Italia sempre più multietnica: otto azzurri di seconda generazione contro il modello Francia
La Gazzetta dello Sport

Italia sempre più multietnica: otto azzurri di seconda generazione contro il modello Francia

Giovedì 1 ottobre 2026
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L’ultima volta a Parigi due anni fa erano la metà: Spalletti e Baldini hanno allargato le scelte, ora tocca a Mancini

L’ultima volta a Parigi due anni fa erano la metà: Spalletti e Baldini hanno allargato le scelte, ora tocca a Mancini

Guglielmo Buccheri Giornalista 1 ottobre - 08:07 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Quando ci siamo messi l’ultima volta in viaggio per Parigi - sei settembre di due anni fa - quattro erano i ragazzi di Luciano Spalletti italiani, ma con origini culturali, etniche o nazionali diverse: Destiny Udogie, Caleb Okoli, Moise Kean e Mateo Retegui. Due stagioni dopo, una Nazionale in cerca di futuro riprende la strada parigina e lo fa con una versione mai così multietnica: dai quattro della notte al Parco dei Principi si passa agli otto della tappa a Saint Denis contro quella Francia che sul tema è stata la prima ad andare in fuga e, in fuga, rimane. 

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Strada già aperta

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A Roberto Mancini tocca, così, il compito di rafforzare un filo già teso perché, come detto, prima di lui Spalletti, ma anche Silvio Baldini hanno dato sostanza e forma alla presenza di azzurri di seconda generazione, e non solo: Honest Ahanor, Issa Doumbia, Michael Kayode, Mohamed Zoma, Samuele Inacio, Moise Kean, Edy Kouadio e Alessandro Romano fanno parte del gruppo che chiuderà, lunedì a Bologna contro i turchi, giorni di lavoro intenso e di conoscenze profonde. Già raccontato della felice spedizione a guida Spalletti a Parigi due anni fa, a giugno il ct ad interim Baldini si affidò anche a ragazzi come Ndour, Mane, Ekhator, Koleosho, Fini, Chiarodia per la breve parentesi in Lusemburgo e a Creta. Zinedine Zidane, alla prima da commissario tecnico in casa, ci aspetta per provare lo scatto in testa al girone di Nations League e ci aspetta con solo quattro giocatori nati in Francia da genitori francesi - Rabiot, Lepaul, Lacroix e Butez - e ben diciannove ragazzi di origine africane più Da Cunha di origini portoghesi. 

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Da Thuram a Vieira

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Il modello d’Oltralpe nasce dopo lo choc del dicembre ‘93: la sconfitta con la Bulgaria costa alla nazionale il Mondiale in Usa dell’estate successiva e si tratta della seconda assenza consecutiva francese alla Coppa del Mondo. Arriva Aime Jacquet con una missione ben precisa: preparare una squadra in grado di essere competitiva per l’edizione del ‘98 la cui organizzazione viene assegnata proprio alla Francia. Il gioco viene consegnato nella mani del franco-algerino Zidane, Liian Thuram, nativo di Guadalupa, isola caraibica dipartimento francese, si prende la difesa, Marcell Desailly, origini ghanese, lo accompagna, si guadagna spazio e considerazione Patrick Vieira, nato in Senegal, il giovane Christian Karembeu mostra tutta la sua personalità, Youri Djorkaeff, famiglia armena, manda segnali incoraggianti. L’Europeo del ‘96 vale la semifinale, poi la cima del mondo dopo aver mandato al tappeto il Brasile di Ronaldo. Il modello Francia è anche quello che lo scorso giugno al via dei Mondiali a 48 squadre si è annunciato al mondo con una rosa composta da diciassette calciatori di seconda generazione. L’Italia è finita fuori strada con il Belgio e si è rialzata con il poker di Bursa, Turchia: domani, gli azzurri andranno incontro all’incrocio più scivoloso di questa quinta edizione della Nations League e lo faranno con la consapevolezza che si possa rimanere in piedi anche a Sant Denis. La Nazionale più multietnica di sempre non ha paura di guardare negli occhi Dembelé e soci.

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