Tecnostress: cos'è e quanto ne sono colpiti gli italiani
Controllare le email in vacanza, rispondere alle notifiche prima di dormire, non riuscire a staccare la spina: si chiama tecnostress e riguarda quasi due italiani su tre
Controllare le email in vacanza, rispondere alle notifiche prima di dormire, non riuscire a staccare la spina: si chiama tecnostress e riguarda quasi due italiani su tre
Daniele Particelli 5 ottobre - 10:32 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleÈ un problema che spesso non siamo disposti ad ammettere, ma che riguarda moltissimi di noi: rispondere a un messaggio di lavoro quando siamo in vacanza, controllare le email prima di metterci a dormire o sentirci in colpa se non rispondiamo subito a una notifica possono essere dei comportamenti con un impatto reale sulla nostra saluta mentale. Questa forma di stress ha un nome ben preciso, coniato nel 1984 Craig Brod: tecnostress.
La definizione originale è validissima anche oggi: si tratta di una forma di stress generata dall'uso intensivo e pervasivo delle tecnologie digitali che, secondo l'ultima indagine Eurispes su "Tecnologie digitali e salute mentale", riguarda la grande maggioranza degli italiani, con effetti che vanno dal mal di testa all'ansia, dalla stanchezza oculare alla difficoltà cronica a staccare la spina.
Quasi due italiani su tre si sentono sopraffatti dal digitale
—I dati raccolti dall'istituto di ricerca parlano chiaro: il 65,8% degli italiani valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali, coi livelli più elevati di criticità che si registrano tra i più giovani (il 41,9% dei 18-24enni e il 30,2% dei 25-34enni). Il fenomeno, però, attraversa tutte le fasce d'età, coinvolgendo anche il 28,3% degli over 64.
VIDEO: Allenarsi senza tralasciare nessuna parte del corpo. Come fare?Senza alcuna sorpresa, lo smartphone è il dispositivo più diffuso in assoluto, usato regolarmente dal 94,3% del campione, seguito dal computer (65,2%) e dalla smart TV (61,2%). Quasi la metà degli intervistati - il 48,2% - svolge un'attività professionale che richiede sempre un uso intensivo di dispositivi e applicazioni digitali.
Addio al confine tra lavoro e vita privata?
—La fotografia fatta da Eurispes ci dice che in Italia il confine tra il lavoro e la vita privata è sempre meno netto. Il 77,3% del campione controlla email o messaggi professionali fuori dall'orario di lavoro almeno qualche volta, e il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2%, invece, risponde a comunicazioni lavorative durante il tempo libero, il 68,1% lo fa anche in vacanza e quasi uno su tre (34,7%) anche in questo caso lo fa spesso o sempre.
Le conseguenze sulla sfera psicologica sono evidenti dalle risposte allo stesso sondaggio: il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente, e il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente dal lavoro. Quest'ultimo dato è sperimentato in modo frequente o costante da quasi quattro persone su dieci, ma le percentuali sono più alte tra dirigenti, quadri e liberi professionisti: il controllo frequente fuori orario raggiunge il 62,1% tra dirigenti e quadri e il 57,2% tra i liberi professionisti.
Quali sono i sintomi del tecnostress
—Questa mancanza di un confine chiaro tra il lavoro e la vita privata si traduce in sintomi concreti. Nei sei mesi precedenti la rilevazione, il 68,6% degli italiani ha sperimentato almeno qualche volta mal di testa, affaticamento oculare, ansia o altri disturbi correlati all'uso delle tecnologie professionali, mentre il 33,8% ha ammesso di averli avuti spesso o sempre.
VIDEO: Fare attività fisica regolarmente è cruciale per la nostra saluteNonostante la consapevolezza del problema sia sempre più diffusa, raramente questa si traduce in una richiesta concreta di aiuto. Tra chi riconosce di avere un rapporto problematico con le tecnologie, sempre secondo il rapporto di Eurispes, il 44,8% non ritiene di averne bisogno, solo il 5% è attualmente in terapia e il 35% ha pensato di rivolgersi a un professionista senza poi farlo.
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