Sinner, il retroscena: l’accelerazione per Pechino, la ricaduta e il viaggio saltato all’ultimo
Jannik si era allenato e ci credeva: tanto che il piano del viaggio era già stato stabilito, poi il nuovo problema
Jannik si era allenato e ci credeva: tanto che il piano del viaggio era già stato stabilito, poi il nuovo problema
Federica Cocchi Giornalista 7 ottobre (modifica alle 07:35) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePer qualche giorno Jannik Sinner ci aveva creduto davvero. L’idea era tornare in campo a Pechino. Il programma era definito dalla squadra, il preparatore Ferrara, i fisioterapisti Cipolla e Resnicoff e i coach: riprendere gli allenamenti, aumentare gradualmente l’intensità ed essere al via del China Open. E forse proprio l’accelerazione per arrivare pronto allo swing asiatico ha giocato un brutto scherzo a Jannik, che si è trovato gestire una ricaduta. A metà settembre Sinner era tornato ad allenarsi a Montecarlo, si era ricongiunto con Simone Vagnozzi mentre Darren Cahill avrebbe raggiunto il gruppo più avanti, in Europa, per i tornei prima delle Atp Finals. Dopo settimane di cure e un paio di test superati al circolo Stampa Sporting di Torino, la voglia di rimettersi in gioco era tanta.
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—Le prime sedute sul campo dovevano servire soprattutto a capire come avrebbe risposto il corpo all’aumento dei carichi, senza accelerare troppo. Poi, pian piano sono stati organizzati allenamenti più intensi, quelli che avrebbero dovuto dare qualche indicazione più precisa sul suo stato. Sinner ha lavorato anche con Hubert Hurkacz e con il francese Hugo Jathiere, prima di affrontare Flavio Cobolli in una sessione più impegnativa. Un test utile soprattutto per verificare gli spostamenti e i cambi di direzione, cioè proprio quei movimenti che in partita sollecitano maggiormente la zona interessata dall’infortunio, la ormai celeberrima bandelletta ileo-tibiale. Le sensazioni, inizialmente, erano abbastanza buone da mantenere in piedi l’ipotesi Pechino. Sinner si sentiva pronto per una ripartenza sul circuito, e le indicazioni date al direttore del torneo Lars Graff erano chiare: sarebbe arrivato domenica 27 per ambientarsi con l’idea di giocare il mercoledì 30 o il giovedì 1. Poco prima di partire, però, il tendine ha ripreso a fare male e così, invece che a Pechino, Jannik e la sua squadra sono atterrati su Milano per la sfilata di Gucci e un altro consulto medico con un chirurgo della clinica Madonnina che ha consigliato di non forzare e continuare con le cure.
rinuncia
—Il 25 settembre è arrivata la rinuncia a Pechino: "Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni ideali, non sono pronto per competere», ha spiegato in un video social. Alla Fashion Week, la direttrice di Vogue Anna Wintour lo ha salutato con sorpresa: "Pensavo che andassi a Pechino". La risposta di Sinner è stata più eloquente di qualsiasi comunicato: "Anch’io pensavo di andarci..." e poi, alla domanda sempre della giornalista americana sulla possibilità di rivederlo nel 2027 ha aggiunto una frase sibillina: "Beh, se non sono pronto per il prossimo anno è un bel problema...". Ora è il momento di tracciare la rotta, capire soprattutto la direzione da prendere per non sbagliare strada di nuovo. L’Australia non è così lontana, meno di 100 giorni. Tempo utile per decidere, se necessario, anche qualche cambiamento.
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