Brignone, la Tigre non smette di ruggire: "Ma ora la priorità è star bene per la vita di tutti giorni"
La biolimpionica di Milano-Cortina a Trento: "Ci sono i Mondiali a febbraio a Crans Montana ma tornare per fare una gara non so se mi va"
La biolimpionica di Milano-Cortina a Trento: "Ci sono i Mondiali a febbraio a Crans Montana ma tornare per fare una gara non so se mi va"
Dal nostro inviato Simone Battaggia 3 ottobre - 15:41 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn applauso senza fine. Federica Brignone plana sul Festival dello Sport e si gode l’abbraccio di Santa Chiara. L’azzurra è un habitué di Trento, la sua carriera straordinaria - 5 medaglie olimpiche, 5 mondiali, 2 Coppe del Mondo generali, 5 di specialità - ha dato l’occasione per tante celebrazioni, ma questa volta c’è da festeggiare una delle imprese più grandi della storia dello sport, quel doppio oro in superG e in gigante ai Giochi di Milano Cortina 2026 dopo un infortunio difficile che l’aveva costretta a quasi un anno di stop. Un’impresa che l’ha posta definitivamente tra i più grandi, e non solo dello sci.
VIDEO: "La vita è in discesa" con Dominik Paris e Giovanni Franzoni. Guarda l'evento IN DIRETTAdoppio oro
—"Non immaginavo di tornare con due ori, no - racconta a Cristina Fantoni -. Un anno fa ero qui e il tunnel era ancora molto lungo. Avevo speranza, ma è stato un anno molto difficile. La fortuna è stata quella di accettare subito l’infortunio, di concentrarmi sui piccoli passi che potevo fare, e questo alla fine mi ha permesso di fare quello che ho fatto e di poterlo raccontare. Sono qui di nuovo, in un periodo di fisioterapia. I due ori erano altamente improbabili, se non impossibili. Sono ancora davvero sorpresa. Stavo meglio, altrimenti non mi sarei presentata. Avevo in mente un obiettivo, esserci ed essere in grado di sciare a un certo livello. A gennaio facevo dei tratti di manche buoni. Durante la prova di discesa sono caduta sul ginocchio e sentivo davvero male, la situazione era peggiorata. Ma non volevo mollare. I miei demoni in quei giorni erano solo combattere con il mio fisico e con i segnali che il mio corpo mi mandava. Ho deciso di tenere duro per quei cinque giorni. Dovevo quasi autolesionarmi ogni giorno per appoggiarmi su quella gamba, in più c’erano i ricordi dell’infortunio e gestirli non era facile. Ho lavorato su questo, a gennaio e febbraio il mio lavoro è stato fare delle cose che il mio corpo e la mia mente non volevano fare. Li ho convinti per quei 5 minuti, volevo anche continuare la stagione ma ho zoppicato fino a maggio".
A San Siro da tifosa milanista. Lapresse
festa a cortina
—Passa l’immagine di Sara Hector e Tea Stjernesund che si inchinano davanti a lei. "In quella foto vedo rispetto. Entrambe sapevano cosa significa farsi male e trovare la fiducia per tornare ad andare veloce. In quell’inchino vedo anche la loro incredulità". Poi quella come portabandiera a Cortina, sulle spalle di Mosaner. "Dissi 'Vado se gareggio' perché non poteva essere diversamente. Un podio olimpico non fa differenza, la difficoltà è la stessa. Mi mancava invece l’esperienza del fare la portabandiera in un’Olimpiade, la mia quinta. Essere scelti è anche un tributo alla carriera. E’ un momento che sognavo". E poi il trionfo ai Giochi pieno di mille momenti memorabili. A iniziare dall’esultanza del Presidente della Repubblica. "Mattarella mi ha detto 'Ci contavo'. Gli ho risposto 'Io mica tanto'".
consapevolezza
—Federica racconta come i due ori olimpici siano arrivati in una "non stagione". Nelle due precedenti, invece, aveva finalmente raggiunto la consapevolezza che voleva. "La mia motivazione è che mi piace fare quello che faccio, fare l’atleta, sentire l’adrenalina. Nel 2023-24 e 2024-25 ho raggiunto quello che avevo inseguito tutta la carriera, mi sentivo padrona di quello che facevo in gara ed esprimermi al massimo livello, dopo che in passato magari facevo una manche sì e una no, per via di tensioni o pressioni. Avevo lavorato tanto su me stessa, soprattutto mentalmente, per esprimermi al massimo. Anche prima sapevo fare le curve veloci, solo non riuscivo a proporle con continuità, anche per via delle pressioni esterne. Ci sono voluti anni di lavoro, ma ho sempre cercato la mia versione migliore. E mi reputo fortunata ad esserci riuscita, perché a volte non ci si riesce. Appena raggiunto il top inseguito da tanto tempo, e in quel momento mi sono fatta male. Raggiunto l’apice, tre giorni dopo ero in ospedale. Avrei voluto godermelo un pochettino, almeno una stagione con quello stato di forma. Tutto questo lo farò in futuro se starò bene. Non voglio zoppicare e farmi male. Quindi a ottobre farò riabilitazione e andrò avanti fino a quando non potrò mettere gli sci e vedere come sto".
futuro
—Federica non scioglie la riserva sulla prossima stagione, fa capire come la sua priorità sia "stare bene per la vita" e di non avere più intenzione di fare una corsa per disputare un evento solo, come l’anno scorso per i Giochi. Sogna di poter disputare una stagione intera e per bene, al massimo della sua consapevolezza, come nel 2024-25, cosa che quest’anno non sarà possibile. È stata operata di nuovo il 25 agosto, per togliere una placca metallica dalla gamba dal ginocchio sinistro. Ora fa riabilitazione a Torino al J Medical. "Nelle prime due settimane usavo le stampelle, poi ho iniziato a camminare e a frequentare il J Medical. Lavoro per migliorare ancora. I piani sono già saltati, perché avrei voluto fare una stagione intera e invece in Argentina non sono potuta andare. Ora vedremo, ci sono i Mondiali a febbraio a Crans Montana ma tornare per fare una gara non so se mi va. O sto bene, o sto bene. Ho fatto super preparazione atletica in estate, ad agosto ho fatto l’intervento e l’ho fatto per la mia vita, ho tolto i ferri perché non potevo andare avanti così". Federica lancia l’appuntamento per il 21 ottobre al Festival del Cinema di Roma, per il documentario "Federica, l’ultima Olimpiade" e presenta il suo nuovo logo, "Be Tiger", una tigre stilizzata che riporta le sue iniziali. "Parte da me, dal mio casco, dal mio soprannome. L’idea era di creare un logo con le mie iniziali FB sul volto della tigre. Tutti abbiamo sfide difficili, il mio è l’invito di cercare in ognuno la tigre che abbiamo dentro. La tigre e Federica sono una dentro l’altra, bisogna trovare il coraggio di affrontare le sfide".
sostenibilità ambientale
—Il video del ghiacciaio di Cervinia e Zermatt ritirato e nero, postato da Federica quest’estate, permette di introdurre un tema che alla carabiniera valdostana sta a cuore da tanto tempo, quello della sostenibilità ambientale. "Per chi è stato a Cervinia e a Zermatt, è un’immagine tosta. Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, essere più sostenibili tutti i giorni, perché stiamo rovinando il nostro pianeta. Il tema non è scio o non scio, ma come sarà tra un po' di anni il mondo. La velocità del cambiamento è impressionante. Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza". Infine la risposta a Julio Velasco, che all’inaugurazione del Festival aveva rivelato di voler invitare Federica Brignone perché possa raccontare la propria storia alle azzurre di pallavolo. "Mi ha fatto molto piacere. Ci siamo incontrati, mi piacerebbe raccontare la mia storia e magari essere d’aiuto a qualcuno".
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