Mancini, gli atteggiamenti sbagliati, la cura del Gasp e... la Nazionale ritrovata
Il difensore è rinato sotto la gestione dell'ex allenatore dell'Atalanta prima di tutto dal punto di vista degli atteggiamenti in campo. E ora si è ripreso la Nazionale dopo un ottimo avvio di stagione
Il difensore è rinato sotto la gestione dell'ex allenatore dell'Atalanta prima di tutto dal punto di vista degli atteggiamenti in campo. E ora si è ripreso la Nazionale dopo un ottimo avvio di stagione
Andrea Pugliese Giornalista 5 ottobre - 17:25 - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleStasera molto probabilmente tornerà al centro della difesa dell’Italia, proprio dove ha giocato già contro il Belgio, nella prima partita di questa tornata di Nations League. In quell’occasione non è andata benissimo, né per lui né per la Nazionale azzurra. Ma la voglia di rifarsi Gianluca Mancini la cova dentro, lui che vive di sfide. E anche di rivincite. E se è tornato a riconquistare la maglia azzurra lo deve ovviamente a lui, ma un po’ anche a Gian Piero Gasperini, il tecnico che prima lo ha lanciato a Bergamo tanti anni fa e ora lo ha riplasmato anche a Roma, da quando è alla guida della squadra giallorossa.
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—Del suo rapporto con Mancini il tecnico della Roma ha parlato tante volte. Anche perché il difensore è uno dei suoi fedelissimi, un pretoriano. E se è rimasto ancora nella Capitale (rinnovando il contratto fino al 2029, invece di andare all’Inter) molto dipende anche dal rapporto che i due hanno rinsaldato proprio nell’ultima stagione. All’inizio della quale Gasp è stato molto chiaro e diretto, come ha raccontato qualche giorno fa a Trento, al Festival dello Sport: "Gli ho detto che non era possibile che in tanti anni non fosse andato con continuità in Nazionale – le parole espresse dall’allenatore di Grugliasco – E che questo fatto probabilmente dipendeva da alcuni suoi comportamenti che non lo premiavano”. Gasperini ovviamente si riferiva ad una serie di atteggiamenti che hanno spesso reso Mancini antipatico a chi lo ha affrontato come avversario, ma anche a parte dell’opinione pubblica: qualche provocazione, qualche protesta di troppo, anche alcuni “testa a testa” con degli avversari. Comportamenti che non lo rendevano “bellissimo” a vedersi e che Gasp gli ha consigliato subito di correggere, appena sbarcato a Trigoria. “Gianluca poi ha fatto una stagione fantastica – continua il tecnico – e si è tornati a parlare di Mancini soprattutto come giocatore: ha fatto gol determinanti ed è tornato in Nazionale".
in passato
—Con Mourinho, ad esempio, c’è stato un anno che Mancini era diventato addirittura il difensore più ammonito d’Europa (considerando ovviamente i campionati top), un primato che chiaramente non gli rendeva merito per quel che poi faceva da calciatore. In quella stagione, la 2021/22, il Mancio chiuse addirittura con 21 gialli in 46 partite, praticamente uno ogni due gare, spesso per proteste o scontri diretti con gli avversari. Poi Mancini ha imparato a lavorarci su anche lui, come ha ammesso in passato: “Ho capito che certi atteggiamenti mi portavano lontano dalla partita e pian piano ho imparato a gestire certe reazioni”. E questo anche grazie a Gasperini, che ci ha parlato spesso, dandogli suggerimenti e consigli. E chiedendogli appunto di essere concentrato soprattutto sulla partita, senza farsi portare fuori da atteggiamenti che di fatto lo distraevano, facendogli perdere anche la giusta concentrazione. Gasp ha fatto un lavoro di fino a livello psicologico, incidendo positivamente sulla mente di Gianluca.
in campo
—Poi le ammonizioni restano, anche perché Mancio con Gasp fa il braccetto, spesso è portato a staccarsi e ad attaccare la profondità per aiutare la squadra nella fase di possesso, con la conseguenza di dover poi piazzare anche dei recuperi o di dover marcare a campo aperto. La scorsa stagione, ad esempio, con Gasperini di cartellini gialli alla fine ne sono arrivati 12, il 50% in più degli 8 dell’anno precedente. Ma è la natura delle ammonizioni che è differente. Oggi Mancini le prende per falli di gioco e non più per proteste, risse o provocazioni. E su questo ci ha lavorato su proprio Gasperini. E se Mancini è tornato ad essere anche un atleta di livello internazionale dipende anche da questo.
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