Singapore esalta la Ferrari: prima fila e super trazione, ma contro Verstappen servirà una gara perfetta
Sulle piste dove il motore conta meno, emergono finalmente le ottime qualità di telaio e aerodinamica della SF-26. La vettura ha trovato un buon bilanciamento per non rovinare le gomme posteriori, ma l'assetto resta molto delicato e difficile da gestire
Sulle piste dove il motore conta meno, emergono finalmente le ottime qualità di telaio e aerodinamica della SF-26. La vettura ha trovato un buon bilanciamento per non rovinare le gomme posteriori, ma l'assetto resta molto delicato e difficile da gestire
Paolo Filisetti 10 ottobre - 19:12 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLo si era capito già in Malesia, la Ferrari con la SF-26 a Sepang aveva la chance di lottare per la vittoria in gara, al netto della infelice scelta di montare per il primo stint di gara le gomme soft con la pista ancora bagnata e un conseguente grip bassissimo che ne ha annichilito le performance. Qui a Singapore, la pole position è ancora di Verstappen, ma alle sue spalle al posto di Hamilton qualificatosi in seconda posizione in Malesia, c’è Leclerc, mentre Lewis lo segue in terza posizione. La SF-26, sin dalla FP1, ha mostrato di essere a proprio agio sul tracciato di Marina Bay, reattiva nei cambi di direzione, ma anche con una trazione in uscita di curva, un fattore cruciale su questo tracciato, soprattutto per la corretta gestione degli pneumatici in gara. La SF-26, dopo una serie di gare incolori, o comunque che non avevano messo in risalto alcun progresso derivante dall’introduzione della PU evoluta con l’Aduo 2, qui e in Malesia, due tracciati dalle caratteristiche molto diverse a livello di layout e di asfalto, è sembrata rinata. Da Monza in poi la Ferrari non ha introdotto sviluppi sostanziali sulla vettura ad eccezione di un’evoluzione delle sezioni ai lati del diffusore con una diversa cascata di flap, in Malesia. Non certo una modifica che possa averne stravolto il livello di competitività. In realtà è, invece, corretto sottolineare che le caratteristiche intrinseche di questo progetto, non siano state di fatto mai stravolte da nessuno degli sviluppi introdotti e, fatto altrettanto rilevante, nessuna delle evoluzioni ha mai subito un rigetto, ovvero imposto ai tecnici di Maranello un ripensamento sulla direzione scelta. L’alternanza di prestazioni è dunque motivata da una differente prevalenza di determinate componenti su altre nell’equazione prestazionale della SF-26, da pista a pista. In sostanza, a Monza così come a Baku, ma anche a Madrid, la performance della PU giocava un ruolo predominante sulla complessiva prestazione della vettura. Ciò determinava che ogni altro elemento, seppur positivo, fosse di fatto quasi del tutto irrilevante, quindi non migliorativo, se non in modo molto marginale della performance. Quando la PU, invece, conta meno o comunque non costituisce il vantaggio competitivo principale, emergono in modo molto netto le caratteristiche a livello di telaio, sospensioni, setup ed aerodinamica della SF-26.
stessa caratteristica di sepang
—Il tracciato di Singapore, nonostante sia, come detto, profondamente diverso rispetto a Sepang, condivide con quello una caratteristica molto importante. Su entrambi i circuiti la trazione è cruciale per gestire efficacemente il degrado degli pneumatici posteriori. In sostanza, sono due piste definite in gergo "rear limited", dove le gomme posteriori, a causa degli scivolamenti laterali, subiscono un elevato degrado termico. Disporre di un bilanciamento che riduca questo problema, ma nello stesso tempo non renda la vettura sottosterzante a causa di un avantreno troppo "leggero", ovvero con una pressione aerodinamica troppo concentrata al retrotreno, è il segreto della SF-26. Qualcosa, che in forma diversa ha, peraltro, caratterizzato le prestazioni della Red Bull in Malesia, poi confermate a Marina Bay. La RB22, dopo gli ultimi sviluppi, in particolar quello di Madrid, è riuscita a centrare l’equilibrio perfetto tra il carico distribuito sul corpo vettura e la sua risposta dinamica. In pratica ora è una vettura che Verstappen riesce a cucirsi addosso. Ma è anche la vettura migliore? La risposta non può essere cosi diretta, perché come per la Ferrari, per le attuali monoposto, cambia di pista in pista il peso specifico delle singole componenti che ne determinano la competitività. Nessuna vettura, in questo momento, neppure la Mercedes, può essere definita "all round", cioè versatile, adattabile a ciascun tracciato. Ritornando alla SF-26, analizzando la prestazione in qualifica, è lecito sostenere come i tecnici della Scuderia abbiano deliberato a livello di simulazione prima della singola sessione di prove libere una baseline di setup, in cui il mix tra altezze da terra, risposta dinamica delle sospensioni e configurazione aerodinamica, permetteva, seppur in una finestra di utilizzo piuttosto stretta (tra grip della pista e carico indotto) di avere una monoposto caratterizzata da un comportamento che dava fiducia ai piloti. Come lo stesso Hamilton ha poi sottolineato dopo le qualifiche, uscire da questo binario molto stretto ha comportato per lui in due punti specifici della pista, due ampie correzioni di traiettoria ad altrettante improvvise sbandate (snaps). In ogni caso, su tutto emerge il dato inconfutabile che qui la SF-26 possa davvero puntare alla vittoria, a condizione che questa volta, l’esecuzione in gara non ne comprometta le chance.
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