Sinner tornerà come prima? Giocherà meno? Dovrà operarsi? Sette domande (e sette risposte) sul futuro di Jannik
La Gazzetta dello Sport

Sinner tornerà come prima? Giocherà meno? Dovrà operarsi? Sette domande (e sette risposte) sul futuro di Jannik

Mercoledì 7 ottobre 2026
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Dopo il tour de force della prima metà del 2026, ora il tennista altoatesino dovrà fissare priorità e obiettivi

Dopo il tour de force della prima metà del 2026, ora il tennista altoatesino dovrà fissare priorità e obiettivi

Federica Cocchi Giornalista 7 ottobre - 08:28 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La notizia della decisione di Jannik Sinner di fermarsi fino al prossimo anno ha gettato nello sconforto i suoi tantissimi tifosi e gli appassionati di tennis che si domandano quando davvero tornerà l’altoatesino e in quali condizioni lo ritroveremo. Gli interrogativi sono tanti, dalla prognosi alla cura, dal presente al futuro. Proviamo a fare ordine con le informazioni in nostro possesso.

1. Jannik Sinner tornerà lo stesso giocatore di prima?

Non c’è alcun motivo di pensare che non sia così. La decisione di fermarsi per il resto della stagione è proprio per programmare al meglio la terapia conservativa che gli è stata prescritta dallo staff medico e calibrare il rientro con i giusti carichi progressivi. La sua carriera per questa patologia non è compromessa e si risolverà. Quando si parla di tendini, però, i tempi sono sempre medio-lunghi, mai meno di 12 settimane. Lo abbiamo visto con Carlos Alcaraz, che ha impiegato quattro mesi e mezzo per rientrare dall’infortunio ai tendini del polso destro.

2. Ma se l’infiammazione non dovesse passare, potrebbe operarsi?

Fino a ora i medici che lo hanno visitato, sia medici sportivi che chirurghi, hanno confermato che la via migliore per la guarigione è la terapia conservativa. Attenzione, non significa che Sinner starà sul divano per mesi fino al momento di tornare ad allenarsi. Riprenderà le cure e l’allenamento per rinforzare i muscoli a sostegno del tendine. È infatti l’allenamento di rinforzo quello più indicato in questi casi, con una giusta gestione dei carichi. Se poi la situazione non dovesse migliorare in nessun modo, come extrema ratio si può anche ricorrere alla chirurgia ma per adesso non è questo è il caso. Un eventuale intervento richiederebbe un periodo molto lungo di recupero.

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3. Questo tipo di problema lo costringerà a cambiare i piani in futuro? Giocherà meno?

Insieme al suo team Jannik definirà gli appuntamenti del suo calendario con attenzione distribuendoli in maniera oculata per non rischiare ricadute. Nella prima parte del 2026 è possibile che la congestione di tornei Masters 1000 consecutivi, in cui è arrivato sempre in fondo, abbia causato un superlavoro per il suo fisico e la sua mente che ha poi portato il fisico al limite. Con tutta probabilità fisserà delle priorità nella sua stagione e calibrerà l’avvicinamento a esse con grande attenzione per evitare quanto accaduto al Roland Garros, uscito al secondo turno prosciugato fisicamente. Anche Carlos Alcaraz ne ha parlato al rientro dal suo infortunio affermando che in futuro si prenderà pause più lunghe per non stressare troppo il fisico.

4. Ma siamo sicuri che tornerà in Australia?

In questo momento non c’è alcun motivo di pensare che non sia così. Davanti a sé Jannik Sinner ha diverso tempo per recuperare e riprendere la condizione fisica che probabilmente necessiterà di un torneo di preparazione in avvicinamento all’Australian Open, lo Slam che ha vinto due volte e dove lo scorso anno si è fermato in semifinale con Djokovic. È possibile che Jannik possa giocare l’Atp di Brisbane che si disputa poco prima dello Slam o qualche appuntamento collaterale dello Slam.

5. Che cos’è esattamente la sindrome della bandelletta ileo-tibiale di cui soffre Sinner e perché può creare tanti problemi?

La sindrome della bandelletta interessa una struttura che parte dalla parte esterna dell’anca, scende di fianco al femore, arriva di fianco al ginocchio e si attacca alla tibia. È da considerare quasi un flessore e rotatore della tibia e sfrega fisicamente contro la parete laterale del femore. Quando va in tensione, la tibia va in rotazione e ciò crea un’infiammazione, che è un evento chimico, di una fascia molto robusta. Facendo conflitto, si irrita, si ispessisce e non sopporta più ciò per cui è stata creata, cioè lo stesso lavoro di flessione e rotazione della tibia. È un problema che si verifica spesso nei giocatori alti come nel basket.

6. Giocare sul dolore, può provocare un peggioramento?

Il dolore è una componente familiare per un atleta. C’è quello quotidiano, dello sport ad alto livello: quello muscolare da allenamenti o di qualche infiammazione. Quindi il dolore di solito non è lo spauracchio maggiore per un atleta, se non è qualcosa di acuto che arriva facendo qualche movimento improvviso o dovuto a qualcosa che si rompe. Nel caso del giocatore, questo è un fastidio che sta limitando la sua performance e quindi è importante risolverlo prima di ricominciare. 

7. Ma ci sono sportivi, non solo tennisti che hanno dovuto concludere la carriera per un problema come questo?

Non certo per un’infiammazione come questa. L’importante è tenerla sotto controllo, come fanno tutti gli sportivi. Ora Sinnere deve affidarsi al suo staff medico, che è preparatissimo. Ci vuole lavoro, e tempo, ma alla fine tornerà sano e competitivo. E la sua carriera non è a rischio.

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