Malagò ora riparta. E dalle macerie di oggi nasca un nuovo Coni
La politica ha cercato di occupare lo sport, più che occuparsene
La politica ha cercato di occupare lo sport, più che occuparsene
Stefano Barigelli Direttore 7 ottobre - 00:14 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleAnche se sembra di essere tornati al punto di partenza, niente invece sarà più come prima. L'inutile, pretestuosa battaglia per una tessera mancante lascia solo macerie. Con il penoso dietrofront Buonfiglio ha salvato la poltrona, non la faccia. Che in molti hanno perso con lui, anche questo va detto. Malagò sarà il commissario in attesa di essere rieletto alla Federcalcio, dunque certamente ha vinto, ma ha meno tempo: lo aspettano due anni in cui dovrà mettere a terra le promesse fatte in campagna elettorale, soprattutto ai club di Serie A che lo hanno proposto, sostenuto, eletto. Avrà pochi bonus nel portafoglio, però. Gran parte li ha bruciati. La fiducia nel nuovo corso federale in diversi protagonisti del nostro calcio non è la stessa della primavera scorsa. Non c'è alcun dubbio che abbia commesso errori. Su questo la Gazzetta non ha fatto sconti a Malagò. E non gliene farà nemmeno in seguito. Sta di fatto che dall'insediamento ad oggi non c'è stata una settimana senza un inciampo. Alcuni li ha causati lui: vedi la vicenda non memorabile del commissario tecnico, con la girandola Maldini-Leonardo-Mancini-Ranieri. Altri sono stati determinati da chi fin dall'inizio ha cercato di contrastarlo con qualsiasi mezzo.
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—Andiamo con ordine. Il calcio italiano ha subito un primo scossone con l'inchiesta annunciata come nuova calciopoli e finita invece nel nulla assoluto: ha pagato il conto solo Rocchi, scagionato dopo essere stato travolto da false ricostruzioni, illazioni, perfino menzogne. In quei giorni si è cominciato ad evocare la parola commissario, un vocabolo che in quarant'anni ho sempre sentito pronunciare nello sport solo dagli sconfitti. Gli avversari si battono in campo aperto, col voto. Non negli uffici di avvocati, peraltro nemmeno capaci. Poi dopo l'inchiesta del pm napoletano Ascione, finito felicemente a Roma alla Procura generale europea, c'è stato il caso del pantouflage, cioè dei divieti imposti a chi passa da una società controllante a una controllata. Anche qui zero risultati. Se non altro la farsa in questo caso è durata poco, il tempo sufficiente per sentire riecheggiare di nuovo il commissariamento salvifico. Infine siamo arrivati alla tessera mancante a Malagò, che si voleva far passare per negligenza gravissima. Cioè l'errore di un impiegato o di un segretario poco attento presentato come la prova regina di un delitto insoluto da anni.
il coni inizi un nuovo percorso
—Giorni e giorni a guardare uno spettacolo avvilente: il presidente del Coni che attacca ferocemente l'ex presidente, senza il quale non sarebbe mai stato eletto. L'Uefa e il Cio hanno assistito sbigottiti e preoccupati. L'epilogo ha sfiorato il grottesco. Prima conclusione. La politica esce malissimo, ha preferito fin qui occupare lo sport, piuttosto che occuparsene. Diciamo che non ha portato bene. Il calcio italiano ha bisogno di riforme, di sostegni, anche di controllo certo, di indirizzi senz'altro. Ma finora non s'è visto nulla di tutto questo. Seconda conclusione. Il Coni deve aprirsi a una stagione nuova. Va cambiato il gruppo dirigente, va ricreato entusiasmo, il palazzo deve essere liberato dai parassiti con la vocazione al complotto, il cui unico sport praticato è compulsare l'agenda telefonica. Non basta emozionarsi all'inno di Mameli e infilare medaglie al collo di chi onora la maglia azzurra. I tempi richiedono altro. Al termine del quadriennio il Coni deve trovare nomi e forze per cominciare un nuovo percorso. Capacità, modernità, efficienza, energia. Di questo avrà bisogno il Coni. Usiamo le macerie di oggi per le fondamenta di domani.
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