La nuova vita di Migno, ex pilota podcaster di successo: "A Mig Babol vorrei anche Alberto Angela!"
Dalla Moto3 al team di Valentino come coach di Morbidelli e Di Giannantonio, Andrea intervista i grandi della MotoGP e non solo, tra vicende di vita, battute, paure e un po' di filosofia. "Ha tante idee, molte paure e un gran... parecchia fortuna"
Dalla Moto3 al team di Valentino come coach di Morbidelli e Di Giannantonio, Andrea intervista i grandi della MotoGP e non solo, tra vicende di vita, battute, paure e un po' di filosofia. "Ha tante idee, molte paure e un gran... parecchia fortuna"
Mario Salvini Giornalista 1 ottobre (modifica alle 10:54) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Andrea Migno al microfono del suo podcast Mig Babol“In un certo senso è anche una specie di rivalsa”. Ha detto così Andrea Migno. Ma le sole parole, scritte su un foglio o su uno schermo, potrebbero risultare fuorvianti. Bisognava sentire il tono con cui lo ha detto, tranquillo, senza astio né desideri di rivendicazione. Perché poi ha anche aggiunto: “Io sono veramente innamorato di questo sport, e sapevo che se raccontandolo fossi riuscito a trasmettere la mia passione, il mio podcast avrebbe avuto successo”. E allora in quei pensieri e soprattutto nei modi, e poi nelle riflessioni, nei racconti, nell’allegria di Andrea, c’è tutto il senso di questa storia. E del perché la trasformazione di un pilota in un podcaster – più o meno part-time – andava raccontata.
Andrea con Nadia Padovani, titolare del Team Gresini
Esordi di un personaggio
—Andrea potrà anche non essere più un pilota, ma resterà sempre un personaggio, qualsiasi cosa farà. Chi scrive ha cominciato a sospettarlo ai tempi di Vine, un social ormai morto su cui si postavano brevi video. Lui durante una qualche trasferta ne aveva messo uno in cui ballava con un bidone, uno di quei grandi fusti metallici per i carburanti: lo ha fatto girare su se stesso e per il tempo in cui l’inerzia lo ha fatto rotare su se stesso lui gli è rimasto di fianco agitando il bacino. Un certo talento si intravedeva. Confermato poi sabato 15 ottobre 2016, dieci anni fa, a Motegi, dove dopo una serie di vicissitudini ebbe modo di partire dalla pole. La tv giapponese lo intervistò. Tornato nel branco, gli altri pilotini, tra cui il suo compagno di Sky, Nicolò Bulega, gli chiesero: “ma cosa gli hai detto ai giapponesi?”. E lui: “Boh, però ho concluso con ‘No alla fusione!’ “. “Ma che fusione, che c… dici? E allora bisogna spiegare. A dicembre 2016 si sarebbe tenuto un referendum per la fusione tra il comune Saludecio, dove vive Migno, e altri due comuni, Mondaino e Montegridolfo. Andrea nell’occasione ci tenne a far sapere all’audience giapponese la sua posizione in merito. Peraltro poi vincente, la fusione fu in effetti bocciata dagli elettori. Chissà le reazioni a Osaka e a Okinawa.
Jorge Martin divertito al microfono di Mig Babol
"Tutta roba mia"
—E allora, ecco qua: Andrea Migno e il suo Mig Babol, il podcast prodotto e diffuso da OnePodcast, in cui, con tono che tutto fuorché da intervistatore, ospita e racconta i protagonisti del Motomondiale. Tocca partire dal nome, Mig Babol: “Certo che è un’idea mia, a cominciare dal nome, ovviamente ispirato alle Big Babol, i Chewing Gum. Tutto quello che si sente, si vede e c’è dentro il podcast è roba mia. Faccio praticamente tutto da solo. Ed è uno dei motivi per cui lo faccio, anche se al tempo stesso sta diventando un problema. Volevo una cosa mia dalla A alla Z, di cui sono responsabile, nel bene e nel male”. Con alla base una sola idea guida: “Quella di condividere la passione per le moto. Di rendere pubbliche certe chiacchierate che facciamo noi nel paddock, perché ho sempre immaginato che per molti avrebbero potuto essere interessanti”. Ma anche con aspirazioni divulgative. “Ma sì, perché magari un ragazzino di 15 anni o un signore di 60 vedendo e ascoltando le nostre chiacchierate su Youtube potrebbe interessarsi alle moto e alle corse”.
Con Filippo Carloni e Tastuki Suzuki
una vita nel box
—E allora sì, tutto è cominciato anche, o forse soprattutto come “riscatto personale, quando stavo smettendo di correre. In un momento così ti cambia la vita, tutto viene messo in dubbio. Volevo un progetto mio, per vedere che una mia idea, fatta a modo mio, poteva funzionare. E sta succedendo. Sta andando bene. Ma al di là dei riscontri, anche solo essere riuscito a realizzarla, la mia idea, è stata una prima vittoria. Poi i risultati in effetti sono arrivati. “Quelli che mi interessano sono solo quelli riscontrabili direttamente con la gente. Quando qualcuno mi dice che ha sentito la puntata, che la commenta, fa osservazioni. Molto più quelle che non i numeri. I numeri in effetti non li guardo mai”. Anche perché, dice, il suo lavoro è un altro. Anzi sono altri due: “Entrambi con la VR46. Faccio parte del team, quindi seguo le gare, sono raider coach, vado a vedere i piloti in pista, analizzo i video con loro. Comparo le traiettorie del Morbido e del Diggia (Franco Morbidelli e Fabio Di Giannantonio) con quelle degli altri piloti, insieme cerchiamo di capire quali siano le soluzioni migliori. È quanto di più vicino esista all’idea di fare il pilota, perché la mia vita alla fine è questa cosa qui, è il box, è l’officina. L’ho fatto per trent’anni, è quel che mi piace fare. L’altro gran progetto è quello dell’Academy, coi giovani da far crescere. Quindi vado al Cev, li seguo nei test e nelle varie attività”.
Andrea Migno sul podio: terzo a Austin nel 2022 in Moto3
Il camicioli della motoGP
—Dal che si desume che il podcast è una sorta di terzo lavoro: “Nato così, per il tempo libero. Solo che poi è diventato un vero, c… di lavoro…. E non sempre c’è il tempo che servirebbe”. In questo senso fare tutto da solo sta diventando anche un problema. Resta però che il podcast è un bel modo di dimostrare a se stesso e a tutti che Migno può valere anche giù da una sella. Anche se è stata un'idea abbastanza estemporanea, non certo un piano B della vita. David Coulthard, l’ex pilota-ora-commentatore per eccellenza, alla Gazzetta una volta ha raccontato che quello era sempre stato il suo progetto. Che prima ancora di fare il primo gran premio in Formula 1 aveva già cominciato a pensare come avrebbe descritto il suo mondo, come lo avrebbe commentato. Sapeva che parlarne in tv sarebbe stata la seconda vita. Migno no, o non del tutto, non in modo così netto e consapevole. “Parlare in un microfono non mi imbarazza per niente. Anzi, devo dire che è il mio pane, anche se, ribadisco, non è il mio primo mestiere. A meno che non mi chiamassero a fare il Camicioli della MotoGP”.
Andrea in studio con il comico Paolo Cevoli
"Direttore artistico"
—E non solo. Con determinate condizioni il podcast, o più in generale la narrazione, potrebbero diventare più preponderanti tra le sue attività. “Sì, perché in effetti ho un sacco di idee. Dovrei fare il direttore artistico. Ma avrei bisogno almeno di un’altra persona, un professionista che poi quelle idee le sviluppi. Secondo me piacerebbero, perché in giro c’è una mediocrità che la metà basta…”. Migno critico del mondo della comunicazione. “Quello della moto e non solo”. Meglio però limitarsi al paddock e alle corse. Ad Andrea dà noia “che tante cose non vengano notate, dettagli che io vedo da trent’anni. E mi pare che certi aspetti sarebbero fighissimi da raccontare e dei quali invece non si parla mai. La vita del pilota nel fine settimana di gara, o quella di un meccanico. I meccanici hanno responsabilità devastanti, e nessuno li conosce. Voglio dire: Vale ha portato le moto nelle case di tutti con delle idee. E quella dovrebbe essere la mission di tutti. Per il podcast lo è stata fin dall’inizio”.
Andrea Migno in azione in Moto3
valentino
—Ecco, Valentino Rossi. Fatalmente è stato lui l’ispirazione di Andrea. “Si dài, tutti noi siamo cresciuti con lui che in quegli anni ha scritto la storia. Era un motociclismo diverso, che sono contento di aver vissuto”. Interessante però sapere se ha avuto o se ha dei modelli come intervistatore. “Confesso che dovrei studiare di più, mi piacerebbe, vorrei avere il tempo. Anche di podcast non riesco ad ascoltarne come dovrei. Mi piacciono Tintoria o The BSMT di Gianluca Gazzoli. Ma in tutto questo tempo mi sono reso conto che molto fa l’ospite. Perché a me in definitiva interessano le storie umane dei professionisti. Io vorrei veramente raccontare tutto: quelli che montano le hospitality, quelli che ci lavorano. Ne ho una spataffiata da raccontare e penso che le mie storie potrebbero interessare. Ne ero convinto ancora prima di cominciare”. E questo è uno dei punti. “Non voglio dire che sapevo che Mig Babol avrebbe funzionato, ma in realtà sì. Perché quando condividi la passione non può non funzionare. Funziona per forza, dai”.
Anch Loris Capirossi è stato ospite di Mig Babol
L'ospite più amato
—E allora le puntate di Mig Babol nascono a San Giovanni in Marignano, vicino a Cattolica. “All’inizio avevo ricavato lo studio nei locali dove il Paso (Mattia Pasini, ndr) ha i simulatori in circuito a Misano, ma ogni volta dovevo smontare e rimontare tutto. Adesso sono ospite dalla WRS, la casa che fa i cupolini e che è partner di tanti team. Lì ho messo tutto da solo, o meglio con Umberto, mio papà: lui è uno di quelli che san fare tutto…”. Uno magari immaginerebbe che sia stato Valentino Rossi l’ospite che più ha esaltato Migno. O casomai Jorge Martin, magari Dani Pedrosa. E invece. “Invece dico Fabiano Sterlacchini”, il direttore tecnico dell’Aprilia. “Perché lui è proprio figo come persona, mi piace la sua mentalità, la sua capacità di analisi”.
Con Fabiano Sterlacchini, direttore tecnico di Aprilia, l'ospite più amato
Quattro ruote
—Tra quelli che vorrebbe avere c’è, prima di tutto: “Kimi, Kimi Antonelli. Perché l’anno scorso, quando abbiamo deciso di spaziare un po’ per il motorsport uscendo dal motociclismo, abbiamo avuto Fornaroli. E subito dopo lui ha vinto il campionato di Formula 2”. Poi chi lo sa. “Gli sport mi piacciono tutti, quindi sarebbe bello avere Sinner, mi piacerebbe un italiano forte per ogni sport, per esempio Tamberi, o qualche giornalista, come Giorgio Terruzzi”. E fuori dallo sport? “Quelle persone che quando parlano ti lasciano a bocca aperta, come Alberto Angela. O come Lama Michel Rinpoche, un maestro buddhista che ho sentito una volta da Alessandro Cattelan”.
Leonardo Fornaroli intervistato da Andrea Migno
Cuore toro
—Ed è arrivato il momento di analizzare il logo di Mig Babol. “Lo ha realizzato Aldo Drudi”. E si vede. Insolito il colore della scritta “Mig” che uno potrebbe scambiare per marrone, e invece è granata. Non per caso. “No, sono tifoso del Toro”. Il mistero dunque si infittisce. “Com’è che un ragazzo nato nel 1996, cresciuto sulle colline della Romagna, a Saludecio, faccia il tifo per il Torino è piuttosto bizzarro. “In effetti... Nasco milanista, per via di mio papà. Ma la sentivo come una fede un po’ di rimbalzo, avevo bisogno di qualcosa di mio. Volevo scegliermi una squadra mia. Un amico e la sua famiglia erano del Toro, i colori mi piacevano: e ho deciso. Il Toro è la mia squadra, quando riesco vado anche a vederlo: il problema è che le domeniche sono poche. Il calcio mi piace molto, mi piace anche giocarci. O forse dovrei dire ‘mi piaceva’, perché mi sono fatto male e non gioco più. E così adesso in paese, a Saludecio, non gioca più nessuno. Ero sempre io che organizzavo, chiamavo tutti, per il calciotto, qualche volta anche a 11”.
Andrea Migno è tifoso del Torino
rimpianti, non recriminazioni
—Come si sarà capito, il podcast, le corse, per quanto ora intraprese per interposta persona, sono il modo di riempire il vuoto che ha trovato Andrea. Non tanto per la fine della carriera, che pure “è stato un momento duro”. E per quanto “se dovesse scapparci ancora una qualche possibilità… io l’addio alle corse non l’ho mai dato…”. Ma non è quello il tema, sgombriamo il campo: Migno non è arrabbiato con il Mondiale né tantomeno col Mondo. Non corre più, "e certo che ho rimpianti, come fai a non averli? Ci sono state mille cose che avrei potuto fare meglio, e ci saranno sempre. Se no come fai a imparare…’ ”. Ma, appunto, non fraintendete: Andrea ha rimpianti, non recriminazioni. “No davvero. Non posso dire di non avere avuto quel che meritavo, anzi, è vero il contrario: ho avuto di più”. E allora Mig Babol riempie un buco. Il vuoto che Andrea ha sentito e di cui parla è quello che tutti abbiamo. E tutti dovremmo sentire. Da colmare con la passione. “Perché è la passione che scatena la curiosità”.
Andrea Migno con il suo idolo e modello, Valentino Rossi
Le paure e la fortuna
—E come detto è una rivalsa per dimostrare a se stesso di saper fare un’altra cosa ancora. “Il fatto è che questo mondo mi fa una gran paura. Mi fa paura che tanti parlino di guerra come se fosse una cosa normale, mi fa paura l’ignoranza, mi fa paura chi comanda, mi fa paura l’intelligenza artificiale. Hai sentito quell’esperto che ha detto che tra dieci anni l’intelligenza artificiale potrebbe annientarci? Sarà anche un’esagerazione, ma come si fa a non preoccuparsi?”. Con anche un paradosso. “Si, esatto: ho paura di tutta questa tecnologia. Non mi piace che tanta gente veda il mondo solo attraverso uno schermo, e allora a volte mi chiedo quanto anche io, col mio lavoro, col podcast, contribuisca al meccanismo. Penso a quando sono in giro alle corse, alla sera chiamo Eleonora, la mia ragazza, e ci rendiamo conto che tra whatsapp, stories di Instagram, post e robe varie, sappiamo già tutto: non c’è più niente da raccontarsi a voce. Mi viene nostalgia per tempi che non ho vissuto. Per quando la gente si radunava a vedere la televisione al bar e poi mangiava e beveva insieme. Per questo io dico che sto benissimo a casa, in campagna. Che vorrei avere più tempo per imparare a farmi un orto, a costruirmi la casa, a fare tutto come mio papà. Son talmente tante le cose da fare. Posso farlo, podcast compreso. E allora tutte le mattine quando mi sveglio mi dico: “Mado’ che culo che ho a vivere qui…”. In un posto tra la collina, il mare e le corse. Gare da correre, studiare e raccontare. “Che se non lo facessi, se non sfruttassi tutta questa mia fortuna, commetterei un peccato mortale”.
VIDEO: Gasperini, Gila e Bisseck: quante novità al Festival dello Sport! Scopri gli ospiti Leggi anche MotoGP in Giappone, Martin: "Aprilia forte, ma rispetto a Bezzecchi e Marquez mi manca qualcosa"MotoGP in Giappone, i segreti della pista di Motegi© RIPRODUZIONE RISERVATA