Napoli, contro il Frosinone Allegri cala gli assi: davanti c'è la coppia De Bruyne-Hojlund
Il belga e il danese si sono rilanciati in questa sosta: adesso sono pronti per cambiare marcia anche in campionato
Il belga e il danese si sono rilanciati in questa sosta: adesso sono pronti per cambiare marcia anche in campionato
Antonio Giordano Collaboratore 9 ottobre - 11:42 - NAPOLI English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleForse non basta essere semplicemente folli e anche affamati (cit.), perché nel calcio serve necessariamente altro: e quando intorno a sé, in questi giorni un po’ cupi o forse tristi, Napoli sta cercando la propria dimensione appannata, in soccorso al Maradona ne arriveranno in cinquantamila, magari anche di più, ripensando a Diego, a quel che disse e ripetè, ad una delle sue frasi cult: "La pelota no se mancha", la palla non si sporca. Ci vuole uno come Kevin De Bruyne per starsene adagiato nella magia narrativa del Diez: e quel talento che ha abbagliato per quindici anni o giù di lì, che di Manchester, sponda City, è diventato un re, dopo essersi ritrovato con la propria Nazionale, adesso sta qui, nella Castel Volturno - rigenerata pure dalla presenza di McTominay - per illuminare il Napoli di Allegri. Direbbero i duri e puri, che ci sarà una maglia - la sua, la 11 - e poi altre dieci intorno: sarà vero o anche no, ed è assolutamente un dettaglio, perché Kdb è racchiuso nel pensiero sgargiante di Massimiliano Allegri, in quell’innamoramento totale che si può avere per un genio. "Perché lui è diverso, è talmente bravo a crearsi gli spazi, a capire cosa fare e quando farlo che discuterlo è praticamente impossibile".
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—Ci sono gare che si trasformano in spartiacque, serate apparentemente normali che però vanno rese speciali, e in questo Napoli-Frosinone che sta arrivando Allegri ha bisogno della spregiudicata, enorme autorevolezza di De Bruyne e di Hojlund, di questi uomini che sono rientrati dalla sosta con un carico di autostima che ne ingigantisce ulteriormente lo spessore: due gol e un assist per quel fenomeno paranormale che incanta con una finta, e tre gol per quel centravanti che sembra appartenere ad un tempo lontano ed invece, nella sua modernità, è semplicemente un 23enne che Allegri vorrebbe trascinare intorno a quota venti, la cifra dei mostri. "Resti sereno e tranquillo, ha già segnato e lo farà".
Vietato vietarsi
—Ventuno giorni sono volati via, tra i rimpianti per aver lasciato qualcosa per strada, qualche imprecazione al vento per colpa del destino e adesso questo sorriso invitante perché qualcosa sembra stia cambiando: De Bruyne e Hojlund, un anno fa, infiammavano la fantasia, incenerivano lo Sporting Lisbona, esaltavano il Maradona con duetti utili per vincere la partita e per testimoniare che in quella fusione si nascondesse il calcio. Poi, andò a finire male, storie di bicipiti femorali fragili, di un infortunio lunghissimo per Kdb, di difficoltà umanissime per tornare a certi livelli: però, dopo un po’, al termine di un un lungo riscaldamento, proprio sul finire, all’ultima di campionato, assist di De Bruyne e gol di Hojlund, la rappresentazione del tormento.
Insieme
—De Bruyne può andarsene dove vuole, ha assoluta libertà d’azione, ha un campo senza frontiere e quell’intelligenza non dovrà avere limiti: Allegri gli ha concesso le chiavi del Napoli, tatticamente e intellettivamente, e in queste nove partite in ventotto giorni l’unico sacrificio che gli verrà chiesto sarà quello di rinunciare a qualcosa, perché la gestione del corpo sarà sacra. Hojlund è - alla pari di Kdb - l’inattaccabile titolare d’un ruolo che gli appartiene per status, come raccontano i suoi numeri: sedici gol nella sua prima annata napoletana, dodici in campionato e gli altri quattro nelle varie coppe, ma soprattutto una centralità nei fatti, una capacità fisica di starci sempre, di durare, di resistere, di non negarsi gli sforzi per rientrare e né quelli per allungare la squadra. De Bruyne più Hojlund rappresentano una specie di tandem per la felicità, una coppia d’assi da poter calare in uno stadio che da tre settimane aspetta di capire cosa sarà di quest’annata cominciata sbuffando alle stelle perché troppe ne sono successe. E poi sono ricomparsi loro, improvvisamente: l’ottobre rosso sta per cominciare.
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