Caso Figc, i pareri del Coni diventano un assist per Malagò: non si parla di commissariamento né di gravi violazioni
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Caso Figc, i pareri del Coni diventano un assist per Malagò: non si parla di commissariamento né di gravi violazioni

Sabato 3 ottobre 2026
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I quattro giuristi a cui il Comitato Olimpico ha chiesto un intervento sono d'accordo sul fatto che il tesseramento fosse un requisito necessario a essere eletti, ma lasciano discrezionalità alla Giunta nel decidere se la violazione sia grave o meno, circostanza che permetterebbe il commissariamento

I quattro giuristi a cui il Comitato Olimpico ha chiesto un intervento sono d'accordo sul fatto che il tesseramento fosse un requisito necessario a essere eletti, ma lasciano discrezionalità alla Giunta nel decidere se la violazione sia grave o meno, circostanza che permetterebbe il commissariamento

Elisabetta Esposito Giornalista 3 ottobre (modifica alle 16:52) - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

A un occhio distratto la lettura dei "pareri granitici" (Buonfiglio dixit) dei quattro "giuristi di chiara fama" (sempre lui) potrebbe sembrare un punto a favore del Coni. Ma basta prestare un po' di attenzione per capire che più di quello che c'è, a fare rumore è quello che non c'è. Ovviamente parliamo del caso del (mancato) tesseramento di Giovanni Malagò, tema su cui martedì 6 ottobre alle 13 discuterà la Giunta Coni per poi votare il commissariamento. Andiamo allora ad analizzare i documenti.

irregolarità accertata

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Quello che c'è è la conferma della tesi del Procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, ovvero che il tesseramento era un requisito essenziale per la candidatura di Malagò a presidente Figc e lui, non è mai stato un mistero, non ne era in possesso. Un'irregolarità accertata dai quattro esperti - Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti - ma va ricordato che martedì la Giunta non deve decidere se ci sia stata o meno una violazione, ma l'entità della stessa. Lo Statuto Coni prevede che il commissariamento solo in caso di "gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi". La mancanza di tesseramento può essere considerata tale? Su questo nessuno dei quattro giuristi ha scritto una parola. Anzi.

Niente commissariamento

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Alcuni si aspettavano che questi pareri indicassero il commissariamento come un "atto dovuto" dopo la violazione commessa dalla Figc al momento dell'ammissione di Malagò. Invece non solo non si legge nulla di tutto questo, ma l'ex avvocato Figc Medugno scrive di "valutazioni doverose" rimesse agli organi di competenza del Coni ma "connotate da margini di discrezionalità delibativa quanto alla ponderazione della gravità delle infrazioni riscontrate". Dunque viene messo nero su bianco, dai legali sentiti dal Coni mica dalla Figc, che la Giunta potrà decidere liberamente e a propria discrezionalità se ci siano gli estremi per il commissariamento. Un fatto non da poco, sapendo che il ritornello che risuona a Palazzo H dice che chi dovesse votare contro il commissariamento rischia conseguenze penali. Se sul tavolo ci fosse qualcosa di tanto grave, i quattro giuristi lo avrebbero senza dubbio fatto presente, senza lasciare margini di discrezione o interpretabilità. 

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Deciderà il coni

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Palla alla Giunta dunque, che a breve riceverà anche i pareri dei cinque giuristi interpellati dalla Figc. Dai documenti visionati dall'Ansa emerge che per Medugno dovrà compiere scelte di "natura strettamente tecnico-giuridica (e giammai politica)" il cui obiettivo sarà valutare se nella vicenda siano ravvisabili "omissioni, negligenze o imperizie" oppure "comportamenti tali da attingere la soglia di una grave violazione dello Statuto e dei Principi fondamentali a esso sovraordinati". Anche per l'avvocato Scoca "spetta ai competenti organi del Coni di valutare le conseguenze". Angeletti peraltro fa espresso riferimento alla mancata impugnazione della candidatura nei termini previsti dallo Statuto (Art. 21 comma 4, "la Commissione Federale di Garanzia accerta immediatamente, e comunque entro e non oltre 7 giorni dalla elezione, eventuali ipotesi di incompatibilità"): "Non ho notizie - scrive - circa l'avvenuta o meno impugnazione, nei suddetti termini". Medugno dedica alla vicenda un passaggio più incisivo, in merito ai ricorsi presentati dall'avvocato Renato Miele nei mesi scorsi, i quali "sia pur inammissibili contenevano puntuale segnalazione di un vizio radicale. La Procura Federale ha omesso di assumere qualsiasi iniziativa impugnatoria. La Federazione ha lasciato inevase le reiterate richieste di accesso dell'interessato e non si è costituita nei giudizi esofederali". Vero, ma per la Procura Federale, come ha dimostrato la richiesta di archiviazione proposta due volte da Giuseppe Chinè alla Procura Generale, non sussisteva violazione. Doveva essere la Procura Generale stessa semmai a impugnare nei termini previsti. E il commissariamento? Spunta solo una volta, in forma ipotetica, nella tesi di Medugno: "Toccherà alla Giunta Nazionale formulare l'eventuale proposta di commissariamento e al Consiglio Nazionale decidere se deliberare in conformità ad essa". Ma indicazioni su come procedere proprio non ce ne sono.

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