Al Milan come in Nazionale: Cisse vola, Camarda soffre. Ecco perché
Sono due dei talenti su cui club e allenatore hanno deciso di puntare in estate. Ma stanno vivendo situazioni opposte, per diversi motivi
Sono due dei talenti su cui club e allenatore hanno deciso di puntare in estate. Ma stanno vivendo situazioni opposte, per diversi motivi
Marco Pasotto Giornalista 3 ottobre - 21:27 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Alphadjo Cisse e Francesco Camarda. GettyL'impalcatura teorica è ineccepibile: "La mia preoccupazione principale è creare più occasioni per tutti. Per Pulisic, per Camarda, per Cisse. È un lavoro di squadra, non faccio differenze tra i giocatori, non importa l'età o il minutaggio", ha raccontato nelle ultime ore Ruben Amorim. Poi, però, c'è lo sviluppo pratico. E l'ineccepibilità si trasforma da autostrada a quattro corsie a strada di montagna: salite, curve, velocità ridotta. Perché la democrazia del minutaggio è un obiettivo nobile, ma spesso mal si accompagna a un club chiamato obbligatoriamente al risultato come il Milan. Chi allena a Milanello è anche un equilibrista: deve portare punti, creare qualità, valorizzare i giovani. Possibilmente, tutto insieme.
talento
—Dopo di che, ogni stagione fa storia a sé e i percorsi si rivelano inevitabilmente diversi. Soprattutto per i giocatori più acerbi. Spicca per esempio la parabola piuttosto differente che fino a questo momento sta caratterizzando il cammino di Cisse e Camarda. Entrambi ragazzi di talento, col futuro assicurato. Ma uno in rampa di lancio, l'altro dietro le quinte. Uno regala i tre punti all'Italia U21 in Armenia con un siluro sotto la traversa al 95', l'altro liscia la palla a pochi passi dalla porta. Sono due cartoline che ovviamente non indicano chi è più bravo e chi meno, ma cristallizzano il momento diverso di Alpha e Francesco. Un calciatore vive di fiducia, la testa fa tutta la differenza del mondo e questo concetto vale soprattutto per chi gioca in attacco. Un centravanti senza gol o un trequartista senza assist non sono un problema soltanto nei tabellini, lo diventa nell'ambito delle loro prestazioni complessive. Cisse in questo momento vola, sulla spinta di un inizio annata da urlo: due gol nelle prime sue quattro presenze in A, reti bellissime, una delle quali alla Juve, poi il timbro da tre punti con gli azzurrini. In rossonero ha messo insieme 288 minuti, Amorim per lui ha usato parole - letteralmente - d'amore. Camarda è fermo a otto giri di lancetta, spalmati su due partite.
i motivi
—Percorsi molto diversi, dunque. I motivi? In termini pratici, la concorrenza. La trequarti è territorio piuttosto affollato, è vero, ma Amorim fino a questo momento ha fatto il gioco delle tre carte: non sai mai quale coppia farà partire dall'inizio. E siccome Cisse ha avuto un impatto notevole fin dalla prima partita di campionato, la fiducia accordata successivamente ne è stata la logica conseguenza. Camarda invece ha un solo competitor, ma è più ingombrante di Modric per Jashari: il centravanti di riferimento è semplicemente l'acquisto più caro nella storia del Milan e, anche se fin qui ha fatto un gol in 535 minuti, fa un lavoro complessivo che l'allenatore gradisce parecchio. Questo non significa che giocherà sempre Ramos. Il problema semmai può essere rilevato a monte: in estate il club ha ritenuto Camarda abile e arruolabile per essere a tutti gli effetti un vice credibile di Gonçalo. Tanto da rinunciare all'ipotesi di far arrivare a Milanello un'altra punta centrale. Lo stesso Amorim in estate ha spiegato di non volere una rosa ipertrofica proprio per poter dare uno spazio adeguato ai più giovani. Otto minuti su un totale disponibile di 540 però sono oggettivamente pochi. Qualcosa nella pianificazione non torna.
pazienza
—Il ruolo, dicevamo, non aiuta. Il sistema di gioco del tecnico portoghese prevede - al di là che sia 3-4-2-1 o 4-2-3-1 - un solo attaccante, e la scelta dell'attaccante è quindi cruciale. Sulla trequarti ci si può invece permettere qualche esperimento in più. O meglio: un coefficiente di pazienza più alto. C'è poi anche una questione di percorso pregresso. La storia recente di Alpha e Francesco parrebbe dare ragione a chi sostiene - e non sono pochi - che a Camarda avrebbe fatto meglio un anno in un buon club di B piuttosto che a Lecce, ovvero in una squadra di A destinata chiaramente a salvarsi. Tradotto: con una fase offensiva fisiologicamente limitata. Cisse invece si è sgrezzato a Catanzaro, dove si è messo in luce al punto che il Milan si è visto costretto a soffiarlo al Psv con un intervento a gamba tesa all'ultimo minuto. Tutte riflessioni, queste, di cui non esiste ovviamente controprova, ma che vale la pena mettere sul piatto. In attesa che il cammino di Alpha e Francesco diventi lo stesso: entrambi protagonisti.
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