Infortunio di Sinner, parla l'esperto: "Con un po' di tempo e lavoro tornerà competitivo"
La Gazzetta dello Sport

Infortunio di Sinner, parla l'esperto: "Con un po' di tempo e lavoro tornerà competitivo"

Martedì 6 ottobre 2026
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La sindrome della bandelletta ileotibiale si risolve: la carriera di Jannik non è compromessa. Il dottor Fabrizio Tencone spiega: "Ha un ottimo team con sé. Stringendo i denti, un po’ con le cure, piano piano passa"

La sindrome della bandelletta ileotibiale si risolve: la carriera di Jannik non è compromessa. Il dottor Fabrizio Tencone spiega: "Ha un ottimo team con sé. Stringendo i denti, un po’ con le cure, piano piano passa"

Federica Cocchi Giornalista 6 ottobre - 11:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il dolore è una costante della vita e della carriera di tutti i giocatori di altissimo livello. Jannik Sinner non fa differenza e l’infortunio al ginocchio destro - pare la sindrome della bandelletta ileotibiale - è uno dei più comuni. Il dottor Fabrizio Tencone, medico dello sport oggi direttore del centro Isokinetic di Torino e per 17 anni medico della Juventus, ha visto e curato i tendini dei più grandi campioni e a lui abbiamo chiesto di fare chiarezza su queste patologie. 

Dottor Tencone, l’infortunio che si attribuisce a Sinner, la sindrome della bandelletta ileotibiale, è preoccupante? 

"Premetto che non avendolo visitato siamo sempre nel campo delle ipotesi, ma se fosse stata una cosa molto grave, se ci fosse stato qualcosa di rotto oppure danneggiato, sicuramente l’ortopedico francese che l’ha visitato avrebbe optato per l’operazione. Si parla di gestione conservativa e questa, se vogliamo, è la conferma di una gravità modesta dal punto di vista del suo infortunio. Le patologie croniche, i problemi tendinei, sono molto frequenti in tutti gli sportivi e tutte si gestiscono in modo conservativo, perché l’atleta riesce, un po’ stringendo i denti, un po’ con le cure, piano piano a risolverle". 

Giocare sul dolore, può essere pericoloso? 

"Il dolore è una componente familiare, quotidiana, dello sport ad alto livello: quello muscolare da allenamenti o di qualche infiammazione. Quindi il dolore di solito non è lo spauracchio maggiore per un atleta, se non è qualcosa di acuto che arriva facendo qualche movimento improvviso. Nel caso del giocatore, questo è un dolore che probabilmente sta limitando la sua performance e quindi cerca di risolverlo prima di ricominciare". 

Ma se Jannik decidesse di fermarsi, nel 2027 tornerebbe quello di prima? 

"Per quello che si legge, la sua è una patologia infiammatoria. Se è confermata questa sofferenza della bandelletta, di questo particolare tendine un po’ strano, parliamo di un problema che non comprometterà assolutamente la sua carriera". 

Ci vuole molta pazienza, quindi, ma si guarisce. 

"È una cosa che si risolverà. E quando si parla di tendini i tempi sono sempre medio-lunghi, non meno di 12 settimane, per avere qualche risultato. E infatti lui è in una situazione di questo genere. Alcaraz per i tendini del polso è rimasto fuori un po’ di più, e adesso sta rientrando pare in buone condizioni. Noi medici dello sport, siamo un po’ più abituati a gestire queste situazioni. Perché l’ortopedico è un grande esperto quando bisogna intervenire, però la gestione quotidiana è soprattutto di noi medici dello sport". 

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Oltre al tempo, è necessario fare un lavoro di rinforzo muscolare in questi casi? 

"La medicina per una tendinopatia, oggi lo sappiamo per certo, è il recupero della forza, perché lavorando bene sulla muscolatura si danno stimoli addirittura riparativi sul tendine che magari non guarisce al 100% perché è una struttura certamente difficile da curare, ma comincia a star bene sulla forza e abbiamo visto che va fatto con un po’ di dolore". 

In che senso? 

"Ci sono alcuni programmi di riabilitazione dei tendini dove, quando gli esercizi che stai facendo per recuperare non ti fanno più un po’ male, devi aumentare certi carichi perché riprendano a farti un po’ male mentre li fai. La cura oggi più certa dal punto di vista scientifico e pratico, è l’esercizio, il rinforzo fatto con un pochino di dolore. Quindi parola d’ordine: rinforzare". 

Ora cosa dovrebbe fare il numero 1 al mondo? 

"Affidarsi al suo staff medico, che è preparatissimo e seguire le indicazioni terapeutiche che gli sono state prescritte. Ci vuole lavoro, e tempo, ma alla fine tornerà sano e competitivo".

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