Pjanic: "Ho giocato con Messi e CR7 e scelgo Leo. Juve, occhio al fratellino di Alajbegović"
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Pjanic: "Ho giocato con Messi e CR7 e scelgo Leo. Juve, occhio al fratellino di Alajbegović"

Sabato 3 ottobre 2026
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Il bosniaco dal palco di Trento: "Siamo scappati dalla guerra quando ero piccolo, il calcio mi ha salvato. Con Allegri ho un rapporto speciale, con Koeman non mi sono mai preso"

Il bosniaco dal palco di Trento: "Siamo scappati dalla guerra quando ero piccolo, il calcio mi ha salvato. Con Allegri ho un rapporto speciale, con Koeman non mi sono mai preso"

dal nostro inviato  Lorenzo Cascini 3 ottobre (modifica alle 22:55) - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Miralem Pjanic ragiona come in campo. È riflessivo, ha i tempi giusti come li aveva da regista. È fine anche nel parlare, così come lo era nel toccare il pallone. È un personaggio a tutto tondo. Lo chiamano il ‘pianista’, il calcio per quasi vent’anni è stato la sua musica. “Sono grato per aver avuto una carriera del genere. Ho vinto tanto, giocando con i più grandi campioni”. Il resto della chiacchierata poi, scivola via tra ricordi, racconti e aneddoti. Il viaggio parte dalla sua Bosnia passa per l’Italia e finisce in Spagna, tra vittorie e grandi giocatori avuti come compagni e come avversari. Le magie di Messi, i soprannomi di Totti e l’abnegazione di CR7. 

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Nazionale

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Pronti via, Mire si commuove parlando del suo passato. “Siamo scappati dalla guerra quando io ero molto piccolo, il Lussemburgo ci ha accolto e per noi è una seconda casa. Io sono nato nel calcio, seguendo l’esempio di mio papà che giocava e mi portava agli allenamenti. Era un centrocampista pure lui, mi piaceva un sacco il suo modo di calciare. Ci tengo a dire però, che mi sono sempre sentito bosniaco: per me è casa, famiglia, cultura. A 18 anni avevo ricevuto anche una chiamata dalla Nazionale francese ma ho detto di no. Era una questione di sentimenti: io sento la Bosnia nel mio cuore”. 

Punizioni

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Se hai Pjanic davanti è impossibile non parlare di punizioni. Lui l’ha raccontato più volte che da ragazzo rubava con gli occhi i segreti a Juninho Pernambucano, suo compagno al Lione. “Era incredibile. Ho giocato con Messi e Cristiano, ma nessuno calciava bene le punizioni come Juninho. Tirava pure da centrocampo. Non esiste la punizione perfetta, ognuno ha il suo modo… ma la sua, la sfiorava la perfezione. È stato importante per la mia crescita, ho preso il suo numero, l’8, quando è andato via. In Italia il migliore a calciarle era Pirlo, ma anche Sinisa, belle bordate…”

Totti, Messi e CR7

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Pjanic è arrivato in Italia nel 2011, in una Roma allenata da Luis Enrique. Per Totti era il piccolo principe, poi nel tempo è diventato il pianista. “Se Francesco ti dà un soprannome così, non puoi che esserne orgoglioso. In carriera ho giocato con tantissimi fenomeni, Messi e CR7 su tutti. Chi scelgo tra i due marziani? Dico Leo. La sua classe è una cosa che non si può spiegare. È un uomo con un dono di Dio. Rendeva facili le cose difficili, impressionante. Cristiano pure è speciale eh… con lui si partiva sempre 1-0. È ossessionato dal gol. Ha una forza mentale che andrebbe insegnata nelle scuole, la sua storia è un’ode a non mollare mai e a volere sempre di più. Con lui, però,  era davvero difficile calciare le punizioni… quando si fissava non c’era verso. Dovevi farlo uscire dal campo per poter tirare…”. 

Scudetti e Champions

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Cinque anni alla Roma, quattro alla Juventus. I primi di adattamento nella Capitale, gli ultimi ricchi di vittorie a Torino. Pjanic si apre e rispolvera ricordi, confessioni e rimpianti. “Mi dispiace non aver vinto nulla con la Roma, avevamo di fronte una Juve incredibile. Poi, sono passato in bianconero e devo dire che eravamo fortissimi. Avevamo due squadre che potevano entrambe vincere lo scudetto. Allegri mi ha cambiato, gli devo tanto. Certo, la ferita di Cardiff resta aperta. A volte ho ancora gli incubi per il mio tiro parato da Keylor Navas in finale. Dispiace, perché ce lo saremmo meritati e io ci credevo”. 

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Allenatori

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Infine, capitolo allenatori. Pjanic ne ha avuti tantissimi, usa parole dolci per Allegri, ma sfrutta l’occasione anche per togliersi qualche sassolino. “Con Max ho un rapporto speciale, ci sentiamo ancora oggi. È uno dei migliori allenatori mai avuti in carriera. Al Barcellona, invece, non mi sono proprio trovato con Koeman. Non mi ha capito e mi dispiace. Giocare nel Barça era il mio sogno, ma non sono riuscito ad esprimermi al massimo". Poi, dopo il ritiro, Mire ha servito un altro assist alla sua Juventus. È stato infatti fondamentale per l’arrivo di Alajbegović in bianconero. “La famiglia mi ha chiesto di accompagnarlo a Torino e io l’ho fatto. È stato uno dei carnefici dell’Italia, incredibile non vederla ai Mondiali per la terza volta. Kerim è un giocatore forte, ha tutto per restare a Torino per tanti anni. Ha gol, assist e giocate nelle gambe: quando gli dai la palla può succedere sempre qualcosa. E vi dico una cosa, segnatevi un nome: il fratellino di Alajbegović, è ancora molto giovane, ma ne sentirete parlare parecchio nei prossimi anni”.

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