Per vivere più a lungo fino al 50% servono relazioni solide
La Gazzetta dello Sport

Per vivere più a lungo fino al 50% servono relazioni solide

Domenica 4 ottobre 2026
3 visualizzazioni

L'isolamento sociale colpisce 1 persona su 6 e fa male come fumare 15 sigarette al giorno

L'isolamento sociale colpisce 1 persona su 6 e fa male come fumare 15 sigarette al giorno

Giacomo Martiradonna 4 ottobre - 17:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La solitudine è una condizione emotiva con effetti molto concreti sul fisico, sulla qualità della vita e persino sulla mortalità. Secondo un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) pubblicato nel 2025, l'isolamento sociale cronico è associato a circa 870.000 decessi ogni anno in tutto il mondo. Si tratta di ben 100 morti ogni ora. Un impatto devastante che, si legge nel documento, è pari a quello attribuito al consumo di 15 sigarette al giorno. Di contro, coltivare relazioni sociali stabili costituisce un importante fattore di protezione: le evidenze scientifiche richiamate anche dall'Istituto superiore di sanità (ISS) parlano di un aumento fino al 50% della probabilità di vivere più a lungo.

VIDEO: Allenarsi senza tralasciare nessuna parte del corpo. Come fare?

Leggi anche: Solitudine e salute: quando stare soli fa male

Isolamento sociale, un fenomeno crescente

—  

La diffusione della solitudine è oggi tale da rappresentare una delle sfide più grandi per la sanità pubblica. Secondo i dati riportati dall'OMS, una persona su sei nel mondo riferisce di sentirsi sola o molto sola. Un fenomeno crescente che riguarda circa il 20% dei giovani e che sfiora il 25% nei Paesi a basso reddito. Secondo l'ISS, l'aumento della solitudine non dipende però solo dai cambiamenti demografici o dagli stili di vita, ma anche dal modo in cui vengono costruite e mantenute le relazioni sociali.

L'impatto dei social media

—  

Se da una parte tra i più giovani i social media possono diventare un utile strumento di confronto e partecipazione, dall'altro possono accrescere la sensazione di isolamento, soprattutto quando se ne fa un uso prevalentemente passivo. Lo swipe infinito, in altre parole, è sempre più considerato un'emergenza sottovalutata.

Ma il problema dell'isolamento sociale riguarda anche la popolazione anziana. Anche in questo caso, una rete di contatti stabile contribuisce al benessere psicofisico, con ripercussioni a catena che possono arrivare fino alla riduzione del rischio di sviluppare malattie neurodegenerative.

Per questo, negli ultimi anni diversi Paesi hanno iniziato a sperimentare interventi ad hoc. In Regno Unito, ad esempio, è stato istituito un Ministero della Solitudine con l'obiettivo di coordinare le politiche dedicate al fenomeno. E anche in Italia si sta timidamente diffondendo il modello del social prescribing, la prescrizione sociale. Si tratta di un approccio che affianca ai tradizionali interventi sanitari iniziative per aumentare la partecipazione alla vita sociale e rafforzare la rete di relazioni.

Leggi anche Demenza senile: la metà dei casi potrebbe essere evitata con modifiche allo stile di vitaQual è l'impatto dello smart working sulla salute mentale? Le risposte di uno studio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo