Tutti tifano Sinner. Ma per il bene del tennis ci vuole trasparenza
La Gazzetta dello Sport

Tutti tifano Sinner. Ma per il bene del tennis ci vuole trasparenza

Mercoledì 7 ottobre 2026
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La diagnosi è un mistero: qualcosa dovrà cambiare nella sua programmazione

La diagnosi è un mistero: qualcosa dovrà cambiare nella sua programmazione

Gianni Valenti Vicedirettore Vicario 7 ottobre - 08:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Ce lo aspettavamo. Troppi rinvii, troppi silenzi. Quasi tre mesi senza giocare non sono bastati a sistemare quel maledetto ginocchio destro. Jannik Sinner ha salutato la stagione dando l’arrivederci al prossimo anno. Lo ha fatto con un video spartano, essenziale, nel quale il sorriso di chiusura è inevitabilmente forzato e tradisce non poca preoccupazione. Lui, l’invincibile del tennis, si trova a convivere con una situazione anomala alla quale anche psicologicamente non era certo preparato. Una situazione che non è totalmente sotto il suo controllo. Stavolta guidano i medici e di loro tutto il suo staff si deve fidare, pena ritardare ancora il rientro sul campo da gioco. Su cosa abbia esattamente Jannik è stata messa da subito una cortina fumogena. Si parla del tendine del ginocchio e più precisamente della “sindrome della bandelletta ileotibiale”. Ma è un’ipotesi, per quanto probabilmente vicina alla realtà. La nostra idea è che un campione di tale caratura deve fare della trasparenza un principio cardine.

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la diagnosi

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Dunque sarebbe stato meglio fin dall’inizio rendere nota l’esatta diagnosi per evitare una marea di supposizioni e speculazioni che si sono accavallate in questi mesi. Così non è stato e si è andati avanti con l’illusione di rientri sempre più imminenti, cercando il bandolo della matassa. Si è parlato di Pechino, poi Shanghai e infine Vienna. Fino all’annuncio di ieri mattina che ha chiuso definitivamente la partita. La conclusione è che non avremo Sinner alle Atp Finals di Torino e nemmeno nella finalissima di Coppa Davis che si giocherà a Bologna dove dovremo difendere il titolo di campioni in carica con il piccolo particolare che la Spagna schiererà Carlos Alcaraz. È certo, poi, che l’alfiere del tennis azzurro lascerà anche il trono di numero 1 del mondo in favore di Alexander Zverev. Ma se tutto ciò servirà a rivederlo in campo competitivo magari già dagli Australian Open di gennaio, allora meglio lasciarlo nelle mani di medici e fisioterapisti e sperare che i trattamenti a cui si deve sottoporre abbiano successo il prima possibile. Anche perché siamo stanchi di vederlo solamente in vacanza o alle sfilate di moda. Rivogliamo il nostro Sinner, quello che tremare il mondo fa.

la programmazione

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Questa lunga pausa dovuta all’infortunio, che si trascina dalla finale vinta a Wimbledon il 12 luglio scorso, ha avuto l’effetto di spegnere un po’ i riflettori sul mondo del tennis. Non solo quello degli appassionati italiani che hanno cercato di consolarsi con gli alti e bassi di Flavio Cobolli. Senza Jannik e la sua rivalità con Alcaraz ogni grande torneo ha perso inevitabilmente di fascino e interesse. Non viviamo più gli anni dei Big Four (Djokovic, Federer, Nadal e Murray) quando l’abbondanza al vertice del ranking ci teneva sempre incollati ai tornei anche se un componente di quel meraviglioso quartetto era costretto a marcare visita. Oggi con Sinner e Alcaraz in buona salute dietro c’è il vuoto, o quasi. L’assenza anche solo di uno dei due compromette tutto lo spettacolo. Per questa ragione tutti tifano Jannik con la speranza di rivederlo al servizio il prima possibile. Di certo alcune cose dovranno cambiare. Basta indigestione di Masters 1000. L’incredibile e vittoriosa sequenza di Indian Wells, Miami, Montecarlo, Roma e Madrid di questa stagione ha senz’altro lasciato il segno su un fisico abituato a spingersi sempre al massimo. Serve selezione e programmazione: la carriera di Sinner è solamente all’inizio e va tutelata anche a costo di rinunciare a qualcosa.

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