"Sapevamo che poteva succedere": perché a Motegi certe scuderie hanno finito con le gomme squarciate
La Gazzetta dello Sport

"Sapevamo che poteva succedere": perché a Motegi certe scuderie hanno finito con le gomme squarciate

Sabato 3 ottobre 2026
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Dopo la Sprint Pecco e Jorge Martin inquadrati con gli pneumatici devastati. Perché ad alcuni sì e ad altri no? Dall'Igna risponde: "Dipende da tantissimi fattori..."

Dopo la Sprint Pecco e Jorge Martin inquadrati con gli pneumatici devastati. Perché ad alcuni sì e ad altri no? Dall'Igna risponde: "Dipende da tantissimi fattori..."

Giorgio Burreddu Collaboratore 3 ottobre - 14:16 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Sono squarci grandi come crateri, ferite nel corpo delle gomme. Se ne sono viste diverse sulla pista di Motegi, ma le immagini più impressionanti sono quelle della gomma posteriore di Pecco Bagnaia e di Jorge Martin. Al termine della Sprint alla Ducati dell’italiano mancavano letteralmente porzioni nella zona centrale. Gigi Dall’Igna, dg di Ducati, ha detto che "questo era un problema che sapevamo poteva esserci". Durante le prove c’era già stato qualche piccolo problema da più di un pilota, non solo Ducati. Però, ha ammesso Dall’Igna, "mi sembra che la sua sia particolarmente rovinata, ma devo guardare un po’ la telemetria per poter dare un giudizio". Perché a qualcuno è capitato e ad altri no? "Dipende da tantissime cose, dallo stile di guida al setting della moto, che comunque dipende dallo stile di guida". 

IL FENOMENO

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Martin negli ultimi giri ha improvvisamente perso aderenza e la sua Aprilia ha cominciato a saltellare, tanto da fargli perdere il contatto con Marc Marquez. "Nel weekend non ho mai avuto nessun segnale di poter incorrere in questo problema di blistering, ho guidato come sapevo e non è che c’è tanto da inventarsi su una pista come questa Sono comunque contento del passo". Le immagini sono davvero impressionanti. Ma che cos’è esattamente questo degrado della gomma al GP di Motegi? GPOne, il sito specializzato, sempre molto puntuale e attento, lo definisce chunking. Ovvero: pezzi di gomma che si staccano dal battistrada e lasciano sulla superficie dello pneumatico zone scavate, simili appunto a piccoli crateri. La gomma non si consuma quindi in maniera uniforme: perde materiale a pezzi. Però occhio: non basta osservare il chunking per dire che lo pneumatico fosse difettoso o semplicemente surriscaldato. 

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TANTI TERMINI

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Nel grande dizionario della MotoGP emergono termini come blistering, in cui il calore eccessivo genera delle bolle all’interno o sulla superficie della gomma, che possono successivamente aprirsi, oppure graining, formato da piccoli strappi superficiali che creano una sorta di granulosità sul battistrada. La sostanza è che la gomma sul circuito giapponese per qualcuno fa davvero fatica. Marc Marquez, per esempio, l’altro pilota della Ducati, non ha avuto gli stessi problemi di Pecco. "La gomma era molto stabile ed era la cosa più importante. Oggi avevo il passo e ho gestito bene la situazione. Non so se con le mescole medie andrà diversamente. Alla fine, ho lavorato bene con le varie tipologie. Sto guidando bene, domani vediamo quale sarà la scelta migliore", ha detto lo spagnolo. 

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PIù USURA

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Che Motegi potesse mettere le gomme sotto pressione, però, Michelin lo sapeva. Il circuito è stato completamente riasfaltato e il costruttore ha portato tre alternative posteriori, con mescole più dure rispetto al 2025 e persino una soluzione con carcassa rinforzata. Piero Taramasso aveva spiegato a Motorsport, prima del GP, che il nuovo asfalto avrebbe potuto generare "più temperatura e magari anche più usura". Anche perché, aveva detto, "le caratteristiche della pista, che è molto stop and go, vanno in quella direzione". Il pilota dell’Aprilia, Bezzecchi, già qualche ora fa, aveva detto che la soft sarebbe stato "parecchio più dura dell’anno scorso" e che non offrisse quella sensazione di "super grip" attesa. Nella Sprint quasi tutti hanno scelto la soft posteriore, mentre Bezzecchi e Miller hanno azzardato la media. Una scelta che per Bez non ha pagato in termini di velocità, ma che dice molto sul tema gomme: era già delicato prima del via.

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