Curry, Warriors a vita: il ginocchio è guarito, 20 milioni in meno per prendersi l'ultimo anello
Steph ha rinunciato a 20 milioni per aiutare Golden State sul mercato. Kerr ha una squadra che non parte più favorita, ma il numero 30 non cambia obiettivo: "Vincere il titolo resta la motivazione"
Steph ha rinunciato a 20 milioni per aiutare Golden State sul mercato. Kerr ha una squadra che non parte più favorita, ma il numero 30 non cambia obiettivo: "Vincere il titolo resta la motivazione"
Giulia Arturi Giornalista 5 ottobre - 17:34 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePer alcune settimane, durante l’estate, la domanda è stata posta: e se Steph Curry se ne andasse davvero? Golden State aveva chiuso una stagione da 37 vittorie. Dopo l’infortunio di Jimmy Butler, essere competitivi per il titolo sembrava, ed è stato, impossibile. A maggior ragione con Curry costretto a giocare appena 43 partite e a saltarne 27 consecutive per un problema al ginocchio. A San Francisco da qualche anno c’è un senso di urgenza: riuscire a dare a Steph un’altra squadra con cui provarci davvero. I Warriors hanno bussato a tutte le porte possibili, da Giannis Antetokounmpo a LeBron James, senza riuscire a portare nella Baia un’altra superstar.
VIDEO: Bargnani: "Michael Jordan? È come il Papa, facevamo la fila per stringergli la mano"il prolungamento e gli obiettivi
—Falliti i grandi obiettivi, Golden State ha preferito quasi non muoversi piuttosto che muoversi poco e male. E Steph ha firmato un'estensione contrattuale: sarà un Warriors a vita. Un’estensione di due anni da 116 milioni di dollari, con una player option sulla stagione 2028-29, lasciando sul tavolo circa 20 milioni rispetto a quanto avrebbe potuto guadagnare. Soldi che soprattutto la prossima estate daranno ai Warriors maggiore libertà per muoversi. "È molto altruista e sa che questa rinuncia ci permetterà di prendere giocatori migliori, e più giocatori", ha spiegato Kerr. Forse per la prima volta Goden State non inizia la stagione con il titolo come obiettivo. Butler è ancora fuori, Porzinigs anche, a tempo indeterminnato. Le uniche vere novità è il rookie Lendeborge quello che uscirà dal processo di "reimmaginarsi la squadra" di Kerr.
il ginocchio
—Il tempo, naturalmente, riguarda anche lui. A 38 anni, la prima questione è il corpo. Il problema al ginocchio che lo ha tormentato nella scorsa stagione, una sindrome femoro-rotulea, è stato affrontato durante l’offseason modificando soprattutto i carichi: meno impatto sulle articolazioni, qualità invece della quantità nelle ripetizion. "Il ginocchio sta benissimo, sono pronto», ha detto al Media Day. Il suo modo di giocare rende però la sfida particolare: Curry è sempre in movimento, inseguito a vista dalle difese, cambia continuamente ritmo e direzione, assorbe contatti. Fare Curry, insomma, è tremendamente dispendioso e con il tempo diventa inevitabilmente più difficile.
golden state è casa
—C’è poi un Curry nuovo anche fuori dal campo, o almeno ai piedi. Chiusa dopo oltre un decennio la storia con Under Armour, nella scorsa stagione ha attraversato una lunga “sneaker free agency”, giocando con scarpe di ogni tipo e rendendo più volte omaggio a Kobe Bryant. Alla fine ha scelto il colosso cinese Li-Ning. Il resto, invece, non è cambiato. Steph vuole vincere. "Vincere il titolo resta l’obiettivo finale. È sinceramente l’unica vera motivazione per cui lavori così tanto e investi così tante energie". Sa perfettamente che questi Warriors partono da più lontano e parla di una "battaglia in salita", della necessità di costruire qualcosa di diverso rispetto alle squadre del passato. "È una sfida che vogliamo accettare. E se non dovesse succedere, non sarà per mancanza di impegno". "Questa è casa", ha detto al Media Day. "Questo è quello che abbiamo costruito, questa è la comunità davanti alla quale ho giocato per tutta la mia carriera. Riuscire a finire questa storia nel modo giusto è una delle cose che posso controllare". A 38 anni la domanda, allora, non è più dove finirà. È come. Perché un altro titolo sarebbe comunque un altro titolo. Farlo ancora una volta con Golden State sarebbe un’altra cosa.
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