L'ultima di Messi tra cartellini e selfie col Benin. "È il giorno più triste della mia carriera"
La Gazzetta dello Sport

L'ultima di Messi tra cartellini e selfie col Benin. "È il giorno più triste della mia carriera"

Mercoledì 7 ottobre 2026
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Le parole del capitano al Monumental dopo la sua ultima gara con l'Argentina: "È difficile dire qualcosa oggi, sto pensando a mio papà". Il regalo dell'arbitro, mentre gli avversari...

Le parole del capitano al Monumental dopo la sua ultima gara con l'Argentina: "È difficile dire qualcosa oggi, sto pensando a mio papà". Il regalo dell'arbitro, mentre gli avversari...

Francesco Albanesi 7 ottobre - 06:28 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La sua “last dance” l’ha chiusa con una punizione dal limite calciata forte… direttamente in curva. Era la terza di serata: nelle prime due, il portiere del Benin aveva deciso di mettersi di traverso. Le lacrime, però, Leo le aveva già versate a inizio partita. Poi si è sciolto, ha iniziato a sorridere e si è goduto gli ultimi minuti con la casacca argentina. Dietro questa storia ci sono sacrifici, cadute e momenti complicati. Soprattutto negli anni in cui il Mondiale era l’unico gradino che gli mancava per sedersi definitivamente allo stesso tavolo di Diego Armando Maradona. C’è stato persino un momento in cui Messi veniva accusato di non sentire abbastanza la maglia Albiceleste, perché le finali continuavano a finire male e qualcuno arrivava a dire che al Barcellona si impegnasse di più. Leo quelle critiche le ha vissute malissimo. Nel 2016, dopo la sconfitta ai rigori contro il Cile in finale di Copa America - con tanto di rigore sbagliato nella sequenza finale - arrivò addirittura ad annunciare: “Per me la Seleccion è finita”. Fortunatamente è rimasto. Anche grazie a papà Jorge. E ha continuato a crederci. Dopo 7.720 giorni da quel debutto contro l’Ungheria nel 2005, terminato con un’espulsione, Messi ha perso, vinto, segnato, stabilito record, pianto e sorriso. 

VIDEO: Messi, la metropolitana di Buenos Aires lo omaggia prima della sua ultima partita

LE PAROLE DI MESSI

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“È difficile dire qualcosa oggi, sto pensando a mio papà”. Messi parla al centro del campo al termine della partita, circondato dalla sua famiglia. “È stato un grande orgoglio difendere questa maglia. Ho lottato, dando sempre il massimo”. Poi arriva la frase che racchiude tutto: “Giocare con l’Argentina è la cosa più bella che ti possa succedere”. Leo non piange più. Sopra di lui, il cielo di Buenos Aires si trasforma in uno spettacolo di luci e proiezioni olografiche: compare Messi con la Coppa del Mondo, il logo dell’Argentina, immagini che sembrano quasi voler trattenere ancora per qualche minuto un’epoca che sta finendo. “Ho sempre avuto di fianco dei guerrieri. Mi mancherà molto giocare qui. Grazie a tutti per quello che ho vissuto. Non dimenticherò mai la prima partita giocata qui dopo il Mondiale vinto”. Poi la frase più dolorosa: “Oggi è il giorno più triste della mia carriera”. E subito dopo, però, il sorriso: “Adesso sarò dalla vostra parte a tifare con voi. Quando siamo uniti, siamo più forti di chiunque altro. Vi voglio bene, mi mancherete. Sono orgoglioso di essere argentino e di aver realizzato i miei sogni con voi”. 

I SELFIE COL BENIN

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A fine partita l’arbitro gli ha regalato i cartellini come ricordo. Poi è partito il momento più surreale della serata: i giocatori del Benin hanno accerchiato Messi con i telefoni per farsi un selfie. Comprensibile, d’altronde. Leo, però, schiacciato dalla calca, a un certo punto ha perso la pazienza e si è arrabbiato con uno di loro. Del resto, anche i fenomeni hanno bisogno di ossigeno. Resta poi da capire cosa succederà alla maglia numero 10, che Messi indossa dal 2009. Ritirarla non è possibile: la Fifa impone alle squadre, nei Mondiali e nelle competizioni ufficiali, di assegnare ai convocati i numeri dall’1 al 26. Si potrebbe lasciare libero il 10, convocando 25 giocatori, ma rinunciare a un uomo solo per non dare quel numero a qualcun altro sarebbe quantomeno bizzarro. Nelle amichevoli, invece, il 10 potrebbe teoricamente restare senza padrone. A Buenos Aires, intanto, parte la festa: bus scoperto e celebrazioni per tutta la notte. E in questa storia c’è anche un piccolo pezzo d’Italia: i trisavoli di Messi arrivarono dalle Marche, entrambi dalla provincia di Macerata. L’antenato paterno, Angelo Messi, partì da Recanati nel 1883; quello materno, Raniero Coccettini, da San Severino Marche nel 1899. 

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LAUREA AD HONOREm

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Come se non bastasse, in settimana Messi ha ricevuto anche una laurea ad honorem, il “Doctorado Honoris Causa”, dall’Università di Buenos Aires. Perché evidentemente, dopo Mondiali, Coppe America, Palloni d’oro e record vari, mancava solo il pezzo di carta universitario. È arrivato al Monumental con i fazzoletti per asciugarsi le lacrime durante il tragitto in bus, se ne va con il sorriso di uno che sa di aver dato tutto per il suo Paese. Ora tornerà nel Nord America, a Miami, per chiudere definitivamente la carriera. Stavolta, toccherà imparare l'hip hop.

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