Eurolega-Nba, i dettagli della proposta: perché il tempo stringe
La Gazzetta dello Sport

Eurolega-Nba, i dettagli della proposta: perché il tempo stringe

Lunedì 5 ottobre 2026
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A Cernobbio tra i proprietari dei club europei in discussione la collaborazione con la lega Usa e una proposta con una scadenza e delle condizioni precise 

A Cernobbio tra i proprietari dei club europei in discussione la collaborazione con la lega Usa e una proposta con una scadenza e delle condizioni precise 

Davide Chinellato e Giuseppe Nigro 5 ottobre (modifica alle 23:54) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il tempo stringe. Sul tavolo dell'incontro dei proprietari di Eurolega a Cernobbio c’è la proposta di collaborazione con Nba. Una che, filtra dal meeting, non sarebbe infinita ma avrebbe una scadenza precisa, proprio questo 6 ottobre 2026, e determinate condizioni da soddisfare. Valida, dicono a Gazzetta fonti vicine alle trattative, solo se Eurolega resta esattamente com’è ora, dunque mettendo in pausa il progetto di espansione a 24 squadre e con creazione delle franchigie, su cui il CEO Chus Bueno sta lavorando in parallelo all’idea di una collaborazione con Nba. La convinzione di Eurolega a inizio meeting che possa sempre esserci margine per trattare, a prescindere dalle deadline, cozza con quello che risulta della linea Nba.

i termini

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La proposta di Nba a Eurolega, dicono a Gazzetta fonti vicine alle trattative, prevede due condizioni. La prima è che ci sia una risposta in arrivo da questa inusuale assemblea dei proprietari convocata a Cernobbio. La seconda è che l’Eurolega rimanga esattamente com’è oggi, con i suoi 13 club attuali (Olimpia Milano, Real Madrid, Barcellona, Fenerbahce, Efes Istanbul, Panathinaikos, Olympiacos, Maccabi Tel Aviv, Bayern Monaco, Asvel Villeurbanne, Baskonia, Zalgiris Kaunas più il Cska attualmente sospeso dalle competizioni). Questo è il formato su cui Nba ha modellato la sua proposta, sulla struttura che Eurolega ha al momento, non con cambiamenti sul numero degli azionisti o sul loro status. L’idea di evolversi in franchigie con anche l’aggiunta di nuove squadre, quella caldeggiata negli ultimi mesi, renderebbe nulla la proposta di collaborazione di Nba. Anche perché cambierebbe la composizione di Eurolega e i termini che formano quella che, al momento, è il vertice del basket europeo. Tutte le componenti continuano ad auspicare una collaborazione, a ribadire che lavorare insieme sia la cosa migliore per tutti: lo hanno ripetuto Adam Silver e Mark Tatum nelle loro ultime apparizioni pubbliche, lo ha fatto anche Bueno nelle sue. Ma ora è il momento di decidere.

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il vertice

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L’assemblea dei proprietari di Eurolega a Cernobbio assume quindi la dimensione di un momento potenzialmente chiave per il basket europeo. Nba sbarcherà comunque nel continente, con una sua lega che ha tutte le intenzioni di cominciare a giocare il prossimo anno e per cui le trattative con i potenziali proprietari sono così avanzate che esiste già una favorita in ciascuna delle 12 città in cui il progetto prevede franchigie permanenti (Milano, Roma, Madrid, Barcellona, Londra, Manchester, Parigi, Lione, Berlino, Monaco, Istanbul e Atene), con club di calcio (il Deputy Commissioner Mark Tatum la scorsa settimana era all’assemblea della European Football Club, e oltre a parlare sul palco ha avuto colloqui con Psg, Barcellona, Real, Bayern e Milan) e club di basket pronti a farne parte. Un progetto che andrà avanti con o senza Eurolega. Spetta ai proprietari, riuniti a Cernobbio, decidere ora cosa fare: da una parte c’è una proposta di partnership, una a cui dire sì cominciando a esplorarla immediatamente, oppure da rifiutare. Un’offerta che però prevede che Eurolega abbandoni l’idea di un cambio di formato e rimanga esattamente com’è. Altrimenti l’offerta non sarà più valida e quella collaborazione che tutti auspicano per il bene del basket europeo diventerà decisamente più difficile.

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