Ferguson: "Dopo l'emorragia cerebrale non parlavo, reimparai scrivendo nomi di cose. Ince all'Inter? Andò così..."
Sir Alex si racconta alla Bbc in occasione dell'uscita del nuovo libro Games of My Life: "La mia filosofia? Se dai un'opportunità ai giovani e diventano stelle, ti rimangono fedeli"
Sir Alex si racconta alla Bbc in occasione dell'uscita del nuovo libro Games of My Life: "La mia filosofia? Se dai un'opportunità ai giovani e diventano stelle, ti rimangono fedeli"
2 ottobre - 10:05 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’ingaggio di McTominay a 7 anni, la cessione di Paul Ince all’Inter con tanto di minacce dei tifosi: “Non venderlo, o te ne pentirai". Sir Alex Ferguson, leggendario allenatore dello United, si è raccontato alla Bbc in una lunga intervista in cui ha ripercorso la carriera e non solo. A partire dalla scelta di cedere Ince. "Paul era un calciatore straordinario, non c'è dubbio", afferma Ferguson. "Aveva doti incredibili, ma all'epoca avevo la sensazione che si stesse lasciando un po' trasportare dagli eventi. Poi arrivò l'offerta dell'Inter. Stavo valutando i pro e i contro. Guardavo Paul Scholes e mi chiedevo: 'Dovremmo farlo?'. "L'offerta salì da 7 a 7,5 milioni di sterline e dissi: Facciamolo. È questo il compito di un allenatore. Devi prendere decisioni difficili, e alcune scelte non piacciono a tutti".
la grande paura
—Sir Alex rivela la grande paura per dopo aver rischiato la vita per un'emorragia cerebrale nel maggio 2018. "Avevo perso la voce; non riuscivo a parlare. Ricordo che i miei nipoti vennero a trovarmi e io non avevo voce. Poi arrivò una terapista e iniziò a farmi fare esercizi, come scrivere i nomi di uccelli, animali o fiumi. Così la voce è tornata". Fra pochi mesi compirà 85 anni ("Mi sento piuttosto bene, nonostante qualche piccolo acciacco") e fra poco uscirà il suo nuovo libro, Games of My Life, in cui racconta 21 partite fondamentali della sua carriera, sia da giocatore che da allenatore, dalle origini nella classe operaia di Glasgow fino al dominio del calcio inglese con lo United. Nel libro Ferguson ripercorre le partite più significative della sua carriera: dalla vittoria della sua prima finale di coppa con la Govan High School di Glasgow nel 1955, all'età di 13 anni ("È stato il mio punto di partenza"). Dopo l’esordio a 16 anno nel Queen's Park e qualche anno difficile al St Johnstone, valutò di trasferirsi in Canada. "Non mi divertivo. Non giocavo in prima squadra; ero sempre con le riserve. Compilai tutti i moduli e telefonai a mia zia in Canada – all'epoca serviva uno sponsor – senza dire nulla a mia madre e a mio padre". Sliding doors: il giorno dopo fu il titolare nella squadra decimata dall’influenza e mise a segno una tripletta che gli cambiò la vita. "Ai giovani direi questo: non lasciatevi sfuggire la più grande opportunità della vostra vita. Il segreto sta nel saperla riconoscere."
la scommessa
—Proprio alla fiducia dei giovani deve tanti dei suoi successi allo United. "Credevo nei giovani perché, se offri loro un'opportunità, accadono due cose: diventano vere e proprie stelle e possono rimanerti fedeli come allenatore". Con Ryan Giggs (21 anni), Gary Neville (20), Scholes (20) e David Beckham (20) la squadra di Ferguson conquistò il "double", vincendo Premier League e FA Cup. “Avevamo lavorato per riportare giovani talenti nel club e quel gruppo di ragazzi divenne l'anima dello United. Aggiunsero qualcosa in più. Oltre alle loro grandi doti, avevano voglia di emergere”.
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