Giorgia Rossi: "Potevo diventare una pro del tennis. Il crossfit mi ha fatto rinascere..."
La Gazzetta dello Sport

Giorgia Rossi: "Potevo diventare una pro del tennis. Il crossfit mi ha fatto rinascere..."

Lunedì 5 ottobre 2026
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La giornalista di Dazn si racconta, tra lavoro e attività fisica: "Ormai non tocco una racchetta da anni. Lo scudetto? L'Inter è la favorita ma..." 

La giornalista di Dazn si racconta, tra lavoro e attività fisica: "Ormai non tocco una racchetta da anni. Lo scudetto? L'Inter è la favorita ma..." 

Pietro Razzini 5 ottobre - 12:57 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Giorgia Rossi racconta il calcio da vicino, con la curiosità di chi non si accontenta della superficie. Volto di DAZN, ogni settimana attraversa stadi, trasferte e partite trasformando il ritmo del campionato in racconto, con uno sguardo giornalistico attento a ciò che accade dentro e fuori dal campo. Ma lo sport, per lei, non è soltanto un lavoro: è anche una parte della propria vita, fatta di allenamenti e qualche inevitabile difficoltà nel trovare continuità. Un rapporto autentico, ispirato anche dagli atleti che racconta. E proprio quando il rumore del campo si spegne emerge la parte più curiosa del suo lavoro: quella che cerca nelle persone le storie, le fragilità, i sogni e le cadute che spesso restano nascoste dietro un campione. È questa la strada di Giorgia’s Secret, il format che ha chiuso la sua prima stagione con otto puntate: “Siamo abituati a vedere i personaggi dello sport intervistati soprattutto sugli aspetti relativi al loro lavoro. Più raramente, invece, riusciamo ad arrivare alla persona. I tempi attuali consentono di fare un passo ulteriore: mi sembrava interessante provare a entrare nelle crepe del loro vissuto, in quella parte più sentimentale ed emozionale della loro vita, contestualizzandola nelle vicende sportive che hanno attraversato la carriera. Credo che proprio quell’aspetto umano possa diventare una fonte di ispirazione. Dietro ogni campione ci sono storie di vita che i ragazzi dovrebbero conoscere”.

Giorgia Rossi mentre intervista Pierluigi Collina

Quanto lavoro c’è prima di sedersi davanti a un ospite?

“Studiare ogni personaggio richiede tempo. Ci sono confronti, ragionamenti, si cerca di capire le storie che meritano di essere analizzate e raccontate. Stiamo già lavorando alla seconda stagione e, anche in questo caso, l’obiettivo è trovare persone che abbiano qualcosa di interessante da raccontare, non soltanto dal punto di vista sportivo”.

Tra i tanti campioni che ha intervistato, chi le ha lasciato qualcosa di particolare?
​“Ognuno ha avuto aspetti unici che mi hanno regalato spunti di riflessione. Alessandro Nesta, per esempio, mi ha colpito per la fragilità che è emersa nel raccontare suo papà. Beppe Marotta, invece, per il percorso che ha fatto: è partito dal nulla e, passo dopo passo, è arrivato a essere uno dei più importanti dirigenti del calcio italiano”.

E poi?

“Poi Igli Tare, con la sua storia potentissima: lascia l’Albania da ragazzo, senza documenti, arriva in Germania e insegue con tutte le sue forze il sogno che si era prefissato. E ancora Ezequiel Lavezzi, che ha avuto la capacità di parlare delle difficoltà vissute dopo il ritiro oltre che della depressione: un tema molto sensibile. Sono storie diverse ma tutte hanno qualcosa che va oltre il campo”.

Il campo riabbraccia la Serie A tra poco: vista da chi la racconta ogni settimana, che stagione stiamo vivendo?
“Io mi sto divertendo tantissimo. Ci sono tanti gol, continui cambi di risultato e una maggiore imprevedibilità. Credo che lo spettacolo ne abbia beneficiato. Gli allenatori stanno dando idee molto definite alle loro squadre: vediamo partite in cui le squadre giocano a viso aperto. Anche la gestione arbitrale è cambiata nella linea di giudizio”.

Come finirà secondo lei?

“È ancora difficile capire se assisteremo a una lotta a due, a tre o a quattro per la vittoria. L’Inter parte, senza ombra di dubbio, favorita ma mi auguro che si possa vivere una stagione in cui l’assegnazione dello scudetto rimarrà in bilico fino alle ultime giornate”.

Guardando i calciatori da vicino, c’è qualche loro abitudine legata alla preparazione fisica che ha fatto propria?
​“La prima cosa che mi viene in mente è il grande fiato che hanno e che a me manca (afferma ridendo). I calciatori hanno abitudini che vengono costruite insieme a preparatori e professionisti del settore. Sono formati per essere diligenti: vanno a dormire entro una certa ora, l’alimentazione ha un peso specifico importante. Io, nel mio piccolo, essendo una persona poco organizzata, cerco di fare il possibile per seguire almeno le regole di base, perché capisco che sono utili per vivere meglio”.

Come si fa a mantenere una routine di allenamento in una vita così poco regolare come quella delineata dalla sua professione?

“Per me è una questione mentale oltre che fisica. Tanti viaggi, ore in piedi e routine che cambiano continuamente, rendono difficile avere costanza. Ma cerco comunque di trovare il modo di allenarmi perché capisco che permette di isolarmi da tutto ciò che sta intorno”.

Quanto spazio riesce a ritagliarsi per l’attività fisica durante la settimana?
“Due volte è un’esigenza. L’ideale sarebbe allenarsi tre o quattro volte ma con tutti gli impegni che ci sono diventa complicato”.

E come allena il suo corpo?

“Tendenzialmente sono una persona pigra. Per questo ho costruito una vera e propria palestra in casa, con tutti gli strumenti necessari per tenermi in forma. Un po’ come succedeva durante il periodo del Covid quando non si poteva uscire di casa e ci si organizzava tra le mura domestiche”.

Ha un passato da sportiva, tra tennis e atletica. Quale sport sente più suo?
"Il tennis, senza ombra di dubbio. L’ho amato e odiato in modo assoluto. È l’attività che da ragazza mi ha dato più soddisfazioni. Mi sono espressa ad alti livelli: sono arrivata anche a sfiorare il professionismo. Ma da quando ho deciso di smettere, non ho più preso in mano la racchetta”.

Come mai?

“Perché il tennis non è come andare in bicicletta. Sono estremamente competitiva e non ero pronta a vedere che non ero più all’altezza di ciò che ero stata. Per questo ho preferito non giocare più. Però il cuore continua a portarmi a seguire il tennis in televisione: mi piace sempre guardarlo”.

Qual è stata la più grande emozione che lo sport le ha regalato sul piano personale?
“Mi ha aiutato a uscire da un momento complicato. Avevo 25 anni, non avevo chiuso il percorso universitario e avevo fatto alcune scelte lavorative sbagliate. In quel periodo ho iniziato a fare crossfit: percorrevo in machina cinquanta minuti di strada per andare nella palestra dell’amico Fabrizio Iacorossi. Mi ha dato emozioni nuove e soprattutto mi ha insegnato la capacità di resistere. È stato fondamentale per non perdermi”.

C’è un atleta che, senza saperlo, le ha insegnato qualcosa che applica anche nella vita di tutti i giorni?

“L’esperienza che ho vissuto alle Olimpiadi di Parigi è stata unica sotto questo punto di vista. Ho conosciuto atleti al lavoro quattro anni per conquistare una medaglia che potrebbe anche non arrivare. E lo fanno con dedizione, attenzione e sorriso costante. Ho imparato tantissimo da loro. Ho capito quanto si debba lavorare non soltanto per raggiungere un obiettivo: alla base deve esserci la passione. Perché è la passione che ti porta ai grandi risultati”.

C’è un’atleta che rappresenta particolarmente questa idea?
​“Se devo fare un nome, dico quello di Federica Brignone. La sua resilienza e la sua capacità di andare oltre i propri limiti sono per me un vero esempio”.

Se dovesse scegliere una sola fotografia per raccontare il suo rapporto con lo sport, quale momento rappresenterebbe?

“Io e mio padre Roberto mentre diamo calci a un pallone. Tornando indietro nel tempo proverei a imparare a palleggiare con il suo aiuto. E diventerei, per lui, la numero uno”.

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