Vaccino antinfluenza 2026: il clima mite cambia la tempistica. I consigli dei medici
La Gazzetta dello Sport

Vaccino antinfluenza 2026: il clima mite cambia la tempistica. I consigli dei medici

Venerdì 2 ottobre 2026
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Un autunno e un inverno più caldi del solito, complici El Niño e i cambiamenti climatici, potrebbero spostare il picco influenzale verso la fine dell'inverno

Un autunno e un inverno più caldi del solito, complici El Niño e i cambiamenti climatici, potrebbero spostare il picco influenzale verso la fine dell'inverno

Daniele Particelli 2 ottobre - 09:18 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La campagna vaccinale 2026-2027 è ufficialmente partita il 1° ottobre e, con i cambiamenti climatici sempre più evidenti, anche il normale andamento della stagione influenzale è destinato a subire delle modifiche, e di conseguenza anche la percezione di noi cittadini rispetto alla necessità di vaccinarci. A sottolinearlo è la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), secondo la quale le proiezioni per i prossimi mesi, condizionate anche da El Niño, indicano un autunno e un inverno potenzialmente molto più caldi del solito, anche fino a gennaio e febbraio, con conseguenze che preoccupano un po' gli esperti.

Perché il caldo sposta il picco influenzale

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Gli esperti della Fimmg partono da un dato di fatto: il freddo è uno dei principali fattori che favoriscono la diffusione dei virus respiratori, dal momento che siamo portati a ridurre le attività all'aperto e a concentrarci in ambienti chiusi e poco ventilati. Se le temperature si mantengono miti più a lungo del solito, la curva epidemica potrebbe risultare più bassa, più lenta o addirittura spostata in avanti rispetto agli anni passati.

Le conseguenze sulla stagione influenzale

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Questo, secondo la Fimmg, avrà due conseguenze che suscitano un po' di preoccupazione: con temperature miti a ottobre e novembre, molti cittadini rischiano di percepire l'influenza come lontana e di rinviare la vaccinazione. La seconda, più seria, è che, se il picco slitterà verso la fine dell'inverno, chiudere la campagna a dicembre, come avviene ogni anno, significherebbe lasciare scoperta proprio la fase più critica.

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Per questo la Fimmg ha deciso di chiedere al Ministero della Salute e alle Regioni di valutare una proroga della campagna vaccinale almeno fino a gennaio 2027, adattando il calendario all'andamento reale della stagione anziché seguire un programma stabilito in anticipo, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche ed epidemiologiche effettive. Non solo, bisognerebbe anche cambiare il modo in cui effettuiamo la sorveglianza epidemiologica.

Migliorare la sorveglianza

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"I medici di famiglia e tutti i servizi territoriali oggi non dispongono dei dati settimanali RespiVirNet sulla circolazione dei virus respiratori. Quei dati ci permettono di orientare la diagnosi differenziale tra quadri clinici spesso sovrapponibili, di decidere con più sicurezza sulle terapie e sui pazienti da monitorare più da vicino e, non ultimo, di modulare la vaccinazione sull'incidenza reale, settimana per settimana, invece che su un calendario scritto in anticipo", ha sottolineato Scotti.

Contestualmente, i medici hanno ancora lanciato un appello ai cittadini: vaccinarsi resta fondamentale, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, dagli anziani alle persone fragili per patologia, dalle donne in gravidanza ai bambini e ragazzi tra i 6 mesi e i 17 anni.

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