Liti e accuse di razzismo, sputi e forfait: tra Irlanda e Israele tantissima politica e poco calcio
Le due gare di andata e ritorno sono state contrassegnate da uno scontro che è andato ben oltre le "cose di campo", con la Palestina al centro del dibattito
Le due gare di andata e ritorno sono state contrassegnate da uno scontro che è andato ben oltre le "cose di campo", con la Palestina al centro del dibattito
Dal nostro corrispondente Filippo Maria Ricci 5 ottobre - 17:03 - MADRID (SPA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleSta diventando quasi impossibile separare calcio e politica. Le ingerenze della seconda sono continue e se il presidente degli Stati Uniti arriva a chiedere alla Fifa di cancellare una squalifica di un giocatore durante una Coppa del Mondo non c’è molto altro da fare o da dire. Siamo andati oltre.
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—E in questo panorama diventa quasi normale che due partite di calcio si trasformino in uno scontro politico di ampia portata, costringendo calciatori e tecnici a muoversi su un campo minato. Che Irlanda-Israele, doppia sfida di Nations League per il gruppo B3, fosse uno scontro da circoletto rosso per le relative implicazioni politiche era chiaro da febbraio, data del sorteggio. A Dublino hanno un pensiero molto netto su quanto sta succedendo a Gaza, e considerano che il calcio non possa trasformarsi in una bolla estranea alla vita quotidiana. Il gruppo di attivisti ‘Sport for Palestine’ ha immediatamente lanciato la campagna ‘Stop the Game’ con l’obiettivo di convincere la federcalcio di Dublino a non disputare il doppio confronto con Israele, previsto in 8 giorni tra Debrecen, Ungheria, e Backa Topola, Serbia: 27 settembre e 4 ottobre le date.
IL RIFIUTO
—La Fai ha deciso di giocare, e quando siamo arrivati sotto data l’atmosfera era carica di tensione. Il portiere titolare dell’Irlanda Gavin Bazunu ha deciso di non partecipare alle due sfide, spiegando i suoi motivi via social. “La mia decisione è basata puramente su un’opinione personale secondo la quale è sbagliato uccidere persone innocenti. È importante far notare che la mia presa di posizione non è contro al popolo israeliano o la comunità ebraica, ma contro le atrocità commesse nella regione”. Bazunu è diventato un eroe in patria, ricevendo grandi complimenti dal mondo politico locale.
VOTO E PROTESTE
—Nello spogliatoio irlandese si è votato (senza Bazunu) sull’opportunità o meno di giocare, 14-8 il risultato in favore del sì secondo quanto riportato dalla stampa irlandese, e la squadra è scesa in campo. L’ha fatto con il lutto al braccio, i giocatori hanno chinato la testa durante l’inno israeliano e poi si sono rifiutati di stringere la mano agli avversari nei convenevoli protocollari prima del match. La gara è stata sospesa per 4 minuti quando i pochi tifosi presenti sugli spalti hanno iniziato a tirare in campo palline da tennis con la bandiera palestinese. C’è stato un tentativo subito stoppato di invasione solitaria e la partita è stata vinta 3-0 dagli irlandesi.
TENSIONE ALTISSIMA
—Che per il ritorno avevano scelto di giocare in campo neutro proprio per evitare possibili incidenti in patria legati alla forte opposizione pubblica al match. La vigilia però è stata complicatissima. La conferenza stampa del ct dell’Irlanda, l’islandese Heimir Hallgrimsson, è stata sospesa rapidamente dopo due domande di giornalisti israeliani: uno chiedeva un commento sull’episodio di terrorismo nel volo della FlyDubai e l’altro sulle accuse di razzismo mosse dai giocatori israeliani ai colleghi irlandesi per quanto successo nella prima sfida.
RAZZISMO E ACCUSE
—In quella stessa partita però i giocatori irlandesi si sono lamentati per lo stesso motivo: secondo loro i giocatori israeliani hanno mostrato comportamenti razzisti nei confronti del loro compagno Adam Idah e i tifosi nei confronti di Jayson Molumby, che aveva allertato l’arbitro della gara, il tedesco Osmers, che però non aveva ritenuto ci fossero gli estremi per fermare la gara. Entrambe le parti hanno respinto le accuse, e anche la conferenza stampa del ct israeliano Ran Ben-Shimon è stata tesissima per le domande dei colleghi britannici sui cori dei tifosi israeliani a sostegno della polizia militare nella prima gara.
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POLIZIA E NIENTE CALCIO
—Alla fine nel piccolo stadio serbo è arrivata la polizia per evitare che la tensione esplodesse. La partita giocata a porte chiuse è finita 1-1: di nuovo gli irlandesi col lutto al braccio e senza il saluto agli avversari, che hanno deciso anche loro di indossare la fascia nera con i numeri 7.10, il ricordo del 7 ottobre, data dell’attacco terroristico di Hamas a Israele. L’eco delle polemiche è rimasto in campo, anche perché gli irlandesi hanno accusato un giocatore israeliano di aver sputato su un membro del loro staff e gli avversari di aver messo nel mirino Molumby facendolo diventare l’obiettivo della loro aggressività fisica e verbale, attraverso il trash-talk. Il ct Ben-Shimon ha detto che i suoi ragazzi sono essere umani e che non fanno certe cose. Altissima tensione, e poco, o niente, calcio.
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