Come convincere un bambino a mangiare un cibo nuovo? I consigli dei medici
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Come convincere un bambino a mangiare un cibo nuovo? I consigli dei medici

Mercoledì 7 ottobre 2026
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Quasi 9 bambini italiani su 10 rifiutano i cibi nuovi, ma la neofobia alimentare è una fase normale dello sviluppo, non un capriccio

Quasi 9 bambini italiani su 10 rifiutano i cibi nuovi, ma la neofobia alimentare è una fase normale dello sviluppo, non un capriccio

Daniele Particelli 7 ottobre - 09:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Genitori, nonni, zii e babysitter hanno dovuto fare i conti, almeno una volta, col rifiuto dei bambini di provare e mangiare nuovi cibi, siano essi verdure mai assaggiate prima, preparazioni particolari o alimenti dal sapore più forte. Se molto spesso si tende a considerare quei rifiuti dei semplici capricci, non è davvero così: è la neofobia alimentare, una fase fisiologica dello sviluppo infantile caratterizzata proprio dalla diffidenza verso cibi nuovi o sconosciuti.

Le stime, diffuse da una ricerca del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria, parlano di un fenomeno estremamente diffuso: l'85,4% dei bambini italiani presenta un livello intermedio o alto di questo tipo di riluttanza alimentare, con una conseguente minore aderenza alla dieta mediterranea e un maggiore rifiuto di frutta, verdura e legumi.

È una fase normale, ma bisogna saperla affrontare

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Chi ha deciso di rivolgersi al pediatra o al medico di famiglia per lamentare questi "capricci", ha ricevuto delle rassicurazioni: la neofobia alimentare non deve allarmare le famiglie. "Può essere una fase normale dello sviluppo e non deve preoccupare", ha spiegato Laura De Gara, presidente del corso di laurea magistrale in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. 

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Il problema, però, può nascere quando si cerca di combatterla nel modo sbagliato: le imposizioni, le pressioni e le punizioni producono quasi sempre l'effetto opposto e aumentano l'ansia del bambino nei confronti del cibo, consolidando il rifiuto invece di scioglierlo.

Servono pazienza, ripetizione e coinvolgimento

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La strategia raccomandata dagli esperti si basa su tre pilastri fondamentali. Il primo è la pazienza: un alimento che viene rifiutato la prima, la seconda o anche la decima volta non è necessariamente rifiutato per sempre. La ricerca mostra che l'esposizione ripetuta allo stesso cibo - proposto senza pressioni, ma semplicemente presente nel piatto - aumenta progressivamente la probabilità che il bambino lo accetti.

L'altro pilastro è il coinvolgimento: portare i bambini a fare la spesa, lasciarli lavare le verdure, farli partecipare alla preparazione del pasto trasforma il cibo sconosciuto in qualcosa di familiare e meno minaccioso. Il terzo e ultimo riguarda il clima a tavola: un ambiente sereno, senza conflitti intorno al cibo, è la condizione migliore per favorire la curiosità e l'apertura verso nuovi sapori.

"Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, proporre più volte gli stessi alimenti e creare un clima sereno a tavola aiuta a costruire un rapporto positivo con il cibo", ha proseguito De Gara: "Educare il gusto significa anche educare alla curiosità e all'apertura verso ciò che è nuovo".

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L'efficacia di questi approcci è supportata dai dati. Uno studio pubblicato su Scientific Reports proprio dai ricercatori dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, condotto su circa 800 bambini italiani tra i 6 e i 10 anni, ha mostrato che un percorso strutturato di educazione alimentare è associato a un miglioramento concreto delle abitudini alimentari. Dopo appena due mesi di intervento, i bambini coinvolti avevano aumentato il consumo di verdure, cereali integrali e acqua, riducendo le porzioni di carne e i comportamenti sedentari. In alcune regioni coinvolte nello studio, addirittura fino all'83% dei bambini aveva incrementato il consumo di verdure.

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