Edwards ha fame, i Lupi lo seguono: Minnesota sogna in grande
La Gazzetta dello Sport

Edwards ha fame, i Lupi lo seguono: Minnesota sogna in grande

Martedì 6 ottobre 2026
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Fisico, personalità e ambizione: riuscirà a trascinare i Timberwolves alle prime Finals della storia?

Fisico, personalità e ambizione: riuscirà a trascinare i Timberwolves alle prime Finals della storia?

Riccardo Pratesi Collaboratore 6 ottobre - 07:56 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Ha movenze jordanesche. Il complimento per eccellenza. Anthony Edwards coi suoi salti da ghepardo è la stella Nba che più ricorda Michael Jordan, il riferimento per tutti quando si parla di pallacanestro. La 25enne guardia dei Minnesota Timberwolves è una gioia per gli occhi per atletismo, talento, passione contagiosa e spontaneità dei comportamenti. Naturali, quasi bambineschi talvolta. Ma sarà anche l’uomo della provvidenza, quello capace di trascinare i Lupi alle prime Finals della storia di franchigia? La risposta non è scontata. Perché la sua maturità sul parquet e fuori dal campo è tutta da dimostrare. 

casa dolce casa

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Di una cosa però potete stare certi: Ant non fa il broncio perché gioca al freddo di Minneapolis lontano dai grandi mercati, perché non ha di fianco chissà quali fenomeni. “Sono felice”. Ha risposto così a chi al media day gli domandava se Minny fosse forzata ad accontentare chissà quali suoi desiderata per tenerselo stretto, nel prossimo futuro. “Parlate di me? Io sono felice qui”. Lui pensa solo a giocare a basket. Perché gli piace da impazzire, perché lo sa fare bene, come pochi altri al mondo, perché lo sport gli ha dato tutto quel che sognava: ricchezza, fama e vetrina planetaria. Non si preoccupa di essere o meno il talento statunitense più abbagliante della sua generazione o delle aspettative in termini di pressione. Ant non pensa a “pesare” il valore dei compagni di squadra, dice semmai “‘mi piace chi è arrivato in spogliatoio” per commentare il mercato dei suoi. Pensa a giocare, migliorare e battere gli avversari. Lui è fatto così. Non sarà mai il campione più cerebrale o di letture sapienti sul parquet, ma l’autenticità e la semplicità dei suoi comportamenti, talvolta persino infantili, lo rendono popolarissimo. Vero, comprensibile, alla portata di tutti sui social media. Addirittura paragonabile per stile, solo quello per carità per non peccare di blasfemia, col più forte di sempre. 

buoni propositi

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Ant s’è messo in testa di tornare a fare la differenza in difesa. “Penso di non aver difeso forte come avrei dovuto nell’ultimo paio d’anni perché in attacco iniziavo i giochi e dovevo far canestro tutte le volte. Mi stancavo. Ora che è arrivato LaMelo (Ball) come regista senza l’impegno di quei compiti in difesa posso fare di più”. Pensiero stupendo per chi tifa per i Wolves. Con quei mezzi fisici e la rapidità di piedi può appiccicarsi a chiunque, sul perimetro. Un adesivo implacabile se può seguire i suoi istinti senza doverci ragionare troppo su. 

born in the usa

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La vecchia guardia non molla un centimetro. LeBron James, Steph Curry e Kevin Durant sono ancora il presente del gioco, ma i ricambi a stelle e strisce non sono per nulla male. Su tutti Ant, come potenziale secondo a nessuno, Jalen Brunson, Mvp delle Finals 2026, Cade Cunningham, che ha trascinato Detroit alla conquista dell’Est nell’ultima stagione regolare, e Jaylen Brown il cui arrivo a Philadelphia ha convinto LeBron a scegliere i 76ers come sua ultima squadra. Più Jayson Tatum, Donovan Mitchell e il rampante Cooper Flagg. Edwards non ha toccato la soglia minima delle 65 partite disputate nell’ultima stagione, non ha quindi potuto essere eleggibile per i premi individuali, ma nel 2024 e 2025 era stato votato nel secondo miglior quintetto Nba. Lui è già una realtà, non una proiezione futurista. 

il rientro

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Ha impressionato per l’attaccamento alla maglia, poi. Mai scontato in un mondo di show business nel quale gli interessi individuali e quelli di squadra non sono sempre vasi comunicanti. Ant si era infortunato al ginocchio sinistro contro Denver nella serie di primo turno degli ultimi playoff e sembrava perso per il resto della post season. Invece è tornato protagonista appena 10 giorni dopo segnando 18 punti, 11 nell’ultimo quarto di Gara 1 della semifinale di Conference dell’Ovest vinta da Minnesota a San Antonio. La serie se la sono poi presa 4-2 gli Spurs, ma il coraggio e la dedizione alla causa di Edwards non sono passati inosservati. Quel che ha fatto non era scontato. Si è preso i rischi del mestiere, ha anticipato i tempi di recupero, ha voluto esserci comunque. Anche non al meglio. 

fame da lupi

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I Wolves targati Edwards ai playoff sono stati spesso una mina vagante. Capaci di raggiungere la finale di Conference nel 2024 e 2025 pareggiando così il miglior risultato di franchigia, ottenuto per la prima volta nel 2004. Però le Finals restano un tabù. Ant è convinto di poter cambiare il copione della storia. Improbabile succeda nel 2027, però. A Minneapolis sperano che l’addio di Julius Randle si riveli un’addizione per sottrazione. Il quintetto base per talento e atletismo è spettacolare: Ball e Edwards come esterni, Jaden McDaniels e il nuovo acquisto Jonathan Kuminga da ali titolari, Rudy Gobert come centro e ancora difensiva. Però San Antonio e Oklahoma City paiono di una categoria superiore e in assoluto ai Lupi manca un giocatore cerebrale che funzioni da bussola nei momenti di tempesta. Edwards non se ne fa un cruccio, se la prossima primavera diventasse ancora più jordanesco del solito, ai playoff, potrebbe bastare comunque. I Wolves hanno una fame (di successi) da lupi e Ant è capobranco feroce. Non sarà facile fermarlo.

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