L'idea di Toni Nadal: davvero racchette più piccole aiuterebbero i big a non infortunarsi? Cosa cambierebbe
Materiali ultra-tecnologici, piatti corde sempre più ampi e palline che viaggiano a velocità folli: così sono aumentati fatica e microtraumi. E Toni Nadal ha proposto di ridurre le dimensioni dei telai
Materiali ultra-tecnologici, piatti corde sempre più ampi e palline che viaggiano a velocità folli: così sono aumentati fatica e microtraumi. E Toni Nadal ha proposto di ridurre le dimensioni dei telai
Luigi Ansaloni Collaboratore 9 ottobre - 10:45 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNel tennis di oggi le racchette sembrano padelle, le palline viaggiano come proiettili e da fondo campo si gioca a chi spara più forte. Per Toni Nadal è arrivato il momento di togliere un po’ di potenza all’arsenale dei professionisti: piatti corde più piccoli, meno pallate e più cervello. Una proposta curiosa, certamente ragionata, che ha un non so che di ironico, visto che il più grande rivale di suo nipote Rafa, Roger Federer, ha incantato il mondo per anni con una racchetta dal piatto corde da appena 90 pollici quadrati. Molto più piccola delle altre. Per esempio, Jannik Sinner usa un piatto corda da 100 pollici (come Rafa Nadal), Carlos Alcaraz da 98, Novak Djokovic da 95.
VIDEO: Alcaraz sull'infortunio di Sinner: "Siamo nella direzione sbagliata. Ecco di chi è la colpa"meno potenza, più testa
—Insomma, mentre il tennis moderno allarga le superfici, Toni vorrebbe restringerle. Il ragionamento di Nadal parte dall’evoluzione dei materiali. I telai moderni, realizzati in grafite e fibra di carbonio, insieme alle corde in poliestere, permettono di imprimere alla pallina velocità e rotazioni impressionanti. I piatti corde più ampi, inoltre, rendono più semplice ottenere colpi efficaci anche quando l’impatto non è perfetto. Il risultato? Si può sparare da fondo campo con una potenza enorme senza pagare sempre dazio alla precisione. Attenzione, però, ci sono molti altri problemi. Gli infortuni, in primis. Tutto questo ha portato un incremento medio dello spin compreso tra il 20 e il 50% rispetto ai materiali precedenti. Tutto viene amplificato: aumenta la velocità, si riescono a fare cose prima vietate a molti professionisti, ma il corpo non riesce a tenere lo stesso ritmo evolutivo. La fatica è aumentata di oltre il 20%, con i muscoli più sollecitati, così come tendini e articolazioni. Vero, i telai e i materiali delle racchette sono migliorati, ma hanno imposto meno flessibilità per avere maggiore potenza, con il risultato che il corpo deve sopportare (e supportare) un alto numero di vibrazioni, che non fanno bene e producono microtraumi. È aumentata poi anche la dimensione delle palline, una modifica introdotta anni fa per cercare di rallentare il gioco sulle superfici veloci, con il risultato i aumentare la durata degli scambi e dunque aggiungere fatica a fatica. Insomma, tutto o quasi tutto si è spostato sul piano fisico, a scapito di quello "cerebrale".
cosa cambierebbe
—Ridurre le dimensioni delle racchette significherebbe rendere il tennis meno indulgente: sarebbe più difficile colpire bene, più rischioso cercare il vincente a ogni occasione. I giocatori sarebbero così costretti a costruire il punto, cambiare ritmo e utilizzare maggiormente le variazioni. Meno braccio e più cervello, insomma, e soprattutto meno muscoli. Il riferimento inevitabile è proprio Federer. Lo svizzero ha giocato per gran parte della carriera con un piatto corde da 90 pollici quadrati, passando a un telaio da 97 nel 2013, soprattutto per via dei problemi alla schiena. Eppure trovava angoli impossibili, disegnava traiettorie millimetriche e trasformava in vincenti colpi che per altri sarebbero stati semplici recuperi. Certo, il talento di Federer era sovrannaturale e, soprattutto, anche lui steccava. E steccava parecchio, soprattutto di rovescio. Zio Toni lo ricorderà molto bene...
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