Il monologo di Carolina Kostner incanta Trento: "Sbagliare non vuol dire fallire, inseguite sempre i sogni"
Dai successi sul ghiaccio alle scelte più difficili la campionessa di pattinaggio si è raccontata ai giovani: "Sbagliare una gara o prendere un brutto voto non vuol dire essere incapaci"
Dai successi sul ghiaccio alle scelte più difficili la campionessa di pattinaggio si è raccontata ai giovani: "Sbagliare una gara o prendere un brutto voto non vuol dire essere incapaci"
Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni 2 ottobre - 11:37 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleChi la ricorda poco più che bambina, quando con la sua tecnica sopraffina già dominava sulle piste ghiacciate del mondo, non può non fare un confronto. Allora era timida, timorosa, di poche (pochissime) parole. Carolina Kostner oggi, oltre vent’anni più tardi, è una donna matura, spigliata, brillante. Capace, da sola, di intrattenere il pubblico di un teatro esaurito per quasi un’ora. Elegante - nei modi e nei gesti - lo è sempre stata. Adesso ci aggiunge l’esperienza di una carriera infinita, di una vita piena e una disinvoltura tutta sua. Quello che va in scena al Teatro Sociale di Trento, in un’inedita versione del personaggio, non è un vero e proprio monologo. Ma poco ci manca. In realtà è più una “lezione” rivolta ai tanti giovani studenti in sala, presentata attraverso il racconto pensato della sua splendida parabola. Nello sport, nel pattinaggio di figura e non solo.
le scelte
—È incentrata sull’uso del tempo. Sul fatto di essere orgogliosi di sé e di quel che si fa al di là dei risultati raggiunti. Sulla capacità di gestire le propria personalità e il rapporto con gli altri. E poi il successo, le cadute e le ripartenze. Gli alti e i bassi. Carolina ne ha avuti tanti, degli uni e degli altri. Ma se c’è una cosa di cui non ha mai avuto paura, è stato fare scelte forti, importanti. Come quando, era il 1999 e aveva 13 anni, il Palaghiaccio della sua Ortisei fu distrutto da una frana e lei, per continuare a pattinare, decise di trasferirsi a Oberstdorf, in Baviera, in Germania, in collegio, lontana da casa e dalla famiglia.
nessun fallimento
—La nostalgia, i sacrifici, i primi piazzamenti importanti, il bronzo ai Mondiali juniores, il primo Europeo, da atleta in assoluto più giovane in gara. E poi l’Olimpiade di Torino 2006 da portabandiera, affrontata frequentando la quarta superiore. Quindi i tanti trionfi, la popolarità a volte soffocante, il rapporto con le compagne di allenamento e le avversarie. Il trasferimento negli Stati Uniti e il flop ai Giochi di Vancouver 2010. I momenti bui. “Sbagliare una gara, prendere un brutto, voto non significa essere un fallito - suggerisce - non venir scelti per una certa squadra o presi per una determinata scuola, non vuol dire essere incapaci. Non bisogna sempre sentirsi giudicati dagli altri”.
il percorso
—Fino al titolo mondiale e al podio olimpico, con lo storico bronzo di Sochi 2014, la punta dell’iceberg. “Non si deve mai smettere di inseguire i propri sogni - dice Carolina - e di dire grazie a chi ci aiuta e a chi ci sta vicino a prescindere”. In prima fila, non a caso, ci sono mamma Patrizia e papà Erwin. Anche loro si emozionano quando, alle spalle di Carolina, a chiusura della “lezione”, scorrono le immagini in bianco e nero di lei che - avrà avuto 3 o 4 anni - pattina felice. La voce si increspa. Il resto, insieme a un blitz sul palco di Francesco Taverna, re dei social insieme al cagnolino Chico, sono solo applausi.
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