Visto, Milan? Jashari in nazionale splende. E vuole evitare un'annata come quella scorsa...
La Gazzetta dello Sport

Visto, Milan? Jashari in nazionale splende. E vuole evitare un'annata come quella scorsa...

Mercoledì 30 settembre 2026
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Lo svizzero e il club rossonero sono stati concordi nel proseguire insieme, ma occorre evitare di ripetere l'andamento della scorsa stagione: ad Amorim il compito di valorizzarlo

Lo svizzero e il club rossonero sono stati concordi nel proseguire insieme, ma occorre evitare di ripetere l'andamento della scorsa stagione: ad Amorim il compito di valorizzarlo

Marco Pasotto Giornalista 30 settembre - 22:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ardon Jashari in azione con la Svizzera. Afp

Il contesto nel quale è chiamato a muoversi per lui è sempre mediamente ripido: Xhaka in nazionale, Modric al Milan. Ci sono competitor più agevoli. Ardon Jashari gioca in quella zona del campo dove è facile imbattersi in calciatori che somigliano a una figurina da collezione più che a un compagno di squadra. La sua crescita passa da queste sfide apparentemente ingiocabili, anche se a favore di Ardon avrà un ruolo decisivo il fattore tempo. Il tempo però, oltre a essergli amico anagraficamente, lo pressa nel breve termine perché per il momento lo spazio in rossonero resta di entità inferiore rispetto al preventivato. Jashari ha necessità di dimostrare, di esibirsi, di dare un senso all'investimento corposo che il Milan ha fatto per lui. Ma fino a questo momento non ne ha avuto la possibilità. Quanto meno, non come avrebbe voluto.

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tour de force

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Una situazione resa ancora più evidente da come sta andando la lunga parentesi in nazionale. Soprattutto nell'ultima uscita della Svizzera - vittoria tre a zero sulla Scozia nella Serie B di Nations -, Ardon (al posto di Xhaka, non convocato dopo le ultime turbolenze giudiziarie) ha fatto tutte le cose per bene. "Il suo compito è semplice: tenere il pallone e farlo girare. Missione compiuta, 98% di passaggi riusciti" è stata la pagella di Rsi Sport. Di fronte ha ancora Slovenia (sabato) e Macedonia del Nord (martedì della settimana prossima), e poi farà ritorno a Milanello. L'orizzonte in rossonero è per forza di cose interessante perché il Diavolo tra l'11 ottobre e l'8 novembre, ovvero nelle settimane fra le due soste, giocherà nove partite in ventinove giorni. Significa, con tutta evidenza, turnover robusto in tutti i reparti, mediana compresa. Dove Musah dovrà rifiatare, Rabiot e soprattutto Modric non potranno giocarle tutte, Loftus-Cheek non appare un'opzione davvero spendibile e Comotto sta pagando lo scotto dovuto a età ed esperienza.

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alibi

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Di certo i 154 minuti giocati sin qui sono pochi - è il sedicesimo minutaggio fra i ventiquattro giocatori di movimento - spalmati su due presenze da titolare e due da subentrato che gli hanno consegnato una sgradevole media voto in pagella di 5,33. Una situazione che va a sommarsi con quella, simile, della scorsa stagione. Solo che un anno fa c'erano gli alibi del passaggio dal campionato belga alla Serie A e quello del ritrovarsi davanti il neoacquisto Modric mentre adesso, se non altro, il primo fattore non esiste più. C'è però ancora Luka a fargli ombra, anche se con Amorim l'impiego del croato non sarà costante come con Allegri. Insomma, la situazione di Ardon andrà in qualche modo sbloccata, perché ballano i 37 milioni versati dal Milan nelle casse del Bruges e perché lo svizzero, al netto di tutte le difficoltà, resta comunque un profilo di talento, valido e su cui è corretto insistere. Poi, certo, in parte dipenderà anche da come proseguirà la stagione. Lui ha già fatto capire in diverse occasioni la sua ferma volontà di spiccare il volo in rossonero, e la prova migliore consiste nel non aver mai aperto la porta alle corteggiatrici estive (Villarreal, Lipsia, Benfica, Atalanta). La stessa cosa ha fatto il Milan. Ardon però a luglio ha compiuto 24 anni ed è nel momento della vita calcistica in cui occorre continuità e, possibilmente, il salto di qualità. Un'altra stagione da rincalzo lo costringerebbe inevitabilmente a prendere in considerazione scenari diversi, situazione a cui in realtà né lui né il Milan intendono arrivare. Di mezzo ci sono la sua resa quando verrà chiamato in causa e le scelte di Amorim.

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