Il calvario di Kulusevski: torna dopo 517 giorni. La moglie: "Dicevano che non avrebbe più giocato, ma..."
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Il calvario di Kulusevski: torna dopo 517 giorni. La moglie: "Dicevano che non avrebbe più giocato, ma..."

Sabato 10 ottobre 2026
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L'ex ala di Parma e Juve si fece male a maggio 2025: "Solo una botta", disse l'allenatore del Tottenham. Su quella panchina si sono poi alternati 4 tecnici, ma per lui è cominciato un dramma. La sua storia, cos'è successo e come ne è uscito

L'ex ala di Parma e Juve si fece male a maggio 2025: "Solo una botta", disse l'allenatore del Tottenham. Su quella panchina si sono poi alternati 4 tecnici, ma per lui è cominciato un dramma. La sua storia, cos'è successo e come ne è uscito

Giulio Di Feo Giornalista 10 ottobre (modifica alle 14:42) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Provate a pensare a 500 e passa giorni, tutti insieme. Sono un sacco di tempo, talmente tanto che non sapresti nemmeno come impiegarlo. Abbiamo chiesto all'intelligenza artificiale cosa si può fare in 500 giorni: imparare una lingua e parlarla correntemente partendo da zero, cambiare completamente la propria forma fisica, prendere uno strumento musicale mai visto e impratichirsi fino a costruire un repertorio, costruirsi una competenza professionale per cercare un lavoro, leggere un intero scaffale di una biblioteca, innamorarsi e disinnamorarsi. Sono abbastanza per cambiare vita e abbastanza pochi da essere contati uno per uno. C'è un calciatore che li ha spesi per tornare a essere un calciatore, e non è nemmeno uno qualunque. Ha alzato coppe nazionali e internazionali, vinto premi individuali, mosso quasi cento milioni di euro in trasferimenti tra tre paesi sempre in plusvalenza per chi ha venduto, è stato a lungo il nuovo De Bruyne e uno dei preferiti di Ibra e Ronaldo quando ci ha giocato insieme. E sarebbe probabilmente ancora un nome da prime time se il destino non gli avesse giocato un brutto scherzo. Cinquecento e passa giorni sono anche abbastanza per scordarsi momentaneamente di una persona, ora però che sta tornando uno è legittimo che se lo chieda: che fine ha fatto Dejan Kulusevski?

VIDEO: Tottenham, Kulusevski continua il recupero: esercizi a casa

"Solo una botta". Poi però...

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La sua ultima partita è datata 11 maggio 2025, Tottenham-Crystal Palace. Dopo un quarto d'ora va in contrasto ginocchio contro ginocchio con Marc Guehi, ora al City: cade, gli fa male ma non pare nulla di che. Per un minuto gioca, poi chiede cambio. Esce camminando sui suoi piedi, zoppica leggermente, gli Spurs perdono in casa. Postecoglu, che in questi 500 e passa giorni è uno dei 4 allenatori ad alternarsi al Tottenham, a fine partita minimizza: "Solo una botta". Il giorno dopo però il ginocchio si gonfia come un pallone, le radiografie individuano un problema alla cartilagine della rotula. Dejan si deve operare, posta pure la foto del suo ginocchio aperto come un pomodoro, poi va in panchina con tutore e stampelle alla finale di Europa League che il Tottenham vincerà con il Manchester United e tutto sembra andare per il verso giusto.

Sarebbe stato fuori pochi mesi, dicevano. Ma i pochi mesi diventano un arrivederci a Natale, poi all'anno nuovo. Dejan prova a calciare ma gli fa male, un male boia. Il Tottenham gli prescrive un ciclo di iniezioni che leniscono solo il dolore senza risolvere il problema. A marzo arriva l'annuncio che deve operarsi di nuovo, stavolta per un intervento di pulizia alla rotula. Spiega Jonas Werner, medico della nazionale svedese ai media del suo paese, che "le lesioni alla rotula sono molto difficili da trattare perché la cartilagine non ha vasi sanguigni né nervi e non guarisce come ci si aspetta. Inoltre Dejan è un calciatore, e la sua lesione si trova proprio nel punto in cui il suo sport gli impone le sollecitazioni maggiori". Su cosa possa essere andato storto Werner ipotizza che "la lesione non sia guarita ancora a sufficienza per sopportare lo sforzo che serve", poi dopo il secondo intervento Dejan pubblica una storia Instagram: "Sono intervenuti per rimuovere tutto quello che non doveva esserci, ora sto benissimo".

Non è un videogame

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Il sogno di Dejan è rientrare per il Mondiale. "Non gioco da circa un anno - racconta ai giornalisti in patria -, ma se c'è una persona che può farcela al mondo sono io. E la Svezia non va al Mondiale per partecipare: Brasile, Francia, chiunque sia, non temiamo nessuno". Ma qui subentra l'altro problema subdolo di un infortunio come il suo: devi allenarti per non perdere la forma, ma non puoi bruciare le tappe altrimenti la lesione non guarisce come deve. De Zerbi appena arriva è perplesso all'idea ("Difficile capire come possa giocare il Mondiale se non ha disputato nemmeno una partita in stagione") e lo stesso Potter, allenatore della Svezia, prima lancia un allarme ("Fa progressi, ma non rapidi come ci aspettavamo", alla vigilia dello spareggio con l'Ucraina"), poi gli chiude la porta per il suo bene ("Ora è importante che si concentri sulla preparazione in vista della prossima stagione, per tornare a fare quello che ama") lasciando intendere che il ragazzo non ha buttato giù il boccone con facilità.

Infortuni come il suo succedono anche nei videogames ma poi la croce rossa accanto al nome sparisce e torni, la vita reale è un'altra cosa. C'è la paura di prendere peso, di perdere il feeling col pallone e con gli schemi di gioco, di non essere più quello che eri, di chiederti "E se succede ancora?" al primo difensore che ti viene contro, di non piacere più all'allenatore, di essere considerato un capitale solo finché dura il contratto, di essere giudicato come un peso, di guardare ai giorni persi e non a quelli che hai davanti. Un calvario che solo a pensarci può abbatterti. Invece il primo settembre il Tottenham mostra un video in cui Dejan corre e salta spargendo nel contempo cautela, qualche giorno fa si diffonde la voce che abbia giocato in un undici contro undici con le giovanili in allenamento. Pare una cosa semplice, lo è ben meno a considerare che a tornare è uno che nei suoi 26 anni di vita si è già dovuto riprendere il pallone più volte.

Tutte le volte che s'è ripreso il pallone

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In 500 e passa giorni di Tottenham ma senza Tottenham Dejan vede avvicendarsi oltre a quattro allenatori, anche tre capitani, due presidenti e almeno sette giocatori nel suo ruolo - ala destra nel 4-2-3-1 - di cui nessuno va nemmeno vicino all'impatto che aveva lui. Perché Kulusevski nel suo prime è un tank che si guida agile come un Booster, è uno che ara i venti metri di campo davanti a sé come, appunto, faceva il miglior De Bruyne: Kevin lo con più classe, lui flexando i garretti ma il concetto è quello. Nato a Stoccolma da genitori macedoni, col talento ci nasce, l'etica la impara dal padre, che guida il muletto all'aeroporto e fa i turni di notte: quando smonta la mattina non va a dormire ma accompagna lui al campo e s'incazza se corre un metro meno di quanto può. Col Brommapojkarna gioca tornei in giro per l'Europa, "ha i piedi di Hazard e la testa di un soldato", dicono. Le big lo monitorano, l'Atalanta brucia tutti pagando 200mila euro di indennità di formazione, il ds degli svedesi urla al rapimento e papà Kulusevski lo accusa di usare i giovani solo per farci cassa. Finisce che Dejan a 15 anni si trasferisce a Bergamo e (ha raccontato a The Players' tribune) "per un anno non gioco per un problema di tesseramento, mi infortuno, vivo in una stanzetta con un letto, un bagno e una tv, vado a scuola per 7 ore al giorno ma non capisco nulla, passo le giornate a scarabocchiare schemi di gioco e mi annoio". Dubita del suo futuro, chiama la mamma ogni giorno e lei gli dice 'Torna in Svezia' ma qualcosa gli fa dire di no.

Poi finalmente gioca, vince il campionato Primavera da star imponendosi clausura e cento flessioni quando perde una partita, ma ci sono dubbi sul suo adattamento al livello superiore, sul ruolo, sull'intensità. Lui li scaccia perché si prende benissimo con Gasp, che lo esorta a non cercare giocate comode e ad alzare l'asticella. Così decolla: va in prestito a Parma, lo fermano più gli infortuni muscolari che i difensori e finisce che lo prende la Juve, nel frattempo inizia pure a chiamarlo la Svezia. Entra nelle grazie di Ibra e Ronaldo, capisce che il segreto di entrambi è l'allenamento a oltranza, correre quando gli altri si fermano, e si rinfranca perché lui l'ha sempre fatto. A Torino il primo anno con Pirlo gli mette addosso i riflettori d'Europa, poi arriva Allegri e con lui non va. Tornano i dubbi da adolescente, le aspettative gli pesano, si sente inutile quando guarda la Juve dalla panchina e vede che Max preferisce adattare altri nel suo ruolo piuttosto che usare lui. Non è colpa di nessuno, forse è solo il momento sbagliato nel posto sbagliato, fatto sta che si guarda attorno e un algoritmo dice a lui e ai suoi agenti che sarebbe perfetto per il modo di giocare del Tottenham. Pure qui l'inizio non conforta, la Premier è velocissima per uno che arriva dall'Italia, il pubblico è esigente e uno coi capelli rossi si nota sempre più degli altri anche in negativo: gli tornano i dubbi, ma Conte, che già lo voleva all'Inter, è bravo a trasformare la voglia di rivalsa di Dejan in benzina per le sue ambizioni. Diventa un must per il mondo Tottenham, gli cantano "Gimme gimme gimme a ginger from Sweden" mutuando gli Abba, scardina partite su partite, in molti pensano che con lui la scorsa stagione sarebbe stata ben meno tortuosa.

La lettera di Eldina e l'armatura d'amore

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Durante questi 500 e passa giorni Kulusevski ha messo la sua voglia di giocare a calcio dentro un'armatura d'amore. Ha sposato Eldina, con cui sta insieme da quando lui era adolescente e lei giocava trequartista nel Brommapojkarna e nella Bosnia, ci ha fatto una seconda figlia, la famiglia è diventata l'altra squadra che lo sostiene. Nel giorno del suo ritorno Eldina gli ha dedicato una lettera: "Dicevano che non avresti più giocato, ma evidentemente non sanno chi sei. Hai lottato contro il dolore, i dubbi, le operazioni, le innumerevoli ore di allenamento e riabilitazione e oggi sei tornato al tuo posto. Non perché fosse facile, ma perché ti sei rifiutato di arrenderti. Ci hai ispirato con la tua forza e la tua pazienza, e questa sarà una storia che racconterò alle nostre figlie. Racconterò loro di come il padre è andato avanti senza garanzie, ha insistito quando nessuno lo guardava, lo applaudiva o poteva promettergli che ne sarebbe valsa la pena. Di come gli hanno detto che forse non avrebbe più giocato a calcio ma si è rifiutato di lasciare che qualcun altro scrivesse la fine della sua storia". Dopo le tre settimane di pausa nazionali De Zerbi, che l'ha visto darci dentro, domani lo porta con la squadra per cercare di espugnare Old Trafford: pronto ancora non è, non si sa nemmeno se andrà in distinta, ma nessuno è più esempio di lui per un gruppo che deve reagire, e se torna a macinare il suo calcio rischia di essere il miglior rinforzo di una squadra che pure ha speso 400 milioni sul mercato. In Manchester United-Tottenham il conto dei giorni per Dejan sarà 517: troppi per chi li conta, l'alba per chi è abituato a superarsi.

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Questo articolo è tratto da Extratime, newsletter G+ sui segreti del calcio estero a cura di Giulio Di Feo, pubblicata ogni venerdì dalla Gazzetta. Per iscriversi e per altre informazioni sulle newsletter della Gazzetta, clicca qui

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