Binaghi: "Basta idiozie su Sinner. La sua salute è la priorità: ha fatto la scelta giusta"
La Gazzetta dello Sport

Binaghi: "Basta idiozie su Sinner. La sua salute è la priorità: ha fatto la scelta giusta"

Mercoledì 7 ottobre 2026
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Il presidente della federtennis: "Lui sarà al vertice per altri 10 anni, noi saremo sempre al suo fianco"

Il presidente della federtennis: "Lui sarà al vertice per altri 10 anni, noi saremo sempre al suo fianco"

Federica Cocchi Giornalista 7 ottobre - 12:57 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La musica è finita, almeno per questo 2026, ma gli amici non se ne vanno. Anzi, è proprio in questo momento di difficoltà che l’Italia si stringe ancora di più a Jannik Sinner, che ha annunciato la chiusura anticipata della stagione per curare l’infortunio al ginocchio destro che lo tiene fermo dal 12 luglio. È la data dell’ultima apparizione dell’azzurro abbracciato al trofeo di Wimbledon. Niente Finals né Coppa Davis per lui, dunque, ma nello sport bisogna fare i conti anche con queste brusche frenate del destino. Lo sa bene il presidente della Fitp, Angelo Binaghi. 

Presidente, la notizia era nell’aria ma l’ufficialità dello stop di Sinner è una ferita per il tennis italiano. Come la valuta? 

"È naturale che siamo tutti dispiaciuti ma la tutela dell’integrità fisica di Jannik viene prima di qualsiasi risultato e di qualsiasi impegno agonistico. È una priorità assoluta, che deve guidare ogni scelta. Jannik ha 25 anni e quindi ha di fronte a sé ancora dieci anni di carriera ai massimi livelli. Tutti i ragionamenti vanno improntati al medio-lungo termine per preservarlo".

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Dopo il problema che Sinner ha avuto a Roland Garros, si era detto che era "colpa" della partecipazione a Roma. Adesso, che avrebbe forzato per tornare in tempo per le Finals e la Davis. Cosa risponde a queste insinuazioni? 

"Alle idiozie è sempre meglio non rispondere. Non vale proprio la pena".

Ha ricevuto l’annuncio direttamente dal team del nostro numero 1?

"Sì, mi hanno chiamato come sempre, per anticiparmi e spiegarmi quello che stava per succedere. Poi la notizia è stata resa nota".

Ha già parlato con Sinner?

"No, no. Non c’è bisogno che ci sentiamo tra di noi. Io sono sardo, lui è altoatesino, siamo gente di poche parole, niente convenevoli. Ma non c’è nessun problema, perché ci fidiamo reciprocamente, ci capiamo, insomma, non servono a niente le questioni formali. Siamo gente di sostanza più che di forma".

È stato un 2026 a due facce per Jannik, con tante gioie nella prima parte di stagione e poi la brusca frenata.

"Una situazione particolare, perché ha avuto sette mesi che mi sento di definire irripetibili, con cinque Masters 1000 vinti, compreso il titolo di Roma, a 50 anni dall’ultimo successo italiano, e la conferma a Wimbledon, poi uno stop assoluto. Ma anche Alcaraz ha avuto i suoi guai al polso con quasi cinque mesi fermo. Nello sport queste sono cose che accadono e che abbiamo già visto, ci vogliono fiducia e pazienza perché la fretta non porta da nessuna parte in questi casi".

La polemica degli ultimi anni è che si gioca troppo, che i 1000 su due settimane sono troppo impegnativi, che il calendario è congestionato. Come la vede?

"Non sono assolutamente d’accordo. Un giocatore può tranquillamente scegliere a quale torneo partecipare e quale saltare. Fintanto che i tennisti continuano a giocare esibizioni significa che c’è spazio, o perlomeno che il sovraccarico non è obbligatoriamente eccessivo, diciamo così".

Non sarà facile adesso per Sinner vedere gli altri in campo. Non potrà difendere il suo titolo alle Finals dove comunque ci aspettiamo una buona rappresentanza italiana.

"Certo, con il posto di Jannik che si libera aumentano le chance di Cobolli, che deve entrare tra i nove, e non tra gli otto. Bolelli e Vavassori ci sono, sono nei primi cinque. Torniamo indietro: leggete le mie dichiarazioni di un anno fa, quando mi chiedevate: "Ma cosa c’è da augurarsi?". Dicevo due cose: vincere un quarto di quello che abbiamo vinto nel 2025, e lo abbiamo ampiamente superato, e poi che il buon Dio regali salute ai nostri giocatori...".

Da questo punto di vista è stato un anno complicato, ammettiamolo.

"Quest’anno in realtà i nostri quattro migliori giocatori, i primi due uomini e le prime due donne di inizio stagione, sono stati sempre male. Paolini, Cocciaretto, Sinner e Musetti hanno avuto un’annata molto tormentata. Detto questo, mi sembra che non ci si possa lamentare sia per quello che ha fatto Sinner, sia per le grandi prestazioni di Cobolli e anche Berrettini, Arnaldi. Insomma, il Roland Garros è stato un ottimo torneo, abbiamo rivinto a Roma dopo 50 anni... Dopodiché lo ripeto: questo è lo sport e bisogna accettarlo".

Adesso possiamo dire di essere in credito con la sorte, no? 

"Diciamo che nel 2026 abbiamo dato, da un punto di vista degli infortuni, tutto quello che c’era da dare. E che quindi, per il calcolo delle probabilità, i prossimi anni complessivamente dovremo stare meglio fisicamente, no? Come l’anno scorso sono arrivati tutti i risultati del mondo e tutti insieme, quest’anno sono arrivati tutti gli infortuni tutti insieme. Passerà".

Bisogna comunque trovare un sorriso perché lo spettacolo del tennis in Italia è ricco nei prossimi mesi.

"Credo che ci divertiremo molto perché abbiamo le Finals di Torino con gli italiani, una squadra di Coppa Davis che difende il titolo a Bologna e al momento è disponibile al 100%. E poi abbiamo anche le Next Gen Atp Finals a Reggio Calabria con Cinà e un altro italiano. Cinà si è anche qualificato a Shanghai, quindi procede sulla strada giusta". 

Non ci resta che aspettare il nostro numero 1 per riaccoglierlo il prossimo anno.

"Lo aspettiamo a braccia aperte, con la stima e l’affetto di sempre, e con la certezza che tornerà in campo quando sarà nelle condizioni migliori per farlo. La Federazione sarà al suo fianco, come ogni volta".

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