Thorpe: "C'è più omosessualità nello sport di quanto si pensi, ora nuoto per i diritti"
L’australiano, dopo i record nel nuoto, confessa: "CHo fatto coming out in televisione mentre ero lontano dalla mia famiglia e non sapevo come avrebbe reagito. C’è un mondo migliore, io ho vinto la depressione"
L’australiano, dopo i record nel nuoto, confessa: "CHo fatto coming out in televisione mentre ero lontano dalla mia famiglia e non sapevo come avrebbe reagito. C’è un mondo migliore, io ho vinto la depressione"
Dal nostro inviato Sergio Arcobelli 6 ottobre - 09:58 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCinque volte campione olimpico, in acqua Ian Thorpe è stato potente e devastante; fuori, sensibile e misurato. Con la Gazzetta ha parlato di sport, salute mentale, diversità, Brisbane 2032 e della sua vita privata. Senza mai sottrarsi.
Thorpe, è felice?
"Molto. Ma non sempre lo sono stato. Ho sofferto di depressione e credo di essere stato il primo atleta famoso a parlarne pubblicamente. Oggi lo fa anche Michael Phelps, ma allora era molto più difficile".
Il nuoto mette a dura prova anche la testa?
"Sì. Un nuotatore non sempre può decidere quando fermarsi e dire: "Dopo le Olimpiadi mi prendo sei mesi per occuparmi della mia salute mentale". Per questo in Australia abbiamo cercato di dare più stabilità al sistema, portando da quattro a cinque anni i contratti degli allenatori. Così non si vive solo in funzione del ciclo olimpico".
Lei sarà coinvolto in Brisbane 2032.
"Sono consulente e mi occupo soprattutto dell’esperienza degli atleti. Saranno Giochi diffusi e il Queensland è enorme: le distanze saranno una sfida e guardiamo con attenzione a Milano-Cortina".
VIDEO: "Ian Thorpe: Stile libero". Guarda l'evento completoNe ha parlato con qualcuno?
"Sì, con Federica Pellegrini. E sono felice che presidente del Cio sia Kirsty Coventry, una nuotatrice".
Il velocista Gout Gout è il nuovo fenomeno dello sport australiano. Lo ha conosciuto?
"Sì. In lui vedo lo stesso entusiasmo che avevo io da ragazzo. I suoi genitori arrivano dal Sud Sudan e la sua storia rappresenta bene l’Australia".
Come quella dell’aborigena Cathy Freeman?
"Esatto. Il suo oro nei 400 metri a Sydney 2000 ha contribuito a sanare le ferite della colonizzazione e a colmare il divario tra australiani indigeni e non indigeni".
Lei continua a battersi per la diversità. Perché?
"Perché credo nell’equità, nel fair play e nell’inclusione. Che si parli di identità sessuale, razza o religione. Lo sport dovrebbe essere un elemento di uguaglianza. Se perdiamo questo, perdiamo tutto".
Lei ha vinto quella che è stata definita la gara del secolo: i 200 stile libero di Atene 2004.
"Ho battuto Van den Hoogenband e Phelps, ma in quella finale c’erano anche tanti altri campioni".
Ai soldi non ha mai dato troppo peso.
"Mi sono reso conto di essere privilegiato. Così ho deciso che non avrei gareggiato per i soldi e che ciò che avrei guadagnato sarebbe andato in beneficenza. Quando nel 1999 ho battuto quattro record mondiali in quattro giorni ho pensato alle persone meno fortunate".
Oggi nuota ancora?
"No. Ho una protesi a una spalla e il chirurgo mi ha detto di non farlo. E sono sempre allergico al cloro, per via di un problema alle adenoidi al naso. Ora vado in piscina soprattutto per le telecronache".
Come è iniziato tutto?
"Per caso. Mia sorella si era rotta un polso e il medico le aveva consigliato di nuotare. L’ho seguita. Mio padre avrebbe voluto che giocassi a cricket".
E l’Italia?
"La amo. Vengo almeno una volta all’anno, ho alcuni amici e adoro i laghi. Trovo che lo stile di vita italiano e quello australiano siano abbastanza simili".
Poi c’è Giorgio Armani.
"L’ho conosciuto a 18 anni, a New York. Mi vestiva e, in un certo senso, continua a farlo anche oggi. Quando sono in Italia avviso la sua famiglia".
A proposito della Grande Mela: si sente sopravvissuto dopo l’11 settembre?
"Ero lì quel giorno. Dovevo recarmi lassù, sulle Torri Gemelle, ma avevo dimenticato la macchina fotografica in hotel e tornai indietro per prenderla. Fu la mia salvezza".
Paltrinieri dice che lei è stato il suo idolo.
"Mi fa molto piacere. Gregorio è un bravissimo ragazzo e viene spesso ad allenarsi in Australia. Quest’anno sono venuti anche Ceccon e Quadarella. E sono curioso di vedere D’Ambrosio".
Al Festival dello Sport di Trento ha parlato anche del suo coming out. Quanto è difficile essere gay nello sport?
"Ancora molto. Ci sono più atleti gay e queer di quanti ne sappiamo, ma molti non si sentono liberi di parlarne. Lo sport è uno specchio della società".
Quando ha avuto più paura?
"Quando ho capito che stavo nascondendo una parte di me. E mi stava consumando. Ho fatto coming out in televisione mentre ero lontano dalla mia famiglia e non sapevo come avrebbe reagito. Mio padre? Mi ha detto: "Ok, ti vogliamo bene". Era esattamente ciò che volevo sentire".
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