan e, come naturale conseguenza, anche quello dell'Italia. Oggi i colori rossoneri non contengono più una goccia di azzurro. Si arriva all'Under 21, ma la Nazionale A guarda altrove.
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—Come mai? A prima vista uno dei motivi più evidenti, molto banalmente, sembrerebbe risiedere nella composizione della rosa. Si sa, il Diavolo negli ultimi anni si è sempre più imbottito di stranieri. Ma questa è una verità parziale, che viene a galla semplicemente osservando l'incidenza in percentuale degli italiani sul totale della rosa. In questa stagione quella del Milan si assesta sul 70,4 per cento. Tanto? Sicuramente: significa che 19 giocatori su un totale di 27 sono stranieri. Ma attenzione agli altri club. L'Inter, per esempio, ha un'incidenza di stranieri superiore (75 per cento), eppure fra i 34 chiamati da Mancini figurano quattro nerazzurri. C'è persino un tesserato del Como (Kean), ovvero di un club espressamente votato a una visione globale del calcio (77,8 per cento, sebbene la proprietà lariana abbia recentemente chiarito di voler aumentare le quote azzurre). La spiegazione in chiave rossonera allora è un'altra ancora: gli italiani in forza al Milan non hanno la forza di essere appetibili quando è il momento delle convocazioni. Nemmeno in occasioni di convocazioni maxi, come l'ultima di Mancini (34 elementi) e nemmeno in un momento in cui la Nazionale va rifondata da cima a fondo e fatta ripartire con parametri nuovi. Da considerare anche le sessioni più recenti del mercato in uscita, che hanno portato lontano da Milanello giocatori come Tonali e Maldini.
appetibilità
—Gli ultimi milanisti che hanno bazzicato la maglia azzurra sono stati Gabbia (poi vittima della pessima chiusura di stagione in rossonero e in seguito di alcuni guai fisici), Ricci (emigrato a Como) e Bartesaghi (nella rivoluzione giovanile impugnata da Baldini). Dunque non si tratta tanto di rose costruite nel nome dell'esterofilia, quanto del grado di appetibilità degli italiani che giocano nel Milan. Qualcosa comunque all'orizzonte si muove. Situazioni futuribili e impugnabili per un'Italia che deve necessariamente esplorare percorsi nuovi. Bartesaghi, appunto, è un nome. Così come lo sono Cisse e Camarda. In questa tornata sono tutti stati convocati in Under 21, ma sono assolutamente in grado di puntare alla nazionale maggiore. A ruota segue Comotto, profilo da monitorare con grande attenzione, e comunque Gabbia potrebbe rientrare nel giro. Lo zoccolo duro rossonerazzurro dell'era Sacchi non tornerà, ma una forma anche minima di rappresentanza è lecito attendersela.
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