Bentivegna, che storia: "Messi mi 'raccomandò', dissi 'no' all'Inter e feci espellere Donnarumma..."
L'attaccante della Casertana esordì a 18 anni in Serie A con il Palermo: "Pochi minuti ma indimenticabili, è la mia squadra del cuore. Leo doveva scegliere un giovane talento per Nazione e fece il mio nome, ero senza parole. Quest'anno voglio arrivare in fondo ai playoff"
L'attaccante della Casertana esordì a 18 anni in Serie A con il Palermo: "Pochi minuti ma indimenticabili, è la mia squadra del cuore. Leo doveva scegliere un giovane talento per Nazione e fece il mio nome, ero senza parole. Quest'anno voglio arrivare in fondo ai playoff"
Lorenzo Topello Collaboratore 10 febbraio - 16:42 - MILANOA immaginare per primo i gol di Accursio Bentivegna fu uno psicologo: “A scuola ero timido, facevo fatica ad esprimermi. Mi mandarono da uno specialista, e dopo qualche seduta lui mi consigliò di provare a spiegarmi col calcio”. Il viaggio inizia da uno studioso di Freud, prosegue su un volo Palermo-Milano che poteva essere di sola andata, fa capolino persino in un documentario su Maradona e sbarca alla Casertana, in piena zona playoff di Serie C, a suon di gol pesanti. Ma nel curriculum di Bentivegna da Sciacca, Agrigento, a un certo punto i mestieri si stavano moltiplicando: “Ho fatto l’attore una volta, ma è stato pesante. Mio padre mi ha vietato di diventare pescatore come lui: voleva che sognassi di fare il calciatore fino in fondo. Ho realizzato il suo desiderio. E anche il mio, nonostante Messi…”.
VIDEO: Cani, cori, risate e rime: il video di auguri della Serie C è genialeGià, nella sua vita è comparso pure lui. E di prepotenza. Merito di una lista stilata dalla Pulce nel 2015: i 10 talenti del futuro. C’era anche Bentivegna.
“Un progetto Adidas gli chiedeva di sceglierne uno per nazione. Per l’Italia lui puntò su di me. Quando venni a saperlo rimasi senza parole. Avevo fatto un ottimo Torneo di Viareggio, ma non pensavo che potesse notarmi persino Messi”.
A posteriori, quella nomination le ha fatto bene o male?
“Di sicuro ha creato un gran numero di aspettative su di me. È un ciclone che ti investe e può cambiarti la vita, anche al punto da ritorcersi contro di te. Io non a caso ho vissuto una parabola discendente, passando dalla Serie A alla C”.
Lei era un teenager, eppure aveva già esordito in A, col Palermo.
“Furono pochi minuti, ma indimenticabili: il Barbera era un’arena gigantesca. Giocavo con la mia squadra del cuore, per poco non riuscii anche a segnare col Cagliari: Brkic me la parò”.
Ci tolga subito il dubbio. Ma lei e gli altri 9 lo avete incontrato Messi?
“Dovevamo, ma l’appuntamento fu cancellato per via dei suoi impegni. Un dispiacere”.
Tutt’altro che un dispiacere parlare invece del momento della sua Casertana: siete quinti in mezzo alle superpotenze del Girone C.
“Stiamo andando forte e non vogliamo rilassarci. Lassù con noi ci sono squadre che non c’entrano nulla con la terza serie, ma affrontarle ci dà stimoli unici”.
Qual è stata la partita manifesto della Casertana quest’anno?
“Difficile sceglierne una sola. Quella a cui tengono tutti di più è il derby con la Salernitana, ma abbiamo perso. Quindi mi auguro di poter incorniciare il match di ritorno”.
Lei ha timbrato già 7 gol. Lo sa che ogni volta che lei segna la Casertana vince?
“Per me è un onore: 7 gol sono tanti e mi rendono orgoglioso. Posso solo ringraziare staff, società e compagni che hanno sempre creduto in me”.
In lei hanno creduto in parecchi, fin da piccolo. Ma cosa ci faceva nel cortometraggio Maradona baby, da ragazzino?
“In quel periodo un regista girava sui campi alla ricerca di un ragazzino che sapesse palleggiare bene. Un pomeriggio venne alla Kronion, la mia scuola calcio. Scelse me”.
E com’è andata la carriera da attore?
“È stato un po’ pesante: ripetevamo molte parti dalla mattina alla sera. Non ero abituato a determinate cose, ero un bambino”.
Dopo il cinema è stata la volta del calcio, quello vero. Su di lei arrivò l’Inter.
"Presi un aereo con papà per conoscere i dirigenti del settore giovanile. Sul volo di ritorno lui mi chiese: ‘Ti è piaciuta Milano?’. Io gli dissi di no. E lui: ‘Neanche a me’. La verità è che ero ancora un ragazzino, mi avevano condizionato il freddo e la pioggia incontrati subito in città. E se avessi accettato l’Inter, comunque, si sarebbe dovuta trasferire al Nord tutta la famiglia”.
Ripeterebbe la scelta?
“Sì, perché ciò ha significato entrare nel Palermo. La mia squadra del cuore, quella che mi ha fatto esordire in A”.
Rimasero fulminati, come Messi, dal Torneo di Viareggio 2015. Quello in cui segnò una doppietta al Milan di Donnarumma.
“Sì, anche se Gigio di gol ne prese uno solo, perché poi mi falciò in un’uscita a centrocampo e venne espulso…”.
Ma si vedeva che era un predestinato?
“Eccome. Nel giro di pochi mesi Mihajlovic lo fece debuttare in A. Un fuoriclasse”.
VIDEO: Milan, Fullkrug: l'arrivo alla Madonnina per le visite medicheCome quelli che ha conosciuto negli anni di Palermo: Dybala, Vazquez, Belotti…
“Paulo all’inizio fece fatica, ma venne fuori grazie a qualità indiscutibili. In allenamento ci lasciava senza parole. Con Belotti mi sento ancora ogni tanto: scambio messaggi con lui, Emerson e Lazaar. E in squadra c’è anche Enzo Maresca: si vedeva che aveva futuro come allenatore, perché era prima di tutto una persona molto intelligente. Ci vedeva lungo”.
Fra Palermo e Caserta trascorre un decennio di prestiti in giro per l’Italia. Como, Ascoli, Carrarese, Juve Stabia, Imolese, Novara… tutte scelte giuste?
“No, non tutte, soprattutto nella prima parte di carriera. Avrei dovuto pensare solo a giocare, dovevo mettermi in mostra. E invece ho commesso più di un errore. A Carrara però ho vissuto momenti splendidi con Baldini, al netto degli infortuni: è un motivatore più che un mister. Persona pazzesca”.
Un consiglio di Baldini che l’ha segnata?
“Ognuno dentro di sé ha sempre qualcosa in più da dare. E ripenso a volte anche a ciò che mi disse Iachini, quando stavo per segnare il primo gol col Palermo”.
Cioè?
“Dovevi angolarla. Col cavolo che Brkic te la parava…”.
Un mito oltre all’inevitabile Messi?
“Non mi perdevo una gara di Del Piero. E il mio colpo preferito rimane proprio il tiro a giro, come li faceva lui”.
È periodo di cenoni e buoni propositi per il 2026. Il suo?
“La doppia cifra per portare a cena fuori la squadra. E vedere la Casertana che arriva fino in fondo ai playoff: non siamo i più forti, ma sappiamo soffrire più di altri. Un po’ come l’anno scorso al Pescara: alla fine abbiamo avuto ragione noi, durante quei playoff”.
Tornerebbe a Palermo?
“Magari. È casa mia, dopotutto: ci siamo andati vicini quando c’era Baldini, ma io ero alla Juve Stabia e non mi fecero muovere da lì”.
Fioretto: se la Casertana sale in B, Bentivegna cosa fa?
“Potrei radermi i capelli a zero”.
Ora una provocazione: 15 gol con la Casertana o il Palermo in A?
“Se sono 15 gol che ci permettono di andare in Serie B scelgo quelli. Ma se non dovessero valere nulla, lei mi capisce…”.
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