Ribery, dal Bayern alla panchina: "Pallone d’oro? Forse lo meritavo. Ora sono pronto per allenare in A”
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Ribery, dal Bayern alla panchina: "Pallone d’oro? Forse lo meritavo. Ora sono pronto per allenare in A”

Sabato 3 ottobre 2026
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A Trento l’ex fuoriclasse francese ripercorre la sua carriera tra Marsiglia, Monaco di Baviera e Firenze, raccontando gli anni con Robben, l’amicizia con Zidane e Toni e la delusione del 2013

A Trento l’ex fuoriclasse francese ripercorre la sua carriera tra Marsiglia, Monaco di Baviera e Firenze, raccontando gli anni con Robben, l’amicizia con Zidane e Toni e la delusione del 2013

dal nostro inviato  Lorenzo Cascini 3 ottobre - 15:42 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L’accoglienza è da star. Tutta la sala lo applaude, lui sorride e s’inchina. Poi si siede e inizia a raccontare, snocciolando in serie le tappe della sua carriera. Franck Ribéry è cresciuto a Marsiglia, sgomitando per emergere dribblando problemi e difficoltà. "Lì ho capito che potevo diventare un campione. Al Bayern c’è stata la definitiva consacrazione, per loro ero Kaiser Franck. Soprannome non da poco, so di aver fatto la storia. Poi ho scelto la Fiorentina, è stato un onore vestire la maglia viola". 

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Coppie da sogno

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Di campioni durante il percorso Ribery ne ha incontrati parecchi. "Io e Robben abbiamo formato una delle coppie più forti del mondo. Abbiamo giocato dieci anni insieme, siamo stati un duo inseparabile fin da subito, forse tra i più forti della storia". In Nazionale, invece la stella era Zinedine Zidane. "Zizou è unico, uno dei più grandi del mondo. Mi diceva di giocare senza paura, mi ha preso sotto la sua ala. Ero come un fratello minore per lui". Al Bayern, al suo arrivo, conosce un ragazzone italiano, che diventerà uno dei suoi migliori amici nel calcio: Luca Toni. "È una persona speciale, siamo arrivati a Monaco di Baviera insieme. Vivevamo entrambi in albergo, andavo al campo con lui e stavamo insieme fino a cena. Mi deve dire grazie… con tutti gli assist che gli ho fatto".

Pallone d’oro

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Franck durante la chiacchierata snocciola aneddoti in serie. Ricorda, racconta, riflette. In alcuni momenti si ferma, come se volesse fermare un momento e riviverlo. "Il 2013 è stato il mio anno d’oro. Sono stato il miglior giocatore della Bundesliga e d’Europa, forse avrei meritato anche il Pallone d’oro. Non vincerlo mi ha fatto male, è stata una delusione. Non ho problemi ad ammetterlo. È stata una stagione magica, ho vinto tutto, facendo benissimo sia con il Bayern che in Nazionale… che potevo fare di più?". 

Allenatore

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Ribery ha scelto di fare l’allenatore nella sua prossima vita. Ha fatto il corso a Coverciano e si è detto pronto a iniziare questa nuova avventura. "Mi sono reso conto che ho cambiato mestiere, per davvero. Per me sarà molto importante la gestione del gruppo, l’empatia e il rapporto con i calciatori. Viene prima di schemi e tattiche. Ho avuto tanti grandi allenatori - Heychess, Ancelotti, ma anche Nicola e Iachini -, ho rubato qualcosa da tutti. Vorrei fare un calcio offensivo: la mia squadra dovrà rubare palla velocemente e andare subito a fare gol. In Europa mi piace molto il Bayern di Kompany. Se sono pronto per la Serie A? Sono nato pronto, vediamo quello che arriverà".

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