Bellandi: "Nessuno ti prepara a quello che viene dopo la vittoria. Ho sconfitto i mostri e ho trovato l'amore"
La judoka che ha vinto Mondiali, Europei e Olimpiadi: "Quando vedi la bandiera salire ti passa la vita davanti. Ma dopo..."
La judoka che ha vinto Mondiali, Europei e Olimpiadi: "Quando vedi la bandiera salire ti passa la vita davanti. Ma dopo..."
dal nostro inviato Andrea Barilaro 2 ottobre - 13:24 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleTitolo del talk: “Vinco sempre io”. In effetti il judo è uno sport semplice: ci si affronta uno contro uno, bisogna immobilizzare l’avversario e alla fine vince sempre Alice Bellandi. Il cv lo conferma: oro ai Giochi, oro ai Mondiali e oro agli Europei in un solo ciclo olimpico, leggasi tripla corona. Ma dietro ai successi dell'azzurra, 27 anni da Brescia, c’è un mondo che non si vede: momenti bui, fallimenti, cadute. Perché forse, per diventare ‘Invincibili’ - titolo della nona edizione del Festival dello Sport - bisogna prima iniziare a cadere. Alice l’ha fatto, s’è rialzata e ha raccontato tutto in Piazza del Duomo.
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—Tre ori nello stesso ciclo olimpico, si diceva. E tre sono anche le figure da cui parte il racconto. Il primo? Antonio Ciano, allenatore della svolta: “Per me è stato un simbolo di cambiamento. Mi ha preso dopo Tokyo in uno dei momenti più difficili, non è stato semplice. Ho seguito tutti i suoi insegnamenti. Devo dire che è un genio, studia tanto, gli piace proprio quello che fa”. Il momento più basso dopo Tokyo: “Non avevo più punti d’appoggio. È stato fisiologico dire: ‘Devo cambiare’. E ho cambiato tutto: categoria, allenatore, nutrizionista, psicologo. Volevo stare bene”. E poi sono arrivati i Giochi di Parigi: “Ho dovuto guarire tante ferite per essere pronta a divertirmi. Quel giorno lo ricordo bene, mi sono divertita da morire nonostante la gara fosse complicata. Il momento più bello è stato durante l’inno, quando si è alzata la bandiera. Sembrava surreale. Quando vedi la bandiera salire è come se vedessi la storia della tua vita passarti davanti”, racconta Alice.
la psicologa
—Secondo capitolo: Laura Pasqua, psicologa. “Sono andata da lei dopo Tokyo, inizialmente solo perché non performavo. Più semplicemente non riuscivo a vincere medaglie. I primi mesi abbiamo lavorato su me stessa, non abbiamo parlato di judo. E già lì stavo iniziando a stare meglio”. Poi è arrivata Parigi, dunque. L’oro, la prima pagina della Gazzetta, l’euforia e un milione di altre cose. “Ma il giorno dopo?”, riflette la classe '98. “Nessuno ti insegna a quello che viene dopo. Da piccola sognavo di vincere le Olimpiadi, e una volta raggiunto il risultato ti senti persa, vuota. Ti chiedi: cosa farò? Adesso come riempio le mie giornate?”. Dai Giochi… ai Mondiali di Budapest, un anno dopo Parigi: “Ho scelto di ascoltarmi e di non gareggiare prima del Mondiale: per me doveva essere la gara di rientro. Avevo paura di aver fatto la scelta sbagliata, ma in realtà ero convinta. La finale è stata durissima: ho imparato a restare nella fatica e nel momento. Vincere è stato importante, ma ancora di più tornare a sentirmi pronta”.
la fidanzata
—Terzo capitolo: Jasmine Martin, fidanzata. “La prima cosa che serve per amarsi è rispettarsi. In questo percorso ho dovuto imparare a farlo. Solo quando metti a posto i tuoi ‘mostri’, puoi amare qualcun altro”: parola di Alice Bellandi. E via con l’applauso di tutta Piazza del Duomo. Dopo Giochi e Mondiali, il focus è passato poi agli Europei, la chiusura di un cerchio: “Mi mancava solo quell’oro, lo volevo. Però un conto è volerlo, un altro è vincerlo… Ora ho un approccio più maturo alle gare, sono chirurgica in quello che faccio. Gli altri mi conoscono bene. Sono convinta di valere anche di più, però tirarlo fuori è un’altra cosa…”. Capitolo bonus: e… dopo? Cosa c’è dopo la tripla corona? Sicuramente non il Mondiale: “Non ci sarò, è una scelta mia. Pensata e voluta. Se devo fare un pronostico, dico che la spedizione azzurra potrà portare a casa tre medaglie. Forse anche qualche oro…”. Ci avrà preso?
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