Voto incerto in giunta e conflitti di interesse: così Buonfiglio ha offerto a Malagò di fare il commissario di Malagò
Dopo un mese ad altissima tensione, adesso la soluzione appare quasi surreale: la Figc sarà commissariata ma il presidente resterà al vertice
Dopo un mese ad altissima tensione, adesso la soluzione appare quasi surreale: la Figc sarà commissariata ma il presidente resterà al vertice
Elisabetta Esposito Giornalista 6 ottobre (modifica alle 09:56) - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCambiare tutto per non cambiare niente. La citazione di uso comune, peraltro leggermente distorta rispetto all’originale de Il Gattopardo, sembra perfetta per descrivere quello che sta accadendo intorno alla Figc. Perché dopo un mese ad altissima tensione, con frecciate zeppe di veleno, schieramenti, voltafaccia, ammiccamenti e provocazioni con al centro il commissariamento della Federazione per il mancato tesseramento del suo presidente, adesso la soluzione appare quasi surreale: Malagò commissariato e Malagò commissario.
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—In realtà dietro c’è molto più di un apparente corto circuito. Il colpo di scena è arrivato ieri quando il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha chiamato Malagò chiedendogli un incontro questa mattina prima della Giunta chiamata a esprimersi sulla situazione della Figc. Il Coni all’ultimo momento cerca una mediazione e il motivo è piuttosto chiaro: si è reso conto che, nonostante tutti gli sforzi, il rischio che la proposta di commissariamento fosse respinta era alto e quello di perdere poi i ricorsi davanti alla giustizia ordinaria ancora di più. Per questo ha scelto di fare un passo indietro, cercando un accordo che eviti una spaccatura della Giunta. Stiamo parlando, ricordiamolo, dell’organo di governo del Coni e se si esprimesse contro il suo presidente lo metterebbe in una posizione decisamente scomoda, tanto da renderne opportune le dimissioni. E non sarebbe stato affatto bello nemmeno uscire sconfitti al Tar. Meglio allora ragionare insieme, smussando gli angoli e cercando un accordo. Quale? A questo punto è praticamente certo che la Figc venga commissariata pagando il prezzo per l’errore commesso al momento dell’ammissione della candidatura di Malagò, ma che lui stesso diventi il commissario. Il presidente Figc valuterà attentamente la proposta, chiedendo le necessarie garanzie, ma è probabile che alla fine una quadra si trovi e la soluzione venga approvata sia dalla Giunta in blocco che dal Consiglio Nazionale.
il futuro
—Che cosa succederà poi? A brevissimo Malagò versione commissario convocherà nuove elezioni, che da Statuto dovranno tenersi tra i 60 e i 90 giorni dopo l’atto. Il presidente/commissario non vuole perdere tempo, anche per ridare in fretta stabilità a quella Federazione che meno di quattro mesi fa lo ha sostenuto con quasi il 70% delle preferenze. Quindi si ricandiderà, questa volta sventolando la fantomatica tessera federale che prenderà durante il commissariamento, rimettendosi in gioco per continuare la famosa «rivoluzione culturale» del sistema calcistico italiano che per ora — a causa di una sequela di problemini e problemoni — si è solo intravista. È facile che sia l’unico candidato in corsa, anche se qualche nuova trattativa sarà comunque necessaria. Di certo quanto accaduto ieri nell’assemblea informale della Lega Serie A è un bel segnale anche in prospettiva. In una dura nota i club hanno espresso il loro "completo supporto" a Malagò, ritenendo "del tutto inopportuno" il commissariamento, ovviamente se avesse implicato rivoluzioni o possibili ingerenze politiche.
cosa è cambiato
—Ma come si è arrivati a questo punto? Malagò nell’ultimo periodo aveva conquistato la fiducia di diversi membri di Giunta, in particolare dei rappresentanti di atleti e tecnici impressionati per come stesse difendendo la Federazione e lo sport nella sua autonomia. La famosa conta delle preferenze tra i 15 votanti in Giunta (al netto di tutte le possibili questioni sul conflitto d’interessi che comunque potrebbero avere avuto un loro peso) stava diventando quindi sempre meno favorevole al commissariamento promosso da Buonfiglio. Poi c’è l’importante capitolo pareri. Anche se in Giunta probabilmente non sarebbero riusciti a cambiare troppo le cose, di certo le riflessioni espresse dagli esperti sentiti dalla Federcalcio hanno fatto parecchio rumore, non solo al Coni ma anche dalle parti di Palazzo Chigi. Ci si è resi conto che, ammesso che fosse arrivata una comunque difficile vittoria all’interno del Coni, difficilmente ci si sarebbe salvati davanti a Tar e Consiglio di Stato. Merito soprattutto del passo avanti che ha fatto la Figc, guidata in quest’operazione dal suo legale Giancarlo Viglione, rispetto a quanto chiesto dal Coni ai suoi quattro giuristi di fiducia. La scelta di interpellare tre dei cinque esperti — tra cui Bernardo Mattarella — sul commissariamento come "atto dovuto" ha fatto registrare un importante punto a favore di Malagò. Tutti infatti hanno sottolineato come, anche ammettendo che il mancato tesseramento fosse irregolare, non ci fossero in alcun modo gli estremi per configurare "la grave violazione" indispensabile da Statuto per procedere con il commissariamento. Il calcio italiano e lo sport tutto possono ora tornare a respirare e a guardare al futuro con una certa serenità e un po’ di ottimismo, forti pure dei risultati arrivati, nonostante tutto, da azzurri e azzurrini. "Sono veramente contento, eravamo arrivati ad un punto davvero troppo basso — ha detto Gianni Petrucci —. Malagò e Buonfiglio sono due persone intelligenti, quindi se ci sarà un incontro capace di risolvere tutti i problemi del Coni e del calcio sarà molto importante".
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