Canottaggio: perché scegliere il singolo? Alizee Ribolzi ce lo spiega così
La 18enne azzurra ha vinto l’oro ai Mondiali Under 19, un titolo che all’Italia mancava da 10 anni: "Consiglio di iniziare sempre in equipaggio, poi a me è piaciuta l’idea di prendermi tutte le responsabilità"
La 18enne azzurra ha vinto l’oro ai Mondiali Under 19, un titolo che all’Italia mancava da 10 anni: "Consiglio di iniziare sempre in equipaggio, poi a me è piaciuta l’idea di prendermi tutte le responsabilità"
Alizee Ribolzi con l'oro di Plovdiv FOTO Fic/Kowacic
Scegliere su quale barca salire è forse il primo passo per un aspirante canottiere. Per uno sport che nella percezione comune è visto che uno tra gli sport di squadra più affascinanti e complicati, che fonda le sue tradizioni su storiche sfide fra antichissimi e gloriosi circoli soprattutto su equipaggi da otto, optare per una barca da singolo può apparire una scelta decisamente… controcorrente. Ma è stata questa scelta che ha permesso ad Alizee Ribolzi di conquistare una medaglia d’oro ai Mondiali di Plovdiv e riportare in Italia un titolo che mancava da 10 anni. Ha appena compiuto 18 anni ed è tesserata per la Canottieri Corgeno, che si allena sulle acque del lago di Comabbio, a Varese: “Sono arrivata al canottaggio da poco. Ho iniziato dalle barche multiple, dal doppio al quattro di coppia, poi ho scoperto il singolo. Oggi è diventata la mia dimensione, anche se continuo a pensare che per chi comincia sia importante conoscere prima le barche multiple. E soprattutto ho capito che nel canottaggio non si impara soltanto a remare: si imparano concentrazione, coordinazione, capacità di prendere decisioni e anche il modo di affrontare gli avversari e le difficoltà”.
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