Sbk, Bautista: "Con Barni sfida emozionante. Peso minimo regola ingiusta. Marquez? Da rookie mi stupì in un test"
La Gazzetta dello Sport

Sbk, Bautista: "Con Barni sfida emozionante. Peso minimo regola ingiusta. Marquez? Da rookie mi stupì in un test"

Martedì 10 febbraio 2026
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Lo spagnolo, tre volte iridato (fra la 125 con Aprilia in MotoGP e i due allori in Superbike), è pronto ad affrontare la prima stagione con il team Barni Spark Racing: "Ogni componente della squadra dà il 100%. Mi sento bene in questa squadra". Alvaro ricorda la prima vittoria con Ducati: "Dicevano che la Panigale V4R non era competitiva. Poi si sono ricreduti"

Lo spagnolo, tre volte iridato (fra la 125 con Aprilia in MotoGP e i due allori in Superbike), è pronto ad affrontare la prima stagione con il team Barni Spark Racing: "Ogni componente della squadra dà il 100%. Mi sento bene in questa squadra". Alvaro ricorda la prima vittoria con Ducati: "Dicevano che la Panigale V4R non era competitiva. Poi si sono ricreduti"

Federico Mariani 10 febbraio 2026 (modifica alle 09:56) - MILANO Alvaro Bautista correrà nel 2026 per il team Barni Spark Racing WorldSbk

A 41 anni la passione di Alvaro Bautista per le gare sembra più viva che mai. Anzi, l'approdo al team Barni Spark Racing Ducati ha accentuato la sua voglia di rivalsa dopo un biennio certamente non esaltante (anche se, in entrambi i casi, ha terminato la stagione al terzo posto con la Panigale del Ducati Lenovo Team) in Superbike, la categoria che per due volte, tra il 2022 e il 2023, era stata il suo regno. Lo spagnolo è un tipo schietto, poco incline ai giri di parole. Non esita ad esprimere apertamente le proprie idee, come accaduto nel dibattito sul peso minimo. Un tasto dolente che, però, non ha frenato la voglia di far valere ancora la sua guida precisa, fluida, affinata nel Motomondiale contro avversari del calibro di Valentino Rossi e Marc Marquez.

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Alvaro, manca poco al via del Mondiale Superbike (in partenza nel fine settimana del 22 febbraio con il round australiano in programma sul circuito di Phillip Island). Come si sente?
"Sono molto emozionato di fronte a questa sfida. Sarà un anno ricco di cambiamenti: squadra, persone con cui lavorare, moto... Bisogna sistemare tutto, ma sicuramente inizio con tanta motivazione. Mentalmente e fisicamente sto bene. Mi sento competitivo. Vedremo quali saranno i punti di forza e le debolezze da correggere".

Durante la presentazione del team Barni, lei ha ammesso di sentirsi già coinvolto in un contesto molto famigliare. È la dimensione giusta in questa fase della sua carriera?
"Sì! Ho corso per tantissimi anni. Se continuo a farlo, vuol dire che mi sento bene. È importante anche avere un buon rapporto con chi mi circonda. Nel team Barni tutti lavorano insieme. Qui non ci sono protagonisti perché ogni componente della squadra dà il 100%. Mi ha colpito Marco Barnabò, il capo di questa formazione: tante volte l'ho visto intento a pulire il box. Questo è un aspetto che apprezzo moltissimo. Sono contento di essere in questa squadra. Credo che possa lottare per buoni risultati".

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In Superbike lei è sempre partito da zero, sviluppando progetti nuovi, come la Panigale V4R prima e la Cbr1000RR-R Fireblade poi. Ora sarà coinvolto con la nuova Ducati. Come si adatta a questi contesti così particolari?
"Sono stimoli. In questo nuovo inizio ho qualche sicurezza in più: Ducati sa come fare una moto competitiva. La nuova Panigale ha tanti punti in comune con la versione precedente. Sarà un'evoluzione. Ho un bel rapporto con Gigi (Dall'Igna, ndr). Si inizia prendendo spunto da un lavoro ben svolto in passato. Un progetto nato con me nel 2019 e sviluppato di volta in volta".

Oltre ad aver conquistato due titoli iridati, lei detiene il record di vittorie in Superbike per un pilota Ducati, ben 63. Qual è il momento più bello vissuto con la Rossa?
"Ci sono stati tanti momenti piacevoli, è difficile sceglierne uno in particolare. Forse direi la prima gara in Superbike nel 2019. Ducati aveva presentato il nuovo modello, che sembrava imbattibile. Per me era la prima volta in cui guidavo una Superbike. Dovevo capire le gomme Pirelli. Avevo tante cose da analizzare e dunque i tempi non erano stati esaltanti. Tanta gente iniziò a dire che quella moto era solo marketing. Non la considerava competitiva. E poi Chaz (Davis, ndr), abituato alla V2, stava soffrendo. Non capiva come guidare la V4. Nessuno scommetteva su di me alla prima gara. E invece la Ducati e io vincemmo con un vantaggio di 15 secondi. Allora tutti ripetevano: 'Questa moto è una GP, non può correre nel campionato Superbike'. Di colpo la V4 era diventata forte… Quello fu un momento bellissimo. Poi chiaramente i due Mondiali sono stati belli, anche se in modo diverso".

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E il momento più brutto?
​"Direi gli ultimi due anni. Non per i risultati, ma per la performance. È tutto legato alla regola del peso. Non mi ha lasciato esprimere al massimo. Avevo uno svantaggio rispetto agli altri piloti. Per me è stato brutto: non ho mai combattuto ad armi pari. Cercare di vincere in queste condizioni è difficile, anche perché il livello della Superbike è cresciuto ogni anno. La regola è ingiusta, ma non mi sembra corretto smettere di gareggiare per questo motivo. Mi piace guidare, mi sento ancora forte. Anzi, direi che negli ultimi anni ho comunque ottenuto due terzi posti nel Mondiale. Mi hanno preceduto solo Toprak (Razgatlioglu, ndr) e il mio compagno Bulega. Nicolò correva con una moto identica alla mia, ma senza peso. Ed è un pilota molto veloce, ha vinto il titolo in Supersport. Insomma non mi hanno battuto due rivali di poco valore. E poi mi sono lasciato alle spalle altri 20 piloti… Di certo non sono contento: nelle stesse condizioni avrei potuto lottare con loro".

Prima citava Razgatlioglu. Come immagina la prima stagione di Toprak in MotoGP?
"Non so cosa aspettarmi da lui. Sicuramente ha un grande controllo della moto. È capace di raggiungere il limite. Però chiaramente moto e gomme saranno diverse, ci saranno tante piste da conoscere. Sinceramente non ho idea di come andrà il primo anno. Dipende da quanto capisce la MotoGP".

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In Ducati lei vinse subito il confronto con il compagno Chaz Davies che era nel team da diversi anni. È una situazione simile a quella vissuta da Marc Marquez e Francesco Bagnaia in MotoGP nel 2025?
"Il livello di Marc è molto alto. Il problema di Marquez è stato l'infortunio. Quando è tornato, non aveva una moto competitiva. Era molto inferiore. In quei due anni c'è stato uno sviluppo incredibile tra aerodinamica e sistemi vari per migliorare la guida. Honda, invece, è rimasta ferma perché aspettava Marc. Marquez era ancora forte, ma la moto non gli consentiva di lottare. Così lui cadeva e si faceva nuovamente male… Ma quando è stato messo ancora nella stessa condizione tecnica degli altri, si è visto che Marc è sempre competitivo. Questo vuol dire due cose: ha un rendimento incredibile e il livello nelle stagioni in cui correvo io in MotoGP insieme a lui, Rossi e Lorenzo era molto alto".

Un livello più elevato rispetto alla top class attuale?
"L'anno scorso Marc ha vinto il Mondiale con cinque Gran Premi di anticipo. Prima, invece, conquistava il titolo nelle ultime due gare. E non dominava. Nel 2025 sembrava quasi giocare con gli avversari quando doveva gestire la pressione della gomma anteriore. Aveva tutto sotto controllo, mentre prima era sempre al limite. Questo vuol dire che il livello dell'epoca precedente era molto elevato, c'erano tanti piloti forti".

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Quando Marc esordì in MotoGP, lei era suo compagno di marca, dato che entrambi guidavate una Honda. C'è un aneddoto riguardante quel periodo?
"Ho un ricordo speciale. Marc era appena arrivato in Honda. Andammo a Sepang per un test organizzato da Hrc, nel novembre 2012. Lui poteva partecipare in quanto rookie, mentre io insieme a Gresini lavoravo sulle sospensioni Showa. Eravamo in pista con i tester. Il primo giorno Marc girava molto più lentamente rispetto a me, pagava qualcosa come 2 secondi al giro. Ma era normale: si trattava di un debuttante. Nella seconda giornata ci ritrovammo in pista. Lo superai, ma quella volta mi seguì per due giri. E in quei due passaggi iniziò ad andare più forte di me. Era incredibile! Non penso di avergli insegnato qualcosa. Piuttosto credo che abbia imparato da solo la linea corretta. Prima non riusciva a risultare veloce e poi boom… Aveva capito come fare ogni cosa. Il suo capotecnico era Giulio Nava, che poi ha lavorato con me negli anni seguenti. Mi ha raccontato una confidenza fatta da Marc quel giorno: 'Sai, seguendo Alvaro ho capito come fare'. Davvero incredibile".

Infine dia un consiglio agli appassionati: quale moto dovrebbero provare per avvicinarsi alla pista?
​"Ho girato con la Panigale V4R e S. In pista una persona normale non capisce veramente il potenziale di questa moto. Quando pensa di spingere al massimo, in realtà ha ancora margine. È molto vicina al nostro modello. I tempi in un circuito sono solo tre secondi più lenti di quello ottenuti da noi. È una moto adatta a ogni condizione. È vero che non ho provato altri modelli stradali, ma la Panigale è davvero speciale".

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